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mercoledì, 7 Dicembre 2022

De Gregori: “Tutelare i musicisti ai tempi del Coronavirus”

14.04.2020-08.30- Quando si parla di cultura, purtroppo, spesso essa viene messa in secondo piano in modo ingiustificato rispetto ad altri ambiti. La parola stessa deriva infatti dal verbo latino colere, ovvero “coltivare“, ad indicare l’insieme di conoscenze fondamentali che una persona necessita per poter proseguire nel suo cammino. Molte delle menti più sensibili ed intelligenti fanno parte proprio di quel mondo che, tra l’altro ci sta aiutando proprio in questi momenti difficili. Come potremmo restare in quarantena, infatti, senza libri, musica, quadri o fotografie da ammirare? La situazione degli artisti, però, al momento si può definire molto critica, per non dire disperata. Il cantautore Francesco De Gregori, in un’intervista effettuata all’Ansa, commenta a riguardo: “L’industria dello spettacolo sarà una delle ultime a riprendere le attività, per molti si prospettano mesi di sofferenza economica, a questo occorrerà mettere rimedio”. La crisi avrà impatto anche sui tecnici dello spettacolo. “Posso solo sperare che gli innumerevoli lavoratori dell’indotto, che costituiscono la manovalanza necessaria a mettere in piedi un concerto e di cui il pubblico spesso ignora l’esistenza, possano essere protetti dalla cassa integrazione o da altri meccanismi di tutela“. Le categorie meno sindacalizzate, infatti, sono le meno protette.

I musicisti più famosi hanno iniziato a fare concerti in streaming, adottando una specie di smart working per avvicinarsi alla gente. Ma la differenza si nota: oltre alla base economica, il calore, l’energia del pubblico ed il suono di un vero concerto, mancano a tanti. Purtroppo in Italia il lavoro dei musicisti non è riconosciuto come professione e di questo ne risente anche la cittadinanza che, in un loop infinito, ‘snobba’ gli artisti considerandoli ‘nullafacenti’ o ‘approfittatori’. Non è così: dietro ad un concerto che diverte la gente in realtà ci sono sempre ore e ore di lavoro e di preparazione, oltre alla necessità di trovare contatti e creare sempre pezzi di qualità.

Anche De Gregori conferma la visione che l’Italia ha dei musicisti: “Mi capita di andare a una festa e sentirmi dire “dai, perché non ci canti una canzoncina?”. Nessuno nella stessa situazione chiederebbe a un dentista di levargli un dente. Nei Paesi di cultura anglosassone, invece, sei trattato da professionista“.

L’emergenza Covid-19 ha messo in ginocchio l’intero settore dello spettacolo e non si sa quando potrà ripartire il tutto. I musicisti stanno conducendo una battaglia per il recepimento della direttiva Ue sul copyright – e il riconoscimento di un compenso per le opere condivise online dalle piattaforme – che dovrebbe entrare in vigore in tutti i Paesi Ue entro marzo 2021. 

Su queste istanze, è nata anche la petizione lanciata da Peter Lindvall, famoso batterista svedese che ha suonato con gli Abba, per chiedere alla Commissione Europea di istituire un Fondo di Solidarietà per far fronte ai danni economici causati dall’emergenza Coronavirus. Attualmente conta 13.000 firme da artisti provenienti da tutta Europa.

Gli autori non possono difendersi come farebbero i metalmeccanici, non possono scioperare. La loro difesa è affidata unicamente alle normative ed al loro rispetto. La direttiva Ue va in questo senso”, spiega De Gregori. “Sarebbe bene che l’Italia la recepisse, ma non ho molte speranze: non ho visto ancora nel Parlamento una presa di coscienza del problema né una chiara volontà di risolverlo. Il diritto d’autore non ha una lobby al suo servizio. Mentre i suoi avversari sembrano assai agguerriti”. Per De Gregori il “diritto d’autore” è il simbolo della democrazia dell’arte e per questo va difeso, in quanto l’autore viene remunerato direttamente dal suo pubblico, rendendolo libero di esprimersi senza condizionamenti, promuovendo così sia la sua responsabilità intellettuale che la sua autonomia creativa.

Michela Porta

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