19.05.2020 – 08.22 – I cinema, tanto i multisala, quanto le proiezioni “di quartiere”, hanno accettato di buon grado la riapertura fissata per il 15 giugno; a differenza di bar e ristoranti, non vi sono state reali proteste. Sorgono però, dopo la comunicazione dell’ultimo Dpcm, i primi problemi per le linee guida decise a Roma: a differenza degli esercizi commerciali, non vi è stata qui alcuna contrattazione tra Regioni e Governo. E conseguentemente le linee guida sono rigide; in special modo criticata è l’impossibilità per le famiglie e le coppie di star vicini durante una proiezione. Se ciò è possibile ai tavoli di ristoranti e bar, non si comprende, perché non lo sia nel caso delle sale cinematografiche. Nuovamente sotto la lente è il ruolo di collante sociale svolto da alcune attività e imprese.
L’Anec, Associazione Nazionale Esercenti Cinema, responsabile della protesta dello scorso 8 maggio, è tornata alla carica: “in queste condizioni le misure per le sale cinematografiche sono irricevibili. Prefigurano un’insostenibilità economica e operativa che può minare il riavvio del settore del cinema. Chiederemo urgentissimamente un confronto per opportune e necessarie revisioni”.
Il presidente dell’Anec, Mario Lorini, ha spiegato di aver “accettato la data per la ripartenza posta al 15 giugno. Tuttavia, alla luce delle più recenti soluzioni individuate per altre categorie, quelle che ci riguardano ci risultano inspiegabilmente penalizzanti e costituiscono anche un problema di immagine oltre che economico per il settore nel suo percorso di ripartenza. Ci sembra sbagliato accettare la sala cinematografica come il ruolo più pericolo tra tutti quelli di carattere sociale e aggregativo. Si rischia di dare un’impressione sbagliata all’opinione pubblica e non lo possiamo accettare. Noi, come settore, siamo sempre stati attentissimi alle misure di sicurezza”.
Tra i punti che non incontrano il buon riscontro degli esercenti, c’è la mancata possibilità di inserire un distanziamento “collettivo” e “di gruppo“, piuttosto che uno individuale.
A questo proposito, il presidente Lorini ha rivelato: “Avevamo avuto ampie garanzie su questo punto, ma invece non ci sono venuti incontro. Si pensa anche di riaprire le frontiere, quindi non capisco il perché della mancanza di quella condizione. Il documento sembra retrodatato e in queste condizioni ci è impossibile ripartire. Bisogna pensare ai costi che tutte le strutture, di tutte le grandezze, hanno da affrontare”.
Il dialogo dell’Anec in tal senso continua, ma con deciso pessimismo: “Siamo molto delusi. Il dialogo non si è fermato, in ogni caso. Speriamo di poter venire a capo di questa situazione il prima possibile”.


