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martedì, 29 Novembre 2022

Il 5G e le Fake News. Fra ipotesi di rischio e complotti, proviamo a spiegare cos’è

12.04.2020 – 15.43 – C’è chi dice e scrive che, in Svezia, se hai più di 80 anni e prendi il Coronavirus ti lasciano morire. Non è vero: è una delle consuete iperboli con cui, in mancanza d’altro, si ‘arricchiscono’ le pagine. Gli svedesi che leggono le traduzioni dei post Facebook dall’Italia si indignano: “Il mio italiano è un po’ arrugginito, ma quello che scrivete, semplicemente, non è vero”, rispondono. “Vorrei tanto che si smettesse di dire falsità. Vi ripeto: non è vero”. Dopo l’Inghilterra, è l’Olanda a sperimentare gli attentati e gli incendi ai tralicci di telefonia. Prima era ‘no-TAV’, poi è diventato ‘no-VAX’, e adesso ‘no-5G’; come in passato per gli altri ‘no’, c’è anche il gruppo Facebook, ‘STOP 5G’ (più di un gruppo, a dire il vero).

Rieccoci quindi a parlare di 5G per aiutare a fare in modo, se si può, che il prossimo palo d’antenna abbattuto non sia vicino a casa nostra e proprio nel momento in cui ne abbiamo più bisogno. Il 5G non è di per sé qualcosa di terribilmente innovativo: è solo un passo avanti in un percorso che è iniziato in Italia già trent’anni fa, quello della comunicazione cellulare. È un modo diverso di far funzionare qualcosa che si conosce già da molto tempo. Uno degli errori fondamentali e dei preconcetti sui quali tutte le Fake News si basano è quello di pensare che il 5G sia una nuova banda di trasmissione per la telefonia cellulare: ‘un nuovo tipo di onde’. È fondamentalmente sbagliato. Il nome ‘5G’ (di questo si tratta: di una definizione) è stato posto come etichetta dall’organizzazione 3GPP, composta da numerose compagnie telefoniche impegnate nello sviluppo di hardware e software. Questa organizzazione, come suggerisce il nome, esiste da quando è stato sviluppato lo standard 3G, nel 1998; ha aiutato poi nella realizzazione delle specifiche per il 4G, conosciuto ora come LTE (Long Term Evolution: ‘evoluzione di lungo termine’), che a sua volta è uno standard di comunicazioni senza filo a banda larga per dispositivi mobili basato su GSM e UMTS – nomi che ricordiamo dal passato – e che ha aumentato la capacità e la velocità di trasmissione utilizzando un’interfaccia radio diversa assieme (e questo è fondamentale) a miglioramenti radicali interni nell’efficienza delle reti di trasmissione dati. Miglioramenti interni: non nuove ‘onde’, ‘potenze’, ‘corpuscoli’, ma nuovi protocolli, nuovi modi di comprimere i dati stessi secondo algoritmi e strategie diverse, nuovi apparati interni alle centrali.

Sui Social Media, sui forum online, e anche su una parte della stampa, gli attivisti anti 5G (a proposito: il primo gruppo Facebook ‘STOP 5G’ è stato probabilmente quello di John Kuhles, un’olandese ricercatore della verità sugli UFO, che ha dato il ‘la’ a molti sostenitori fino ad arrivare alla teoria dell’elite dominante cinese che vuole usare le nuove onde radio per conquistarci) attribuiscono una larga parte dei mali del mondo a questo nuovo modo di trasmettere dati, fra i quali il cancro, l’autismo, la sterilità, l’Alzheimer (purtroppo Alzheimer e Parkinson sono invece forse legati all’inquinamento da idrocarburi e plastiche, ma se ne parla poco) e non da ultimo alla morte inspiegabile di sciami d’uccelli (cosa che però si è già verificata nella storia ben prima dell’avvento della telefonia cellulare).

C’è molta confusione sul 5G e su quello che fa e non fa. Proviamo a parlare di cose reali. Il 5G può funzionare praticamente con tutte le frequenze fra 600 Megahertz (la frequenza usata ad esempio da alcune cuffiette senza fili e di alcune antenne della tivù digitale terrestre) a 40 Gigahertz (la ‘banda Kappa Nato’, usata nelle comunicazioni verso i satelliti); all’interno di questa gamma, molto larga, di frequenze con le quali la tecnologia 5G può funzionare ci sono anche quelle sulle quali i nostri telefonini funzionano già. Alcune società, come T-Mobile, la grande società di comunicazioni tedesca, stanno già utilizzando il 5G senza aver attivato nuove frequenze; ironicamente, la maggior parte delle installazioni 5G utilizzerà principalmente queste frequenze già in uso, senza necessità di nuove antenne se non per aumento di copertura, rendendo già infondate molte delle paure. La tecnologia 5G utilizzerà globalmente, in questi casi le frequenze della rete 4G, in maniera più efficiente e sicura. Questo non significa che le società non utilizzeranno le bande di frequenza superiori, denominate ‘mmWave’ e caratterizzate da onde di lunghezza ancora minore.

Proprio sulle ‘mmWave’ si è concentrata l’attenzione degli allarmisti: sono le frequenze fra i 28Ghz e i 39Ghz (le bande future includono il 24Ghz, 27Ghz e il 70Ghz). Spargere il terrore fra chi ha poca o nessuna conoscenza della tecnologia di per sé stessa è stato facile: prima si era parlato dell’aumento dei casi di cancro (correlazione mai stabilita in modo inequivocabile in laboratorio), ora siamo arrivati anche a collegare la diffusione del Coronavirus con l’espansione della rete di trasmissione dati di nuova generazione – cosa che, come già detto in altre occasioni, non è neppure fantascienza ma entra nel reame della letteratura fantastica. Le onde di lunghezza molto piccola come quelle dei segnali mmWave non arrivano per niente lontano a meno che non si usi una grande potenza ed ecco che in questo sta il controsenso rispetto alle foto distribuite sui social network e sui gruppi di protesta: la stragrande maggioranza delle antenne che si vedono in quelle foto sono di bassa potenza e la somma di tutte le antenne fotografate in un tipico grappolo da complottista non eccedono mai, tutte assieme, la potenza di 2 Watt e mezzo: un decimo della potenza della vostra lampada da tavolo. Le antenne più piccole che vedete nella foto di un’antenna ‘a grappolo’ (nome che farà inorridire i tecnici veri) sono, ciascuna, di potenza attorno ai 10 o 12 Milliwatt: praticamente nulla.

Test di penetrazione delle onde radio nel corpo umano, in effetti, sono stati fatti: in uno di essi, una sorgente di frequenza a 95 Gigahertz ha esposto soggetti volontari a una potenza di 100 Kilowatt per circa 13 mila volte, sia in maniera statica – con il soggetto fermo – che in ambiente di lavoro. La ricerca ha dimostrato che la possibilità di danno da energia diretta, che si manifesta di solito con una scottatura, è dello 0,1 per cento. Lo studio è stato verificato indipendentemente da altri laboratori e dallo Human Effects Advisory Panel, un’organizzazione costituita da personale statunitense non governativo esperto del settore e costituito da membri selezionati da accademie, istituzioni mediche e legali. Non solo: l’eventuale scottatura subita dallo 0,1 per cento delle persone esposte ai 100 Kilowatt di trasmissione con frequenza di 95 Gigahertz (più del doppio di quella massima ipotizzabile per l’uso odierno del 5G, e a una potenza decine di migliaia di volte superiore) non è risultata né grave né più profonda di mezzo millimetro. In effetti, comparando i test eseguiti, i rischi per la salute portati dal 5G, se mai ce ne fossero, sarebbero addirittura inferiori a quelli del 4G già in uso da tempo.

E allora, come funziona, il 5G? Come le altre reti cellulari, quelle 5G utilizzano un sistema di celle che dividono il territorio coperto in settori, e mandano dati codificati attraverso le onde radio. Ciascuna delle celle deve essere collegata a una dorsale, e può esserlo sia attraverso un cavo, che attraverso a sua volta una seconda connessione radio. La rete 5G usa un tipo di codifica dei dati nuovo e migliorato, ma simile a quello del 4G precedente: la differenza sta nella progettazione dei componenti e della rete, che abbassa di molto la latenza di trasmissione dei dati stessi rendendo la comunicazione fra cella e cella, e fra cella e infrastruttura alle spalle, molto più flessibile ed efficiente. Con le stesse frequenze del 4G, il 5G può essere più veloce del 30 per cento: in più, se con la tecnologia 4G i canali possono essere aggregati fino a 140 Megaherz, con il 5G possono arrivare, finora, a 800 Megahertz: un’autostrada al posto della strada statale che il 4G era prima, che era già molto rispetto al vialetto di casa del 3G e allo sterrato dei vecchi GSM. Inoltre, le celle 5G sono in grado di efficientare il funzionamento della rete in maniera intelligente, gestendo contemporaneamente molte più connessioni contemporanee ed essendo in grado di autoconfigurarsi per rispondere meglio al variare delle esigenze: banalizzando e per dirla in modo comprensibile, se su una cella saremo in 3 a parlare e sull’altra ce ne sono 300 che hanno bisogno di più prestazioni, il 5G sarà in grado di autoregolarsi e mettere a disposizione risorse maggiori a chi ne ha più bisogno, anche su base geografica, e questo già da subito: la società Qualcomm parla di una capacità quattro volte superiore. Se saremo all’interno di un condominio, il 5G potrà fornire connettività a tutta la nostra rete personale di dispositivi che funzionano nello stesso momento anche se ci spostiamo dal garage al tetto usando l’ascensore. L’obiettivo dell’implementazione di nuove antenne e nuove frequenze è arrivare a 20 Gigabit per secondo di capacità di trasmissione con una latenza, o ritardo fra domanda e risposta per intenderci, sotto al millisecondo: a quel punto, molte cose interessanti inizieranno ad accadere, e l’Internet delle Cose sarà una realtà.

Ma se il 5G non è pericoloso, perché la lettera degli scienziati? Ne abbiamo già parlato: la lettera di certo numero di scienziati esorta a continuare gli studi, cosa su cui non si può essere che d’accordo; non collega il 5G, ad esempio, a un aumento del rischio di cancro. Nel Regno Unito ad esempio il numero di utenti di telefonia mobile è aumentato del 500 per cento fra il 1990 e il 2016, ma il numero di diagnosi di tumore è aumentato solo del 34 per cento, crescita che è stata attribuita dalla comunità medica e scientifica a un migliore sistema di monitoraggio e di ascolto. Andando indietro nel tempo, l’origine del virus ‘anti-5G’ si trova nel grafico ormai noto del dottor Curry che, negli Stati Uniti, aveva proposto una correlazione fra le onde radio e i tessuti umani; il problema è che il dottor Curry aveva interpretato male i risultati considerandoli relativi a cellule in profondità nel corpo umano, commettendo un grave errore e non considerando l’effetto protettivo della pelle, che blocca frequenze ben più alte di quelle del 5G: stiamo parlando della radiazione della luce solare.

Per ultima, nel mirino dei complottisti, c’è la trasmissione laser. Anche in questo caso, grande allarme e indignazione sono seguite alla prova di collegamento fra due sedi TIM fatta in maniera sperimentale, a 2 chilometri di distanza l’una dall’altra, attraverso un raggio laser con un’onda portante millimetrica: l’obiettivo del test, sostituire in futuro parte della dorsale in fibra proprio del 5G, perché l’orografia italiana è complessa e far arrivare la copertura della rete cablata dappertutto non è facile. Anche in questo caso occorre aver ben presente che non stiamo parlando del raggio di disintegrazione della Morte Nera: l’utilizzo del laser nella trasmissione di informazioni è qualcosa che esiste già dagli anni Sessanta, esattamente da quanto la NASA ebbe l’idea di sperimentarlo per le comunicazioni fra aeroplani: il laser ha oggi decine e decine di applicazioni (dalla medicina, agli interventi chirurgici impossibili fino a vent’anni fa, ai sistemi di sicurezza e naturalmente a quelle legate alla difesa). L’utilizzo del laser nella trasmissione dei dati a larga banda non è quindi una novità; nel 2013, sempre la NASA fu in grado di eseguire una comunicazione laser pulsata fra la Terra e un satellite attorno alla Luna (a quasi 385mila chilometri di distanza) a 622 Megabits al secondo: il satellite non si disintegrò. Molti parlano del 5G; pochi hanno provato veramente a spiegarlo. Ci abbiamo provato.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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