28.04.2020 – 10.09 – “Inversione di rotta, subito, o la nave, già a pelo d’acqua, andrà irrimediabilmente a fondo, con tutte le implicazioni economiche, occupazionali e di ordine sociale che ne deriverebbero”. Non ha dubbi Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste, nel duro monito che lancia attraverso i media al governo del premier Giuseppe Conte di fronte a una quarantena e a una situazione di blocco del paese allentato nelle intenzioni ma non certo nei fatti, e che rischia di spegnere le speranze di migliaia di imprenditori di commercio, ristorazione e turismo del territorio locale, inclusi i numerosi segmenti produttivi ad essi correlati.
“Il blocco forzato al commercio“, attacca Paoletti, “è tanto più incomprensibile sia considerate la maggiore libertà di circolazione che sta incrementando il flusso di gente in città, sia le ultime dinamiche del settore, con i punti vendita che certo non erano presi d’assalto dalla clientela anche prima dell’inizio dell’epidemia. Pertanto non si capisce quali possono essere i rischi individuati dal Governo nel riavvio degli esercizi commerciali, specie quelli di piccole dimensioni, che sono già pronti a riaccogliere la clientela nel pieno rispetto delle misure vigenti per la sicurezza individuale”. Paoletti non dimentica nella sua analisi la ristorazione, “per la quale non è certo pensabile che delivery e take away possano garantire tenuta delle imprese ed occupazione, visti poi i livelli di tassazione e costi del lavoro, sui quali mi pare invece non ci si soffermi concretamente. Inoltre, se si consente l’asporto, con relativo ingresso del cliente nell’esercizio, non comprendo come si possa ritenere maggiormente pericolosa una somministrazione diretta, anche in virtù del fatto delle varie misure di distanziamento che dovranno adottare gestori e avventori. Ritengo pertanto doveroso, urgente e improcrastinabile”, conclude Paoletti, “un deciso cambio di rotta del Governo sulle date di aperture delle imprese di commercio e ristorazione, settori che nella sola Trieste vedono in parte ferme o del tutto chiuse più di 3.000 aziende e che, assieme ai comparti ricettivo, dei servizi e della logistica, rappresentano l’asse portante della nostra città per produttività ed occupazione. È tempo perciò ora, non fra settimane e neppure giorni, di scelte e azioni concrete ed adeguate, fatte peraltro anche di misure fruibili e tempi certi e non di parole, promesse o impegni generici. Altrimenti, la ripartenza, quella effettiva, sia chiaro a tutti, sarà a ranghi ridotti“.
[c.s.]


