Case di riposo di Trieste: “Urgente lo sblocco dei nuovi accoglimenti”

12.05.20-08.18-Negli scorsi giorni i gestori delle strutture residenziali per anziani di Trieste, rappresentati dalle Associazioni di categoria ANASTE, ASA, e AIOP, hanno raccolto ed organizzato i dati di 65 strutture residenziali per anziani private rendendoli pubblici. Questo è stato fatto -sottolineano le associazioni- in risposta a vari “attacchi” e dichiarazioni arrivate dai media o da istituzioni regionali preposte alla tutela della salute. I dati vogliono dimostrare che non bisogna essere ‘intimoriti’ dalle case di riposo private in quanto sono stati presi tutti gli accorgimenti del caso (come la non condivisione di operatori con altre strutture e la chiusura all’esterno anticipata rispetto alle indicazioni ricevute già dal 25 febbraio circa).

Precisato che le strutture in questione sono tutte in possesso dei requisiti richiesti dalla Regione FVG e, in larga parte, convenzionate con l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, in esse sono stati calcolati complessivamente 1543 posti letto (53% del panorama residenziale triestino). Dalle rilevazioni si evince che:

  • 1187 ospiti presenti, ovvero il 77%, ha effettuato il tampone (il 10% degli esiti non è ancora pervenuto)
  • gli ospiti contagiati da inizio pandemia sono stati 102 (il 24% del totale dei contagi all’interno delle case di riposo a Trieste)
  • gli ospiti guariti sono 56 mentre 22 sono quelli deceduti (il 26% del totale dei decessi avvenuti nelle case di riposo)
  • sono 22 gli operatori che hanno contratto il virus
  • dato che i contagi si sono concentrati in un numero ristretto di residenze, la ripartizione dei contagi mostra che nell’89% delle strutture private il virus non è entrato
  • dei 102 contagi, 90 si concentrano principalmente in tre residenze più colpite: La Primula (40), Hotel Fernetti (39 contagi) e Casa Antonella (11)

Nel comunicato le associazioni sottolineano che in queste tre realtà le autorità sanitarie (ASUGI) hanno scelto (con differente celerità a seconda dei casi) di non isolare altrove i positivi o i sospetti ma di mantenerli in struttura. Successivamente, considerati gli effetti di tale scelta, il 22 aprile ASUGI ha deciso di ricoverare i positivi delle residenze in strutture apposite di isolamento per coloro che sono risultati positivi al Covid19 con il “Piano per residenze e disabili in risposta all’emergenza sanitaria da SARS- COV-2”.

In risposta alle accuse di promiscuità delle residenze, inserite in gran parte in contesti condominiali, che le porta ad essere pertanto a maggior rischio contagio, Anaste e Asa sostengono che “su 13 strutture colpite dal contagio solo due sono promiscue mentre le altre 11 sono ubicate in uno stabile dedicato.” La stessa promiscuità peraltro, sottolineano, ora viene vista di mal occhio, ma è stata da poco certificata con la recente legge regionale di riclassificazione delle strutture “promiscue” e pertanto a maggior rischio contagio sia in entrata che in uscita. “Non è neanche chiaro” continua Gasparini “perchè si continui a parlare di ‘problema delle case di riposo triestine’ in “casa” mentre al di fuori, ASUGI e Riccardi lodano il modo in cui si sta gestendo la situazione nel territorio giuliano”.

Le vere responsabilità, secondo le suddette associazioni, vanno addebitate alle autorità sanitarie: “Dimissioni di pazienti infetti dall’ospedale verso le strutture; lasciare pazienti Covid-19 positivi all’interno delle strutture; lunghissimi tempi di refertazioni dei tamponi; carenza dei dispositivi di protezione individuale, peraltro più volte segnalata all’Asugi; un inspiegabile ritardo del piano specifico per le strutture dedicate agli anziani che ha visto la luce solo il 27 marzo”.

Il problema più urgente, comunque, ora riguarda le disposizioni dell’ASUGI che non permettono nuovi accoglimenti nelle strutture per anziani. Questo anche se, come già fatto notare, l’89% delle strutture risulti senza contagi. Gasparini commenta:”Accoglimenti non sono previsti neanche per coloro che hanno effettuato già due/tre tamponi, risultati tutti negativi ma che per disposizioni ASUGI non possono rientrare nelle residenze e quindi vengono lasciati nelle ‘strutture cuscinetto’. Attualmente stiamo calcolando i posti letti disponibili e presto comunicheremo le disponibilità totali.” Sebbene quindi molte strutture si siano attrezzate per poter effettuare nuovi accoglimenti in sicurezza, rispettando adeguati protocolli anti contagio, il permanere del blocco dei nuovi accoglimenti vanifica ogni sforzo e, se dovesse continuare, le Associazioni di categoria ci tengono a sottolineare che ciò inciderebbe a tal punto sull’equilibrio finanziario da non permettere alle strutture residenziali di continuare l’attività con conseguente danno a famiglie e sistema sanitario.

ANASTE e ASA, infine, desiderano far sapere di aver dimostrato professionalità, attenzione e affidabilità: “Siamo un’importante realtà sociale ed economica inserita da anni nel contesto cittadino e vogliamo continuare ad operare. Con il presente comunicato confermiamo la nostra disponibilità a lavorare per le famiglie e la nostra apertura al confronto costruttivo con ASUGI.

Michela Porta

 

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