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sabato, 10 Dicembre 2022

Covid-19: un po’ di necessaria chiarezza

16.04.2020 – 07.00 – Riguardo alla corrente emergenza sanitaria perdura la confusione sui media – e di riflesso nell’opinione pubblica – in merito a categorie quali contagiati, contagiosi, cosiddetti “portatori sani” e immuni.
Altrettanta confusione si sta facendo riguardo alla differenza tra tamponi e prove sierologiche.
Non solo sui social quindi, ma sorprendentemente persino da parte di rappresentanti dei Comitati Tecnici Sanitari si parla a riguardo in modo confuso, con riferimenti alla medicina e alla microbiologia non sempre scientificamente corretti.
Credo, in questa fase di progressiva risoluzione dell’emergenza, sia interesse di tutti fare un po’ di necessaria chiarezza, al di là della pletora di informazioni discordanti che riceviamo e degli studi non sempre verificabili che appaiono in Rete.

Cercheremo di farla perciò, limitandoci a illustrare quanto fa parte, ad oggi, del bagaglio della scienza medica comunemente accreditata, così come viene insegnata negli atenei e praticata nei nosocomi.
Non troverete dunque qui sotto alcuna rivelazione, ma solo comuni nozioni quali possono essere confermate dal vostro medico curante o da qualsiasi enciclopedia medica o manuale disponibile.
E’ inevitabile purtroppo un certo grado di tecnicismo; ma in un momento in cui troppi, sui social come in TV, si improvvisano virologi, epidemiologi e medici crediamo che una base di chiarimento corretta per chi desidera informarsi ed ha la pazienza di farlo sia di giovamento.

  • Sopravvivenza del Virus

Di norma un virus filtrabile vive solo all’interno delle cellule dell’ospite.
La sopravvivenza in ambiente esterno (extracellulare) è sempre molto limitata, specie in condizioni di tempo secco, ventilato, tiepido e con intenso soleggiamento (UVA/UVB).
Sono stati citati studi di una possibile sopravvivenza del virus in ambiente esterno oltre le 48 ore, limitatamente su di alcune superfici, ad es. plastica.
Va rimarcato però che il dato di sopravvivenza di 72 ore si riferisce a condizioni ambientali particolari: difficile credere che all’esterno e in presenza di irraggiamento solare ciò sia possibile. Va altresì rimarcato che tali studi recentissimi, pur interessanti, non hanno per ora validazione scientifica universalmente riconosciuta.

  • Il contagio

Si intendono per contagiati coloro che venuti a contatto con quantità rilevante del virus o per carica virale o per durata dell’esposizione, sviluppano la riproduzione del virus stesso all’interno delle proprie cellule.
Si intendono contagiosi coloro che hanno una quantità tale di virus nel proprio corpo da sviluppare una viremia, cioè una presenza rilevabile di virus nel loro sangue.
Per quel che se ne sa, Portatori sani permanenti (mesi? Anni? Non viene spiegato) di un virus intracellulare non se ne conoscono: non pare possibile una “felice” convivenza tra agente infettante (virus) e organismo infettato (paziente) in una sorta di equilibrio instabile permanente.
L’infezione virale evolve necessariamente o verso la guarigione (nel caso che le difese immunitarie abbiano il sopravvento) o verso il decesso nel caso sia il virus ad avere il sopravvento.
Portatore sano non è sinonimo di infetto asintomatico e non si capisce per quale motivo la divulgazione adoperi questo termine, altamente improprio, del resto già adoperato, altrettanto impropriamente, ai tempi dell’emergenza AIDS.
Mi spiego. Un sieropositivo all’AIDS non è un portatore sano: è un malato (al momento) asintomatico.
Uno che è appena uscito da un’influenza è invece guarito.
Ha anticorpi (IgG) di reazione al virus nel suo sangue ma è immunizzato, non contagioso. Un individuo che ha contratto l’influenza e non ne ha ancora i sintomi è invece un infetto asintomatico (vedi sotto).
Infetto asintomatico o paucisintomatico (=con sintomi leggeri) è chi – pur avendo contratto e sviluppato l’infezione – non ha ancora una carica virale sufficiente a produrne i sintomi, ma che può essere ugualmente contagioso.
Oppure chi, pur già producendo difese.

anticorpali sufficienti a prevalere sull’infezione in modo da ridurne o eliminarne i sintomi, non è ancora riusciuto ad eradicarla e potrebbe quindi risultare ancora contagioso.

  • La contagiosità

Può essere già presente in un periodo in cui la quantità di virus (viremia) non è ancora tale da produrre sintomi rilevanti della malattia.
Questa prima “finestra” di contagio può durare alcuni giorni, certamente non settimane, meno ancora mesi o anni. La contagiosità è ovviamente massima nel periodo sintomatico della malattia.
Ci può essere una seconda “finestra” di contagiosità nel periodo finale della malattia, quando le difese organiche stanno prevalendo sul virus, i sintomi sono quindi attenuati ma la carica virale può essere ancora pericolosa, anche se decrescente.

  • I Test

I test tampone servono a evidenziare la presenza del virus attivo e contagioso nelle mucose delle alte vie respiratorie del paziente.
Potranno essere positivi quindi anche nella prima finestra, quando l’individuo pur cominciando a sviluppare le prime difese anticorpali (IgM) non ha ancora sviluppato i sintomi, che però si positivizzeranno entro pochi giorni.
I test tampone saranno ovviamente positivi durante tutta la fase clinica della malattia e potranno esserlo ancora nella seconda “finestra” di cui sopra (produzione non completa di IgG).
I test sierologici NON ricercano l’antigene (cioè il virus infettante) ma l’anticorpo difensivo prodotto dall’organismo. Nel caso evidenziassero ancora IgM si tratterà quindi di infezione recentissima e in fase evolutiva e contagiosa. Nel caso evidenziassero immoglobuline IgG rivelerebbero invece un contagio avvenuto molto prima, superato a seconda della quantità di IgG.
Un buon tasso anticorpale IgG sarebbe indice perciò di guarigione e di avvenuta immunizzazione.
La produzione completa di immunoglobuline G avviene in un tempo di circa due settimane: trascorso questo, ha vinto l’organismo, il virus ha perso. Non c’è più quindi nessuna possibilità di contagiosità.
Onestamente, non sappiamo ancora trattandosi di virus nuovo, in quale misura e per quanto tempo si protragga l’immunità cosi conseguita.
Quel che è certo che la semplice presenza di anticorpi nel sangue, come detto sui media, non equivale assolutamente a contagiosità se non si specifica di quali anticorpi si parla (IgM o IgG).

Ricapitolando: il portatore sano, così come viene descritto dai media, non esiste nella scienza medica.
Non esiste cioè qualcuno che ha contratto il virus e rimane contagioso a lungo senza sviluppare alcun sintomo o dopo la guarigione. I test sierologici possono cosi essere utili per individuare due categorie di persone: quelle già immunizzate (e perciò non contagiose) e quelle asintomatiche o con pochi sintomi di recente contagio. Proporre lunghe quarantene per chi è già guarito e immune è quindi piuttosto incomprensibile.

Stando le cose in questo modo, ed essendo lodevolmente riusciti ad abbassare ed allargare la campana di Gauss della curva epidemiologica in modo da salvaguardare il nostro Sistema Sanitario da un “picco” disastroso, non si riesce a capire bene quale beneficio si voglia ottenere ora da ulteriori e indefiniti prolungamenti dell’isolamento sociale.
Se l’obiettivo è quello, come pur “autorevolmente” asserito, di “eradicarlo” completamente si tratta di un target illusorio: il Covid-19 continuerà con ogni probabilità a serpreggiare nella specie umana così come altri gli patogeni apparsi nel passato.
Non solo: la variazione di antigeni di superficie, che ci dicono già piuttosto evidente, gli consentirà verosimilmente di ripresentarsi sotto mutate spoglie. Se e quando un vaccino efficiente verrà trovato, vi sarà presumibilmente la necessità di adattarne la formulazione seguendo l’evoluzione dell antigene virale, come peraltro già accade da anni per il virus influenzale.

E’ altamente improbabile che un vaccino sia prodotto e reso disponibile in tempi brevi, tempi a cui si devono aggiungere quelli tecnici di una campagna di vaccinazione di massa.
Attendere pertanto questa venuta salvifica di un vaccino definitivo e nel contempo pregiudicare gravemente la salute psicofisica, sociale ed economica del Paese e del mondo non sembra aver nessuna giustificazione razionale nell’ambito delle conoscenze attuali.
A mio parere, per garantire una rapida ed efficace uscita dall’emergenza andrebbero poste in essere risorse e azioni immediate e incisive ancora maggiori per mettere in sicurezza il Sistema Sanitario; questo dovrebbe avere la priorità rispetto a misure tampone di semplice sostegno all’economia.

Queste sono spesso una tantum, basate largamente su prestiti o dilazioni di pagamento delle imposte e rischiano di trasformarsi in una pericolosa emorragia per uno Stato già in severa difficoltà con i conti pubblici. Semplicemente prendendo tempo e mantenendo calma la popolazione con il rischio concreto che in mancanza di una rapida ripresa dei rapporti sociali ed economici il collasso totale di alcuni o molti settori vanifichino ogni sforzo.
Lo Stato rischia di trovarsi di qui a qualche mese – l’uscita dall’emergenza finale viene prevista addirittura per fine marzo 2021, stando alle voci – del tutto privo di risorse e in fin dei conti nella stessa identica situazione di maggio 2020, se come probabile un vaccino non comparirà in tempi brevi.

Difficile infatti immaginare la produzione di immunità di gregge che consentirebbe un’uscita dell’impasse stando chiusi e isolati, situazione che oltretutto abbassa le difese immunitarie e apre la porta a tutta una serie di altre patologie fisiche e psichiche, come già si vanno evidenziando.
Passata dunque la fase acuta dell‘emergenza (tra qualche settimana) l’unica via di uscita ragionevole sembrerebbe quella di un progressivo, ma deciso e rapido ritorno alla normalità pur mantenendo la guardia alta e giovandosi di personale e delle strutture finalmente approntate e di quelle da approntare nel frattempo. Così facendo si consentirebbe alla popolazione di sviluppare in modo controllato un’immunità di gregge, peraltro forse già parzialmente presente se fossero vere le ipotesi che vorrebbero il virus già da tempo circolante.

In conclusione, alla luce di quanto viene diffuso quotidianamente dai media e di quanto si sa sugli orientamenti dell’azione di Governo, esprimeremmo due auspici: che l’informazione sia più corretta e specifica, in grado di far capire bene la popolazione con che cosa si ha a che fare e ciò di cui si parla; che tale azione di Governo abbia come assoluta priorità l’uscita il più rapida possibile dall’emergenza usando i fondi disponibili nel modo più intelligente a medio lungo termine. Attendere salvifiche soluzioni dall’esterno e nel frattempo usare misure di pacificazione sociale per protrarre nei mesi la situazione, può rivelarsi in prospettiva un errore fatale, pari se non maggiore a quello fatto per decenni con i tagli alla Sanità, di cui ora si rendono evidenti tutte le drammatiche conseguenze.

Articolo del Dott. Alberto Campos 

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