25 aprile, 75 anni fa fu Liberazione. Ma di quale Italia?

25.04.2020 – 10.57 – “Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Fu il messaggio diffuso da Radio Milano Libera, un ordine di insurrezione generale rivolto a tutte le zone ancora sotto il tallone nazifascista. A diffonderlo era il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) Alta Italia, attraverso la voce di Sandro Pertini, futuro presidente di una Repubblica che nacque anche quel giorno. Sono passati 75 anni da quel messaggio di mobilitazione, preludio all’abbattimento della dittatura nazista (quella fascista di fatto non c’era già più, e anche Mussolini, che verrà giustiziato tre giorni dopo, aveva le ore contate), eppure il 25 aprile continua a essere punto di frattura tra le diverse memorie familiari del Paese.

Coloro che quel giorno combatterono, soffrirono o morirono sia su un fronte che sull’altro, non ci sono più, oppure sono oggi nonni o bisnonni e il loro ricordo continua a vivere nelle generazioni di discendenti, ognuna con la propria verità. È la conseguenza della tremenda guerra civile di quei mesi. Non tutti furono fascisti prima dell’8 settembre 1943, non tutti furono partigiani dopo, e anche la Resistenza fu al suo interno problematicamente eterogenea. Di sicuro però l’adesione popolare alla causa liberatrice fu ampia. La data stessa del 25 aprile non designa una vittoria definitiva sulle forze occupanti: Trieste era ancora sotto le forze tedesche, con il CLN locale che preparava l’insurrezione del 30. Il fronte del Comitato di Liberazione era stato indebolito, nell’autunno del 1944, dalla defezione dei gruppi comunisti, dopo che questi avevano chiesto e non ottenuto il riconoscimento delle pretese titine sul capoluogo giuliano.

Le frange “rosse” della galassia partigiana furono le stesse che si unirono alla lotta del Fronte di Liberazione (OF) sloveno, sostenuto dalle brigate partigiane di Tito, rappresentando la miccia che fece saltare l’equilibrio, già precario, tra le Resistenze italiane e slovene. Tanto i partigiani italiani quanto quelli di Tito, infatti, avevano come obiettivo Trieste. Da un lato però il CNL sperava in un arrivo in breve tempo a Trieste degli Alleati, così da stabilire un dominio alleato in città e anticipare l’iniziativa jugoslava. Dall’altro, le forze titine puntavano a occupare e prendere il controllo della città per poi reclamarne, una volta eliminato lo spettro nazista, il diritto al possesso in quanto primi liberatori. Il Fronte di Liberazione sloveno aveva dalla sua anche un avamposto cittadino: il Comando Città di Trieste (KMT) dei partigiani sloveni, Comando costituito sempre nel ’44 e posto alle dipendenze dello Stato Maggiore del XI Korpus. Una gara a ruba bandiera simile a quella disputatasi nelle stesse settimane, tra esercito americano e Armata Rossa, per Berlino.

L’insurrezione del 30 aprile, voluta dal CNL di Trieste, ci fu e anticipò l’arrivo sia del contingente alleato sia dell’OF. La partecipazione fu però massiccia da parte di “Unità Operaia”, organizzazione di massa italiana con presa particolare nei cantieri e vicina a Tito, che superò numericamente di gran lunga quella dei disomogenei gruppi partigiani italiani. L’offensiva risultò efficace: i tedeschi si ritirarono fin dal primo giorno in alcuni capisaldi (porto, stazione e castello di San Giusto) e si arresero definitivamente il 2 maggio ai neozelandesi del generale Fryberg. La VI armata jugoslava, però, era già entrata a Trieste il giorno prima, precedendo gli Alleati, e l’incontro con i rappresentanti degli insorti, avvenuto nei pressi dei Portici di Chiozza, fu di una freddezza che andava al di là delle formalità marziali. Nei giorni successivi confluì in città un gran numero di reparti jugoslavi che ne presero di fatto il controllo. Le forze del CNL, dichiaratamente propense al controllo alleato, si ritirarono, e iniziarono subito la clandestinità che terminerà dopo l’accordo di Belgrado del 9 giugno (divenuto operativo il 12), che riconobbe il dominio anglo-americano su Trieste. A quel punto, però, erano passati 42 giorni dalla resa tedesca, nei quali gli abissi detti “foibe” dell’altopiano carsico si trasformarono da voce dei dizionari di geologia a capitolo, terrificante, della storia nazionale. La liberazione d’Italia dall’occupazione nazifascista, simboleggiata dalla festa del 25 aprile, ci fu anche a Trieste, ma rappresentò il prologo dell’insediamento all’ombra di San Giusto da parte di un’altra asperrima dittatura.

[d.g.]