29.04.2020 – Le parole del Presidente Giuseppe Conte, durante la Videoconferenza di presentazione della fatidica Fase 2, che inizierà ufficialmente il 4 maggio, sono state una doccia fredda per molti italiani.
Questa seconda fase di emergenza rappresentava la possibilità di avvertire, anche se solo in minima parte, un sentore di vita “normale”, un ritorno a quei mesi in cui parlarsi, vedersi e camminare per la città erano “beni” certi e accessibili facilmente.
Un periodo relativamente vicino che, dopo 50 giorni di quarantena, ci appare come un ricordo lontano, ignari di quando sarà possibile rivivere quei momenti.
Abbiamo parlato di questo argomento con il Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Stefano Mazzolini, per tracciare le linee di quello che potrebbe accadere in un futuro decisamente prossimo.
“Innanzitutto, una strategia che potrebbe essere realmente efficace sarebbe quella di osservare e apprendere quello che stanno facendo i nostri amici oltre confine – esordisce Mazzolini – sull’argomento, va assolutamente ricordato una cosa che gli italiani spesso non sanno, ovvero che in tutto il resto d’Europa l’industria e l’artigianato non hanno mai chiuso.
Si pensa che tutti siano sulla stessa barca, ma non è proprio così”.
Anche per Stefano Mazzolini l’idea principale, ed essenziale, è proprio una reale riapertura “ovviamente nel rispetto di tutte le misure di sicurezza. Bisognerebbe ispirarsi a ciò che l’Austria sta facendo, ovvero porre il 15 maggio come data definitiva per la riapertura di tutti i ristoranti”.
Una scelta che il Vice Presidente del Consiglio Regionale auspica anche per l’Italia, rispettando certamente tutte le distanze di sicurezza necessarie, riflettendo però anche sulle criticità che potrebbero nascere da questo distanziamento, poichè “non si può pensare di mantenere distanze enormi tra le persone che vengono a mangiare tutte insieme ad un tavolo, significherebbe a quel punto creare una situazione in cui alle attività converrebbe proprio non aprire”.
Ovviamente, oltre alla ristorazione, “Anche gli alberghi vanno riaperti, perchè ora gli italiani non ce la fanno più, hanno bisogno di lavorare – dichiara Mazzolini – questo sarebbe il primo importante segnale per far ripartire il turismo”.
Un secondo punto importante per il Vice Presidente del Consiglio Regionale è incentrato sugli eventi: “Bisogna assolutamente continuare a sostenerli, perché possono essere fatti in sicurezza per continuare a far progredire e crescere il turismo nella nostra montagna.
Le manifestazioni vanno fatte, quelle in cui ovviamente è possibile attuare tutte le misure di sicurezza, per far vedere che la montagna esiste ed è viva”.
Un punto di forza dei poli montani, che potrebbe far ripartire la stagione estiva, nel caso di auspicata riapertura, sono proprio i grandi spazi, gli infiniti ettari che rendono magico e unico lo scenario di montagna, che in questa situazione emergenziale potrebbero rappresentare una vera e propria riscossa per queste zone.
“I comuni montani dovranno ovviamente adoperarsi di tavolini, panche, o comunque zone in cui le persone possano fermarsi all’aperto – sottolinea Mazzolini – oltre a dare la possibilità ai ristoranti di poter organizzarsi all’esterno, con spazi più ampi, per far mangiare le persone”.
Per introdurre invece il tema “aiuti dalla Regione”, e di ciò che essa può fare per migliorare il più possibile questa situazione critica, è necessario soffermarsi su un tema abbastanza complesso: “Il dramma è che purtroppo come regione non possiamo fare una norma “migliore” del Governo, ma possiamo per ora prendere solamente scelte riduttive e restrittive. Quindi, quello che io mi auguro, è che il governo dia delle direttive e poi lasci autonomia alle Regioni.
Ogni Regione ha le sue peculiarità e le sue esigenze, quindi è necessario che esse abbiano l’indipendenza per fare norme migliorative che calzino perfettamente con i bisogni del proprio territorio”.
Parlando invece dei poli turistici montani del Friuli Venezia Giulia, numerosi e molto variegati, spesso si incappa nell’antagonismo che spesso si crea, o viene prodotto a livello mediatico, tra queste diverse realtà sparse sul Territorio.
“Ci sarà sempre un po’ di competizione tra le varie zone turistiche, che permette spesso un migliore lavoro e una migliore resa.
Però è anche il momento che nasca una forma di Consorzio unico della montagna, che valorizzi al meglio, e in modo omogeneo, tutti i poli montani del Friuli Venezia Giulia.
Il tempo di avere tantissimi consorzi diversi è finito, è ora di lavorare nella direzione di un ente unico.
Dobbiamo spingere sulla promozione e oggi, più che mai, l’unione fa la forza”.
Infine un tema dibattuto e acceso negli ultimi giorni, ovvero la possibile riapertura dei Confini.
“Le opinioni che arrivano da oltre frontiera sono chiare – ribadisce Stefano Mazzolini – come si può pensare di aprire i confini con il Friuli Venezia Giulia se come Italia siamo ancora chiusi ermeticamente senza la possibilità di svolgere quasi tutte le attività?.
Dagli altri Paesi non viene compreso quali intenzioni abbia il nostro Governo e dunque ad oggi iniziano a lavorare e collaborare con gli Stati che hanno le idee chiare”.


