Due incendi a Chernobyl, preoccupazione per i livelli alti di radioattività

06.04.2020 – 15.29 – Sono scoppiati sabato scorso, 4 aprile 2020, due incendi in una delle zone più contaminate da radiazioni nel mondo, la cosiddetta ‘zona di alienazione’ dell’ex centrale di Chernobyl, in Ucraina. Domenica mattina, Yegor Firsov, capo del servizio di ispezione ecologica, ha comunicato che gli incendi si sono estesi per cento ettari e ha pubblicato sui Social Network un video preoccupante che fa vedere livelli di radioattività di ben sedici volte superiori alla norma in conseguenza agli incendi. Ha poi aggiunto che nella capitale Kiev, a circa cento chilometri a sud, i livelli rientravano nella norma e non erano a una soglia d’allarme. Esperti del Centro scientifico e tecnico statale per la sicurezza nucleare e delle radiazioni, a quanto riferisce la stampa dell’Ucraina, hanno condotto un monitoraggio accurato delle radiazioni, rassicurando sulla situazione: nell’area non sono stati rilevati radionuclidi artificiali.

Gli incendi sono probabilmente di origine dolosa, come quelli di due anni fa; per spegnerli sono stati impiegati 90 vigili del fuoco, un elicottero e due aerei antincendio. Le autorità sostengono di aver messo al sicuro le comunità che vivono nei dintorni e hanno detto che non c’è nessun pericolo. Il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl era esploso il 26 aprile 1986, causando il più grave incidente nucleare della storia e una diffusione di isotopi e materiali radioattivi che aveva coinvolto, in varia misura, gran parte dell’Europa. Secondo un successivo rapporto dell’Onu, nel corso dei molti anni trascorsi la radioattività avrebbe causato presumibilmente la morte di quattromila persone, la maggior parte delle quali in Ucraina e Russia, e di addirittura 16mila in Europa, una cifra contestata dalla Russia; il numero delle vittime dirette dell’esplosione è incerto e oscilla fra le 30 e le 50 a seconda dei rapporti esaminati. Successivamente, 50mila persone furono evacuate dall’area più colpita dagli effetti indiretti dell’esplosione; l’area stessa, che copre più di 2.000 chilometri quadrati, è rimasta abbandonata. Altri tre reattori nello stabilimento hanno continuato a funzionare dopo la tragedia fino al loro graduale spegnimento; l’ultimo è stato spento nel dicembre del 2000, segnando la fine di tutte le attività industriali di quella parte dell’Ucraina. Gran parte della zona abbandonata è stata poi rioccupata dalla foresta e da molti animali selvatici, come cervi, lupi e orsi bruni.

[m.p.]