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lunedì, 15 Agosto 2022

Coronavirus, la pandemia può diventare stagionale?

23.05.2020 – 15.35 – Mentre in Italia la fase 2 della risposta al rischio di Covid-19 procede verso la fase 3, con la riapertura via via di tutte le attività, è giusto verificare e valutare le eventualità dell’evoluzione epidemiologica futura, visto che stiamo imparando giorno per giorno a conoscere questo virus.
Negli ultimi 14 giorni si sta assistendo ad un repentino e preoccupante incremento di infetti in Brasile ed in Sud America in generale. In due settimane il Brasile si è situato al terzo posto tra le nazioni più colpite. Anche in Sud Africa si sta assistendo ad un fenomeno analogo. Perché accade?

Le ragioni diventano più di un sospetto, e questa evoluzione deve essere monitorata con molta attenzione. Può essere determinata da una semplice diffusione casuale sfasata, in ritardo, e questa è l’eventualità più rassicurante, oppure il Covid-19 segue la stagionalità per cui adesso nell’emisfero australe si stanno creando le condizioni ideali per la diffusione del contagio, visto che si avvicina l’inverno? La pandemia potrebbe colpire più duramente nei prossimi mesi nell’America meridionale, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. Ora nell’emisfero australe è autunno e fra un mese sarà inverno, con la ricomparsa certa dell’epidemia influenzale causata dal ceppo A H1N1 (Mixovirus dell’influenza). Un recente studio dell’Università Statale di Milano, analizzando su scala globale le relazioni tra i casi di Covid-19 e condizioni climatiche, suggerirebbe che la diffusione del virus sarebbe influenzata anche dalla temperatura e dalla umidità. Dall’incrocio con i valori medi di temperatura e umidità dei mesi invernali e primaverili dell’epidemia, è emerso che il contagio si diffonde più rapidamente a temperature di circa 5°C e umidità medio-bassa. Viceversa, in climi molto caldi e umidi l’epidemia sembrerebbe aver colpito con forza minore, anche se nessuna area popolata del mondo è immune. Oggi non sappiamo se anche il Coronavirus Sars-CoV-2 avrà un andamento analogo, al di la delle tante ipotesi formulate. Non dovrebbe essere così, ma se fosse aumenterebbero le probabilità di una ripresentazione annuale, periodica, legata all’inverno.

Ma è solo un problema di stagionalità? C’è un rischio non sufficientemente valutato e non è direttamente correlato al clima. Se il Coronavirus, e questo in particolare, presentasse delle analogie con i Mixovirus, ci potrebbero essere dei problemi aggiuntivi, inaspettati ed imprevedibili. I Mixovirus vanno incontro ad un riassortimento annuale in cui uno o più dei segmenti del genoma vengono sostituiti dal corrispondente segmento genomico di virus influenzali aviari o suini. Le popolazioni dei virus ad RNA dell’influenza consistono in un miscuglio di microvarianti, ognuna delle quali può diventare dominante se si verifica una pressione selettiva appropriata. E tutto ciò avviene, da sempre, in Asia sud-orientale (Cina), dove si determina una infezione mista tra uomo, maiali ed anatre più una vasta congerie di altri mammiferi, favorita da una elevata promiscuità domestica uomo animale. Il maiale agisce come un “recipiente di rimescolamento” e il virus risultante è in grado di infettare l’uomo. E questo crea una forte analogia con il salto di specie pipistrello, pangolino, zibetto o addirittura, come riferito da alcuni studi cinesi, serpente, che sarebbe potuto avvenire a Wuhan, nel famigerato mercato, posto che uno spillover tra animali a sangue caldo e freddo sarebbe qualcosa di assolutamente inedito.
La provincia del Guandong è quella più indiziata, ma non esistono areali limitati per cui lo Hubei, dove si trova Wuhan, presenti caratteristiche alimentari, demografiche e sociali simili; quindi di nuovo si ripresenta la suggestiva e preoccupante analogia con la comparsa di questo Coronavirus, essendo la zona geografica di origine sempre la medesima.

Per inciso questa descrizione, basata su dati storici epidemiologici ripetitivi, fondati sulla geografia, sulla demografia e sugli aspetti etnico socio-ambientali, consente di non avere bisogno di ipotizzare improvvide fughe di virus da altrettanto misteriosi laboratori virologici. La Cina da sempre e naturalmente è individuata come l’incubatore principale dove avvengono le ricombinazioni planetarie virali uomo-animale. Sarà importante verificare ed osservare, non potendo giungere a conclusioni solo su basi analogiche-deduttive, come evolverà la pandemia da Covid-19, nell’emisfero sud del pianeta in Brasile ed in Sud Africa in particolare, nell’imminenza dell’inverno. Basta attendere un mese, un mese e mezzo, e sapremo se ce ne libereremo definitivamente, o diverrà stagionale.

Fulvio Zorzut

[foto: mercato cinese di animali]

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