Un problema metodologico. Oggi la risposta al virus non è nella medicina

24.03.2020 – 19.20 – Come sempre quando sorge un problema, ci si rivolge agli esperti di quel settore, in attesa che ci diano risposte. È nella natura dell’uomo cercare risposte. Così vediamo torme di giornalisti intenti a intervistare ricercatori e docenti di virologia ed epidemiologia per sapere che cosa succederà e come comportarsi. Questi esperti, in queste settimane, si sono divisi in due categorie ben distinte: quelli forse più seri, che hanno dato risposte banalissime, sostanzialmente quello che ci possono aver detto le nostre madri (lavarsi le mani con frequenza, tenere le distanze, non uscire di casa), e quelli forse più in cerca di visibilità e gloria, che si sono lanciati in previsioni – a volte disastrosamente fallaci, com’è accaduto “alla signora del Sacco” che un mese fa aveva predetto che l’emergenza sarebbe finita in una settimana, a volte catastrofiche. Ci si è lanciati in tutte le ipotesi che si possono ipotizzare e immaginare.

Perché la comunità scientifica o tace e si limita a dire ovvietà come “lavarsi le mani”, oppure si lancia in previsioni l’una in contrasto con l’altra? Perché la medicina non è una scienza deduttiva come la matematica, dove se sommi uno con uno sai perfettamente quale sarà il risultato finale, ma è una disciplina empirica e induttiva. Cioè basata sull’esperienza. I medici più preparati sono quelli che hanno studiato di più, quindi quelli che hanno più esperienza sulle malattie; ma sulle malattie che si sono già presentate; non su quelle nuove. Riguardo a una malattia nuova come il Coronavirus Covid-19 non sanno nulla, non sanno quando è trasmissibile, quanto è trasmissibile, non sanno come curarla, non sanno se crea anticorpi, non sanno se col caldo sparirà come l’influenza oppure no. Non sanno nulla di nulla, per adesso, e quindi tanto meno sanno come si comporterà il virus in futuro. In questo momento si possono solo ipotizzare scenari più o meno plausibili. Col tempo, i ricercatori avranno ricercato, gli analisti avranno analizzato, e gli studiosi avranno studiato e allora sapranno darci risposte. Adesso no.

Adesso si trovano nella situazione di un professore di storia cui i giornalisti chiedano previsioni sul futuro. Egli sa cos’è successo in passato, può usare degli schemi per ipotizzare il futuro, ma le sue previsioni non hanno più valore scientifico di quelle dell’utente medio di Facebook. Quindi non cercate avidamente risposte da chi non può averle: seguite le regole del buon senso e abbiate pazienza. Prima o poi, le risposte ci saranno.

Gianni Candotto

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