07.03.2020 – 16.07 – Le piccole e medie imprese italiane attive nei servizi hanno ridotto i loro affari a quasi un quinto di prima (a un quinto, non di un quinto); in Francia, il fatturato si è per ora dimezzato, e in Germania è sceso di circa il 30 per cento. Sono dati di Capital Economics, società di consulenza economica basata a Londra. L’intera Eurozona potrebbe vedere una contrazione del proprio prodotto interno lordo del 4 per cento nel primo trimestre di quest’anno, e del 10 per cento nel secondo, sprofondandola in una recessione profonda e senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. L’economia europea è quasi al collasso; quella italiana sta ancora peggio, non ce ne siamo ancora accorti perché il nostro sistema di Welfare, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, permette di continuare ancora un po’ per inerzia con la cassa integrazione (diverso è per le partite IVA e le piccole imprese), ma, visti i limitati interventi di sostegno economico messi in atto, ce ne accorgeremo presto, quando all’uscita da casa non troveremo più un posto di lavoro dove andare.
Fa bene dirlo in maniera così brutale, e scrivere ‘contro, mentre gli altri fanno diversamente? Forse si, crediamo nella trasparenza, scriviamo anche di opinioni ma cerchiamo di parlare di fatti. In questi giorni, in cui, ripetutamente, non si è visto nessun calo della pronosticata curva dei contagi dopo il picco (a riprova del fatto che quando non ci sono dati di partenza, si possono fare solo ipotesi, e le ipotesi restano tali e valide quanto altre), mentre il Coronavirus continua a diffondersi (lentamente, più piano, ma a diffondersi), ci tocca imparare a nostre spese che non c’è solo il virus fra le cose che si diffondono nell’ambiente. “Non servono le regole, servono le randellate”; lo si legge fra i commenti a un articolo sul quotidiano nazionale più popolare, ed è solo un esempio preso a caso fra centinaia di commenti di questo tono. Assieme al virus si diffondono, e con un fattore ‘R’ molto più alto di quello del Covid-19, stanchezza, risentimento, depressione, paura. Se chi ha in mano il governo del paese (o i suoi consulenti ed esperti) tira la corda da una parte – più forte, sempre più forte: controlli, divieti di passeggiata, raccomandazioni del prefetto, pattuglie e sanzioni da versare sul conto della Regione Friuli Venezia Giulia, multe al runner solitario che correva assolutamente isolato da tutti a Villa Borghese, a Roma – automaticamente c’è qualcosa che tira altrettanto forte dall’altra parte. E non è, questo qualcosa, il noto e stigmatizzato ‘trasgressore delle regole’, l’ ‘untore’ (non si capisce perché una persona che passeggia da sola possa essere un ‘untore’; chiameremo in soccorso Borromeo e Manzoni per chiederci una spiegazione, o forse potremo rileggerlo ancora); è l’inconscio in ciascuno di noi. Ogni frase messa in grassetto su una bacheca Facebook, ogni parola detta in un video col tono di rimprovero, ogni titolo sbagliato di un articolo sono piccole cose che si attaccano come un virus, ma al nostro cervello, si fissano nella nostra immaginazione e ci tolgono poco a poco voglia di fare, sonno, sopportazione, equilibrio. In chi è più debole finiscono per alimentare l’ansia, e si traducono in qualcosa di molto fisico: mal di pancia, dolori alla testa, disorientamento, alterazione, e non sono per niente esagerazioni. Chi è più forte resiste di più, ma la corda continua a tendersi. E, a un certo punto, torna dentro di noi quella domanda che è stata parte della nostra vita di bambini: “perché”? La risposta che arriva alla nostra domanda, in questi giorni (sempre che ci sia risposta; l’abitudine agli annunci unilaterali fatti su Facebook ha tolto la possibilità di fare domande e ricevere risposte), è anch’essa qualcosa che da bambini ci è stato detto molte volte: “Non uscire di casa, c’è l’Uomo Nero. Entra anche dalle finestre socchiuse”. Non arriva per fortuna solo questo, dalla medicina e dagli esperti, e non è a loro e a loro lavoro che vogliamo mancare di rispetto, ma alcune risposte di certi consulenti sentite in televisione fanno tornare alla mente il tardo medioevo e le teorie dei miasmi: quell’aria cattiva che c’è fuori e che viene anche dal respiro, che diffonde la malattia se non metti una sciarpa attorno alla bocca quando vai al supermercato.
C’è un’idea che è diventata virale, e si tratta di quella della distanza sociale imposta; o della ‘quarantena’, chiamiamola come vogliamo. La raccomandazione da un punto di vista sanitario è logica e sacrosanta: e da un medico ci aspettiamo che tenga in considerazione tutti i possibili fattori e ci elenchi tutte le possibili misure che si possono mettere in atto per fronteggiare una malattia di cui ancora si sa troppo poco e per la quale i sistemi sanitari di tutto il mondo non erano preparati. E’ il suo lavoro; se facesse altrimenti, commetterebbe un grave errore. La stessa letteratura medica, però (“Storia della medicina”, testo con è solo uno fra i tanti testi) raccomanda nella conclusione a chi sceglie di intraprendere questa strada non facile di fare attenzione a non diventare solo un tecnico molto specializzato, riducendo quella componente fondamentale della professione che è non dimenticare il lato umano. Le idee virali possono essere anche buone. Ma siccome si è viralizzata, l’idea ha un problema: può screditarsi se non è sostenuta da prove, fino a culminare nella ribellione. L’auto isolamento è una misura reale. Pian piano però diventa una narrazione nella quale immaginiamo barriere fatte di maschere, barriere, guanti, un metro di distanza o quello che vogliamo. Queste idee ci vengono presentate, ripetute e ripetute diventando una rappresentazione epica della lotta al coronavirus: la nostra casa è una fortezza, chiudiamoci dentro e difendiamoci da tutto e chiunque voglia entrare. O uscire.
Questa è però una grande debolezza. La strategia dell’autoisolamento imposta dai governi non richiede la trasformazione in una narrazione, ma sta accadendo. La motivazione dell’auto isolamento è quella di rallentare la trasmissione del Covid-19 in maniera da consentire di gestirlo con il sistema sanitario a disposizione, non è una strategia che porta alla sua sconfitta: la vittoria, nel paradigma della guerra, potrà arrivare solo con un vaccino e con farmaci per la sua cura, e non prima di un anno, più probabilmente due. Il governo sa molto bene che non possiamo isolarci l’uno dall’altro e che soprattutto non possiamo isolarci completamente dal virus, come stanno dimostrando le infezioni di ritorno (meno gravi, ma comunque presenti) in Cina; il governo sa anche che a un certo punto gli ambienti domestici diverranno essi stessi potenziali focolai del virus: almeno per comperare le cose di cui abbiamo reale prima necessità dovremo uscire, nessuno Stato (né l’Italia, né gli stati esteri) sarà in grado di costruire e attivare un’organizzazione di dimensioni così imponenti come quella cinese, che sia capace di provvedere a tutte le nostre necessità recapitandoci le cose a casa. “Le persone non si ammalano tutte nello stesso momento”, dice il virologo Andrea Crisanti sul Corriere della Sera. “Se non si sta attenti, le nostre case possono trasformarsi in tanti piccoli focolai di contagio. Diciamo che in questo momento sono più protetti i single”. Crisanti evoca anche il futuro isolamento, anche di intere famiglie, in ‘strutture specializzate’; rifiuta di definirli ‘lazzeretti’, però questo è. Le nostre case non sono fortezze; un lazzaretto, anche se in un albergo 4 stelle, potrebbe esserlo di più, a casa nostra non siamo in grado di isolarci completamente, non è una fortezza, la vita richiede di toccare le cose che altri hanno toccato e non possiamo lavare la verdura che altri hanno toccato con il detersivo o evitare di utilizzare le maniglie negli autobus. Si sa che lavarsi spessissimo le mani riduce moltissimo la possibilità di contagio, ma non l’annulla; e usare guanti, se non sono veramente monouso e se non vengono tolti con attenzione, non risolverebbe quasi niente.
Il governo sa anche che non è possibile compilare una lista di ‘cose di prima necesssità’ che sia comprensiva di tutto: si è visto quando sono state bloccate le vendite dei quaderni nei supermercati, si vede con le persone che non possono fare attività fisica anche se sarebbe opportuna per le loro condizioni generali di salute. La politica ha trasferito però alla Protezione Civile e alle forze dell’ordine un compito che è impossibile da gestire: quello di strutturare e trasformare in realtà principi e situazioni diverse da regione in regione, di comune in comune – mettendo la propria faccia davanti alla popolazione e provando a trasformare in qualcosa di reale principi e raccomandazioni generiche.
E arriviamo alla conclusione. Cresce giorno dopo giorno un rischio: quello che gli esecutori chiamati a far rispettare queste regole generiche, in difficoltà in mezzo al proliferare di sceriffi autonomi e sorveglianti da Social Network, non riescano più a far fronte alla realtà: i nemici più grandi delle ordinanze ‘incontingibili e urgenti’ saranno il sole di primavera, e la necessità di far entrare nelle casse dell’azienda un po’ di denaro e molto lavoro. La cittadinanza non è composta da una maggior parte di stupidi e non è un gregge: la luce fuori dalla finestra ci farà desiderare di respirare qualcosa di diverso dall’aria di quattro mura, e non c’è nulla di strano, o di sbagliato, nella voglia di poter fare all’amore di nuovo magari in riva al mare. Se fosse così, non saremmo più noi stessi, e neppure l’Inquisizione spagnola fermò tutti gli eretici. Se le regole non verranno spiegate e comunicate in un modo diverso, se non saranno accompagnate da una strategia e da una pianificazione che abbia un senso, noi che siamo umani inizieranno – specialmente se il grafico continuerà a esser piatto – che queste regole che ci vengono imposte non abbiano un senso. Il risentimento, allora, si rivolgerà non contro i runner sorpresi a Villa Borghese, ma contro i governatori delle regioni, e la strategia attuale del ‘fare il meglio possibile’ (perché altro non c’è) puntando all’ottimo (fermare la diffusione della malattia, traguardo che oggi appare irraggiungibile, senza distruggere l’economia completamente) diventerà nemico del buono. E verso i droni, inizieranno a volare le pietre. Per questo pensiamo che la politica dovrebbe iniziare a essere onesta al di là della sola quarantena e della ripetizione ossessiva del: ‘dovete stare a casa’: dovrebbe dire che, sì, il Coronavirus resterà, e per tutto l’anno, e che ci sarà anche l’anno prossimo. Cercando una narrazione diversa da quella di oggi, lasciando perdere le mascherine, e cominciando finalmente a proporre un piano.
[r.s.]


