02.03.2020 – 21.37 – Il denaro contabile sta venendo pian piano sostituito da pagamenti tracciabili. L’intenzione manifestata dal governo è quella di dare incentivi non solo a chi si doterà di POS e terminali similari per pagamenti con moneta elettronica, ma anche a coloro che, come clienti, effettuano pagamenti elettronici. È una tendenza consolidata già da qualche anno, ed è parte e in modo più ampio collegata alla, per certi aspetti controversa, questione della privacy. Già dal 1 luglio del 2018 i datori di lavoro non possono più erogare gli stipendi direttamente al lavoratore pagandolo in contanti o assegno e dal 1 gennaio 2020, per avere diritto alle detrazioni IRPEF al 19 per cento, è obbligatorio che il pagamento di alcune spese avvenga con mezzi tracciabili (e documentabili, come previsto dai commi 679 e 680, legge 160/2019). Ciò vuol dire che per visite, esami del sangue, ricoveri o interventi effettuati presso strutture private, e per il pagamento delle spese veterinarie, chi paga in contanti non può avere agevolazioni fiscali nella dichiarazione dei redditi: né per sé, né per i familiari a carico. Al momento attuale questo obbligo non è ancora esteso alle visite mediche presso strutture pubbliche e alle spese per farmaci o dispositivi medici.
Più precisamente, le nuove norme sulla tracciabilità riguardano:
- i mutui;
- le spese sanitarie e veterinarie;
- i servizi di interpretariato;
- le spese funebri;
- le spese universitarie
- le varie spese per i figli (come asilo, o iscrizioni a corsi e palestre);
- l’assistenza di badanti;
- le erogazioni liberali (come quelle ad associazioni);
- il trasporto pubblico.
Nel nord Europa, già in Svezia e Danimarca le banche non offrono più il denaro contante e la Danimarca ha intenzione di cessarne completamente l’uso entro il 2030. Le transazioni in banconote per un importo oltre i 2500 euro sono già state vietate in Spagna e Francia, mentre in Italia lo sono quelle oltre i 3000 euro. Da poco sono state eliminate dalla produzione le monetine composte dai centesimi di euro, sebbene potranno continuare a circolare senza una effettiva data di scadenza. Fuori dall’Europa, curiosità, è il Kenya la nazione che più di ogni altra utilizza i pagamenti attraverso carte di credito e bancomat: questo a causa del principale operatore telefonico, Safaricom, che ha introdotto nel 2007 sul mercato la carta di credito per coloro che non avevano un conto bancario. Sebbene sia un paese in via di sviluppo, quindi, molti degli abitanti non hanno mai avuto la concezione del contante, ma direttamente di un deposito virtuale che corrisponde ad un dato valore. Si tratta, senz’altro, di un cambiamento prossimo venturo, al quale dobbiamo prepararci e abituarci, e che ci toccherà tutti: niente più denaro sonante nelle nostre tasche. Cambiamento positivo, o no?
Se da un lato gli strumenti di pagamento tracciabili possono essere positivi contro la lotta all’evasione fiscale, semplificando anche il monitoraggio, dall’altra voci critiche sottolineano come non sia nient’altro che un modo di aprire le porte ad una futura ’egemonia’ della banca, che potrà incassare commissioni ad ogni transazione. Il ritrovarsi piano piano, quasi senza averne consapevolezza, senza nulla di ‘concreto’ , o per meglio dire di solido, potrebbe portare a una limitazione di libertà dei cittadini. Chi teme questo cambiamento, ha paura delle possibili conseguenze negative della digitalizzazione estrema, come il classico, banale ‘errore di sistema’, a causa del quale un intoppo in un software potrebbe lasciarci ‘a mani vuote’ da un momento all’altro, azzerando o portando confusione sui nostri conti correnti rendendoli non disponibili. Secondariamente, oltre agli ‘intoppi’ virtuali ed errori del sistema, potrebbero svilupparsi e aumentare sempre di più in numero nuove figure criminali di hacker e cracker dediti allo studio e allo sfruttamento delle falle informatiche, pazienti e capaci di proseguire il loro lavoro, in silenzio, per anni. Nel 2015, la BBC ha denunciato un furto senza precedenti iniziato tre anni prima, nel 2013, per compiere il quale gli hacker avevano creato conti fittizi sui quali trasferire il denaro dopo aver studiato il sistema bancario per mesi e mesi. In quel caso, erano stati attaccati gli istituti finanziari di una trentina di paesi.
Per quanto riguarda il fisco, difficile anche arrivare alla resa dei conti con i grandi evasori, più attrezzati di altri a destreggiarsi all’interno del nuovo mondo ‘cashless’, anche se una volta in mano alla banca il capitale è in effetti soggetto a un controllo più diretto: tracciando e monitorando ancora più da vicino ogni movimento, nuove normative possono far pensare a un futuro obbligo per il contribuente di lasciar prelevare direttamente al Fisco quanto è dovuto. E, in realtà, ciò è già in un certo senso previsto già dal 1 gennaio 2016, anno in cui è stato introdotto dalla Comunità Europea il sistema di ‘bail-in’ per la risoluzione delle crisi bancarie: in caso di bancarotta, i soldi necessari alla ripresa dell’operatività sono reperiti all’interno della banca stessa (da qui: ‘bail-in’) e non più da fonti esterne (il precedente ‘bail-out’, come le casse dello Stato). Gli oneri di una eventuale crisi gravano prima sugli azionisti, poi su chi possiede obbligazioni, fino ad arrivare poi a pesare su coloro che hanno depositi sopra i 100 mila euro. Lo stesso dicasi per multe e contravvenzioni, e al dubbio che un cittadino non abbia pagato una multa o sia colpevole di una infrazione, gli organismi competenti potrebbero decidere di predisporre un immediato blocco dei conti o dei libretti. Esempio finale su cui riflettere: un saldo elevato improvviso su un conto bancario, magari derivante da un mutuo concesso per qualche attività, potrebbe essere considerato, dallo Stato, un ‘extragettito’ sul quale operare una tassazione.
E chi dovesse decidere di non stare al gioco? Vivere senza moneta elettronica sarà ancora possibile? Portando i paragoni all’estremo, possiamo immaginare barboni che non possono più fare elemosina se non con lo Swish? (è un sistema già usato da gruppi di musicisti di strada, nei paesi più avanzati del Nord Europa: invece che la tazza per le monete, i musicisti esibiscono un numero di cellulare dove fare il pagamento elettronicamente, in modo semplice). Possiamo immaginare, e ce ne sono già oggi, complicazioni anche per gli anziani? Soprattutto quelli che vivono lontani dai centri abitati, che dovranno stare obbligatoriamente al passo con la tecnologia. Ma se ci trova in zone periferiche, o semplicemente in montagna, dove il campo viene e va e non c’è trasmissione dati, come si farà ad effettuare i pagamenti con le App? La tecnologia 5G promette una rivoluzione in questo senso, e le infrastrutture verranno potenziate fino a far diventare il terminale personale (lo Smartphone) un prolungamento del nostro corpo, che ci manterrà costantemente connessi all’Internet del Tutto: con qualche rischio, però, così si dice, per la salute.
Quello del futuro più prossimo potrebbe essere un mondo dove coloro che vorranno essere indipendenti dal sistema, senza essere monitorati costantemente da cellulari, schermi televisivi, sensori di movimento, o banche, rischieranno di diventare dei ‘senza casta’, e di essere allontanati dal sistema: visione estrema, ma non irrealistica. Cercare di conservare la propria privacy e la condizione di esseri umani liberi, provando a guidare questo cambiamento in maniera più decisa e partecipando a esso consapevolmente, vale sempre la pena, anche quando ci sembra di non ricavare, dalle nostre azioni, alcun effetto concreto. Come scrisse Orwell, “Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente”.
[m.p.][r.s.]


