Fabrizio Zerbini: il Trieste Marine Terminal e la sfida internazionale dopo l’emergenza

19.05.2020 – 09.00 – Il ruolo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia quale hub logistico strategico per il centro-est Europa può ormai da tempo dirsi delineato sotto molti aspetti, e in particolare, nel corso degli ultimi anni, proprio il settore della logistica è stata un’area d’attività sul cui sviluppo si è investito in modo considerevole. Uno dei cardini di questa filiera è rappresentato dal Trieste Marine Terminal, “una città nella città”, il cui sviluppo ha continuato negli ultimi anni con investimenti per l’ammodernamento delle strutture e dei mezzi. Anche durante il periodo dell’emergenza Coronavirus, Trieste Marine Terminal (o TMT in breve) ha continuato ad operare senza sosta; della situazione attuale e dei possibili scenari futuri parliamo con il suo presidente, Fabrizio Zerbini.

Nel complesso com’è stata affrontata la fase d’emergenza?

“Per quanto riguarda il Trieste Marine Terminal c’è stato ovviamente un totale adempimento ed una piena adesione alle diverse normative imposte dai Dpcm che si sono susseguiti e che abbiamo talvolta perfino implementato con qualche intervento ulteriore. Questo ha consentito e consente tutt’oggi al terminal di aver lavorato, e di continuare a lavorare, in maniera quasi normale. Un risultato raggiunto grazie anche all’impegno, alla volontà e alla dedizione di tutto il personale, al quale va un ringraziamento”.

Qual è la situazione dal punto di vista del traffico delle merci?

“Nei primi tre mesi del 2020, comparati con lo stesso periodo dell’anno scorso, avevamo un due per cento in più di crescita; a conclusione del mese di aprile siamo ad uno 0,5 per cento in più. Quindi, nel complesso, per quanto riguarda i primi quattro mesi di quest’anno siamo praticamente in linea rispetto allo stesso periodo del 2019. C’è da considerare però che il 2019 è stato l’anno record dal punto di vista di volume totale annuale di traffico: quindi stiamo comparando due momenti estremamente interessanti, con traffici in crescita. Considerando la situazione contingente legata al Coronavirus, che ha un impatto fortissimo sui traffici internazionali, il fatto di essere allineati allo stesso periodo dell’anno scorso è molto positivo”.

Crede che questa situazione rimarrà stabile anche nei prossimi mesi?

“Per ora il colpo è stato retto bene. Dico ‘per ora’, perché purtroppo l’effetto dell’emergenza non credo sia ancora finito, anzi penso che aprile sia stato il primo di alcuni mesi che potranno lasciare un segno non particolarmente positivo sulla questione dei traffici. Con aprile c’è quindi stato un primo segnale e la situazione potrebbe continuare seguendo lo stesso andamento anche in maggio e giugno. Quelli che arrivano dall’estremo Oriente, che è la zona di traffico principale per i porti dell’Adriatico, sono comunque segnali altalenanti”.

Che succede su questo fronte?

“Sentiamo e leggiamo che la Cina è quasi tornata alla normalità dal punto di vista dell’attività; si tratta però di una normalità che pare ancora ridotta rispetto a quella che era la situazione precedente, perché non c’è ancora una stabilità di traffici, e assistiamo magari a delle partenze ‘più piene’ rispetto ad altre che invece lo sono di meno. Io spero che, anche cogliendo questi segnali, a luglio ci possa essere una ripartenza effettiva, diversamente magari da quello che accadrà nei porti della sponda ovest dell’Italia, dove attualmente la diminuzione di traffico è molto più rilevante perché, oltre a “condividere” con noi dell’Adriatico – seppure noi in misura minore – i problemi che derivano dalla situazione data dall’emergenza Coronavirus in estremo Oriente, su di loro si accumula anche l’effetto negativo dell’emergenza nelle Americhe: essendo l’emergenza iniziata dopo, probabilmente si risolverà più tardi”.

Relativamente al potenziamento del Molo VII, a che punto è il progetto?

“Dal punto di vista della concessione abbiamo l’impegno a cominciare i lavori entro cinque anni dalla data della firma del primo dicembre del 2015. Questo impegno prevede quindi l’inizio dei lavori entro il 30 novembre del 2020. Noi siamo andati avanti e stiamo proseguendo: abbiamo praticamente ottenuto quasi tutti i permessi e stiamo completando la predisposizione del bando di gara per quanto riguarda l’effettuazione dei lavori del primo step di allungamento di cento metri per quattrocento metri di larghezza del molo. Entro la fine di quest’anno avranno inizio i lavori per la prima fase”.

Trattandosi di una grande opera infrastrutturale, si teme il rischio di infiltrazioni mafiose?

“Nonostante sia un investimento esclusivamente e totalmente di carattere privato, proprio per grande trasparenza di situazioni abbiamo inteso e stiamo seguendo il protocollo come se fosse un bando di gara in ambito pubblico e, sempre per andare avanti proprio in questo indirizzo, alcuni mesi fa ho firmato assieme al Prefetto il cosiddetto ‘Protocollo di legalità’, in modo tale da poter garantire la completa trasparenza, attenzione, controllo e verifica su tutti quelli che saranno gli appalti di gara e i bandi assegnati. Vogliamo che tutto avvenga nella più totale regolarità e assoluta e completa trasparenza”.

Considerando anche la crisi che si sta vivendo, qual è oggi il rapporto con i lavoratori portuali?

“Noi l’anno scorso come Trieste Marine Terminal abbiamo gestito il 72 per cento del totale degli avviamenti fatti dall’agenzia del lavoro portuale, quindi il TMT largamente è il primo fruitore dei servizi dell’agenzia portuale di Trieste. È chiaro che, se diminuisce il traffico, e siamo grossomodo stabili come abbiamo detto, noi abbiamo il dovere prima di tutto, ma anche il diritto, di avviare prima il personale di TMT e, una volta avviato quello, di utilizzare il personale dell’agenzia del lavoro portuale, che comunque continuiamo a impiegare. L’auspicio è quello di poterne usufruire di più non appena ci sarà una ripresa del traffico, che ci auguriamo ci possa essere quanto prima”.

Il 2020 doveva essere l’anno delle navi bianche, sebbene il settore crocieristico, a causa dell’emergenza Coronavirus, sia attualmente anch’esso in crisi. Crede che in vista di una futura ripresa il Molo VII si potrebbe prestare anche a questo ruolo?

“Questa è una questione che ogni tanto torna in ballo ed è legata al fatto che, in situazioni di emergenza, come nel caso di Venezia, o ad esempio in occasione del periodo della Barcolana, ci è stato chiesto dall’Autorità di Sistema Portuale la disponibilità ad ospitare navi da crociera, ma si tratta chiaramente di situazioni spot. Il bene più prezioso di qualunque terminal, oltre alle proprie risorse umane e all’equipe, sono infatti gli spazi, di cui noi abbiamo avuto più volte necessità e che quindi non possono essere tolti per destinarli ad altri utilizzi. Io credo che la Stazione Marittima sia assolutamente la casa giusta per quanto riguarda le crociere; in più si sta parlando di un progetto per una nuova stazione marittima in Porto Vecchio, che francamente vedrei molto bene in un contesto di risistemazione di quest’ultimo. Contribuirebbe a una sua ulteriore valorizzazione”.

Nel primo trimestre è stato registrato un aumento del settore RO-RO (traffico via nave traghetto), con un più 4 per cento. Continuerà?

Fabrizio Zerbini presidente del Trieste Marine Terminal

“Il periodo d’emergenza data dal Coronavirus ha visto un aumento dell’utilizzo della parte nave perché con tutti i confini chiusi muoversi via strada era estremamente più lungo, più difficile e più costoso, causa l’allungamento dei tempi. Credo però che quando si ripartirà ci sarà un’opportunità di recuperare parte di quello che si è perso, magari non tutto, ma penso ci sarà una buona ripresa. Inoltre, tutti sono stati fermi in questa situazione e, trovandoci comunque in un contesto di globalizzazione, il Coronavirus ha ampiamente dimostrato che siamo tutti legati l’uno all’altro: non può essere che uno solo sopravvive e gli altri scompaiono”.

Su cosa bisogna puntare, ora, affinché si renda possibile non solo una piena ripresa, ma anche un ulteriore sviluppo del porto di Trieste?

“Ne potrei dire tante di cose che servono a livello nazionale e locale, però vorrei concentrarmi su una, che secondo me è la più importante di tutte ed è quella sulla quale si sta discutendo da tempo. Mi riferisco al discorso del porto franco internazionale: Trieste non è una zona doganale europea, come è scritto oggi a livello di comunità europea. L’allegato ottavo è molto chiaro, il Porto franco internazionale di Trieste è l’unico porto franco a livello europeo. Che cosa manca perché possa essere applicato integralmente, con i benefici che ne derivano, lo status per il porto franco internazionale? Che lo Stato italiano scriva alla comunità europea a Bruxelles, dicendo che il Porto di Trieste non è una zona franca doganale ma è porto franco internazionale”.

Quindi potrebbe essere questa la chiave di volta?

Sicuramente. Stabilito questo, Trieste può godere di tutti quelli che sono i vantaggi del nostro porto franco internazionale, compreso il fatto, estremamente importante per la lavorazione delle merci, di essere extra doganale. Questo è quello che manca e che secondo me deve essere portato a risultato il più presto possibile. Tutte le categorie portuali si stanno adoperando in questo senso e anche gran parte delle istituzioni e della politica sono d’accordo. Questo, a mio modo di vedere, è il vero punto che potrebbe rappresentare un’ulteriore grande svolta per lo sviluppo del Porto di Trieste e quello che intorno ad esso si muove”.

Quale futuro si prospetta secondo lei per il Porto di Trieste ed il Trieste Marine Terminal?

“Il Porto di Trieste stava vivendo e, seppure in modo più limitato, vive tutt’ora, un momento molto positivo sul quale indubbiamente hanno contribuito molto i vertici dell’Autorità di Sistema Portuale, Zeno D’Agostino e Mario Sommariva, e altrettanto gli operatori del porto di Trieste: tutti assieme si sta lavorando con un indirizzo unico perché esso possa crescere nel modo migliore, soprattutto dal punto di vista dei traffici e della ricaduta economica e occupazionale sul territorio. Io sono convinto che si ripartirà; spero nel minor tempo possibile, credo qualche mese, con una crescita che forse non sarà impetuosa come lo è stata precedentemente ma che comunque ci sarà”.

[n.p.]

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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