27.03.2020 – 21.11 – Quando si parla di Coronavirus, si da’ per scontato che sia la decisione italiana delle misure restrittive senza, per ora, previsione di termine (c’è chi fa di più: il premier ungherese Victor Orban ha sospeso tutte le attività delle istituzioni democratiche della sua nazione, e imposto il coprifuoco), sia la strategia iniziale dell’immunità di gregge di Boris Johnson (raggiunto purtroppo egli stesso dal virus assieme alla sua popolazione) per il Regno Unito saranno presto messe alla prova: la percentuale di popolazione britannica raggiunta dal Covid-19 è, in proiezione, già molto alta (si parla, non ufficialmente, di oltre il 50 per cento), e i grafici dei contagi italiani mostrano previsioni ampiamente sorpassate senza il calo sperato (e per quanto riguarda l’Italia, si parla di una sottostima nel calcolo dei contagi di un fattore 10).
C’è una nazione che ha deciso, come risposta al Coronavirus, di non fare marcia indietro sull’immunità di gregge, come invece ha fatto il Regno Unito: è la Svezia, che pur non utilizzando esplicitamente il termine si è avviata in quello che alcuni esperti hanno definito un ‘gigantesco esperimento’. In Svezia, nazione di 10 milioni di abitanti dove i contagi sono ora circa 2000, spesso patria di approcci non ortodossi a problemi di grandi dimensioni come quello dell’energia e dell’ambiente, o dell’accoglienza, le limitazioni al movimento rimangono molto poche – sono state proibite solo le manifestazioni con più di 500 persone – e la libertà delle persone quasi totale. Le scuole sono aperte a eccezione delle università, una larga parte di persone continua a lavorare, i treni e gli autobus viaggiano pieni come al solito. Alla luce dei casi di severità molto limitata nei giovani, il ministero della Salute svedese ha difeso sia le scuole aperte che l’approccio del governo, rimarcando che la nazione “non può prendere misure draconiane, che hanno un impatto limitato sulla diffusione del virus ma distruggono la società”, pur non nascondendo che il numero di morti annuali del paese potrebbe salire, nel 2020, di molto proprio a causa dell’epidemia. L’approccio svedese è ancora quello di cercare di rallentare il virus senza arrivare al blocco delle attività, contando sul rispetto delle raccomandazioni sanitarie da parte della cittadinanza; una via di affrontare il rischio che non è condivisa dai suoi vicini Norvegia e Finlandia, che hanno chiuso le loro frontiere e imposto restrizioni severe. Il governo svedese di centrosinistra ritiene che le misure messe in campo da altre nazioni possano finire per fare danni persino più grandi, nel medio periodo, di quelli del virus; le azioni restrittive, comunque, potrebbero ancora arrivare, come ha annunciato il primo ministro Stefan Lofven. L’unica certezza che c’è, per ora, è che fra una sessantina di giorni il quadro della situazione inizierà a mostrare quale fra le strategie avrà avuto minori ripercussioni.
[r.s.][foto: Bloomberg]


