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sabato, 25 Giugno 2022

Fase due, Fedriga a La7: “Non chi può riaprire, ma come riaprire”

29.04.2020 – 13.10 –Non chi può riaprire, ma come poter riaprire” in sicurezza garantendo la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Questo, in sintesi, il modus operandi tramite il quale dovrebbe avviarsi la cosiddetta “Fase 2” secondo il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, intervenuto ieri nel programma televisivo Tagadà in onda su La7, evidenziando la necessità di un ripensamento dei termini e delle modalità di riapertura delle attività da parte del Governo.
“Se continuiamo a ragionare sui codici Ateco o sulle tipologie produttive ho paura che non raggiungiamo l’obiettivo: dal 4 maggio apriranno realtà manifatturiere, anche con mille, duemila dipendenti, e abbiamo negozi in cui entrano magari due persone che invece rimangono chiusi”. Ha affermato Fedriga, ribadendo come “la prospettiva a cui guardare” debba essere non tanto “chi può riaprire” quanto “come bisogna riaprire” e quindi “quali siano le misure con le quali si può garantire la sicurezza dei cittadini e dei lavoratori.”

Una soluzione, ha spiegato ancora, che permetterebbe inoltre di porre “tutti sullo stesso piano”, senza il rischio di andare a creare una discriminazione sulla base della tipologia produttiva.
“Devo dirlo con estrema chiarezza” ha aggiunto “la tensione sociale è enorme e l’alternativa è che si rischia che la gente esca senza regole. Penso sia fondamentale fidarsi dei cittadini e delle imprese” ha sottolineato, ribadendo quindi la necessità di misure definite e precise.

Infine, in merito alla possibilità di una riapertura differenziata per regioni sulla base dell’andamento – positivo o negativo – dell’emergenza sanitaria nei singoli territori, il governatore ha spiegato come, innanzitutto, al fine di poter avere una reale misura del fenomeno vada tenuto conto non solo il dato del contagio, ma soprattutto quello delle terapie intensive e delle ospedalizzazioni: “se guardiamo solo i casi positivi” ha evidenziato “rischiamo di penalizzare i territori che fanno più tamponi e maggiore ricerca“.

“Penso che ci siano differenziazioni anche all’interno delle regioni stesse, che non sono solo dettate dal termine di contagio”, ha inoltre precisato “pensiamo ad esempio alla differenza che ci può essere tra una grande metropoli o un paese, è chiaro che sono situazioni estremamente diverse, che richiedono risposte differenziate che possano soddisfare le esigenze di quel singolo territorio. Io credo che i governatori debbano avere la possibilità di fare scelte puntuali” ha aggiunto. “Serve una base univoca e delle linee guida date a livello nazionale e poi un’applicazione sui singoli territori, in direzione di chiusura o di apertura.”

“Il 18 maggio e il 1° giugno” ha concluso infine Fedriga “molte categorie non aspetteranno il prossimo Dpcm per sapere se riprendere o meno l’attività, perché non avranno più la forza di riaprire. Bisogna essere in grado di coniugare l’esigenza sanitaria a quella economica“.

 

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Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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