23.05.2020 – 11.20 – Qualcuno, le spese, le deve pur pagare, e mettendo assieme l’assenza di un efficace intervento del Governo a sostegno delle imprese, specie di quelle più piccole, e il labirinto di obblighi di disinfezione, controllo e distanza imposti per la riapertura (e relativi costi e tempo perso fra un Click-Day e l’altro), ecco che dopo i primi segnali di aumento, sensibile, dei prezzi degli alimentari, arrivano gli euro di ‘contributo Covid’ sugli scontrini, dovuto proprio, stando agli esercenti intervistati dai quotidiani, alle spese per la cosiddetta ‘messa in sicurezza’ (che poi, chi attesti scientificamente che essa sia veramente ‘sicurezza’ e che tutte le norme imposte abbiano senso, ancora non è dato di sapere).
Il Codacons ha battezzato “tassa Covid” questo aumento, fra il 25 e il 50 per cento e assolutamente ingiustificato se visto dal lato consumatore, ‘caricato’ dai titolari e dagli esercenti sugli scontrini dei clienti. Se n’erano accorti, a Trieste, anche gli anziani che, chiusi in casa durante la quarantena, utilizzavano i servizi di consegna a domicilio: 5, 7 euro in più a ogni recapito, e con l’aggiunta di merce a volte non ordinata (due cespi d’insalata al posto di uno, mezzo chilo di burro al posto di 250 grammi). Un plauso quindi a chi durante l’emergenza Covid ha continuato a lavorare lo stesso e a essere vicino a quelle categorie sociali alle quali la Protezione Civile e il Comune avevano potuto provvedere solo in parte; qualcuno, però, dell’emergenza ha fatto oggettivamente un business. Sul caffè, lo si è già visto da lunedì, i rincari sono stati in diverse città italiane fino al 100 per cento; per tre caffè e una brioche al tavolo (stando distanziati), a Trieste, pagare 7 e anche 8 euro è diventato quasi normale. Nella piena comprensione delle difficoltà di bar, parrucchiere, estetiste e alimentari, far pagare i costi ai cittadini, che non in tutti i casi stanno meglio (molti sono già senza lavoro, senza cassa integrazione e senza reddito, o con un reddito ridotto al sessanta per cento), sembra però eccessivo e potrebbe risultare illegale; le associazioni di difesa dei consumatori si sono già mobilitate.
[c.s.][foto: Il Sole 24 Ore]


