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venerdì, 30 Settembre 2022

L’albero di San Giusto. Più di cent’anni fa, una domenica di primavera

30.03.2020 – 18.43 – In queste giornate che ormai molti di noi trascorrono chiusi tra le mura domestiche, è frequente il trovarsi ad attraversare – per il momento, purtroppo solamente con il pensiero – le strade della nostra città, ripercorrendo vie, strade, piazze, banchine che da sempre ci appartenevano ma che ormai da settimane ci sono vietate. In questa lista ideale di posti particolarmente cari a ciascuno di noi, non può certamente mancare il colle di San Giusto, cuore spirituale della nostra città. Con un piccolo sforzo di memoria (ma le tecnologie di geo-localizzazione disponibili online in questo possono aiutarci molto), possiamo ritrovarci assieme davanti alla Cattedrale, e ammirare il suo meraviglioso rosone. A questo punto, se proviamo a immaginare di girarci nella direzione opposta, noteremo un albero maestoso, un antico e bellissimo lodogno (o bagolaro). Raramente facciamo attenzione agli alberi cittadini, eppure il lodogno di San Giusto ha una storia particolare che merita brevemente raccontare, riprendendo quanto raccontato da Cesare Pagnini e Manlio Cecovini nel loro libro “I cento anni della Società Ginnastica Triestina”.

Era la notte del 14 ottobre 1913: una raffica di bora aveva appena schiantato un lodogno secolare che occupava la medesima posizione di quello attuale. Era un albero che era stato muto testimone di molti avvenimenti storici, tanto che – come raccontano gli autori – nel 1906, durante dei lavori di consolidamento della pianta, al suo interno erano state ritrovate persino delle palle di cannone. Dopo alcuni mesi di discussioni, raccogliendo la proposta avanzata da un gruppo di allievi della Ginnastica Triestina, fu deciso che il posto dello storico albero sarebbe stato preso da un giovane esemplare di lodogno. Così, il 29 marzo 1914, “una domenica tutta primavera”, come riportano Pagnini e Cecovini, un corteo di centinaia di allievi e allieve della Ginnastica accompagnò il lodogno, donato dal comune di Cittanova, attraverso le vie della città verso San Giusto, dove il “giovane alberello” fu piantato alla presenza del vice presidente del Comune, l’ingegner Costantino Doria, e di molte altre autorità. Per l’occasione il poeta triestino Riccardo Pitteri scrisse un poemetto in quartine “Per l’albero di San Giusto”, dedicato “alla gioventù della Società Ginnastica”.
Quel giorno di più di cent’anni fa, davanti alla Cattedrale di San Giusto fu piantato il lodogno che ancora oggi fa compagnia alle nostre passeggiate sul Colle, omaggia silenziosamente i matrimoni che là hanno luogo, dà sollievo con le sue fronde ai turisti che visitano la nostra città. Quel lodogno, anche lui ormai secolare come il suo predecessore, può essere in fondo considerato come l’ “albero della Ginnastica Triestina” – o, forse meglio, dei suoi allievi. Quando, terminato questo periodo di clausura forzata, vi capiterà nuovamente di passare davanti alla Cattedrale di San Giusto, forse guarderete il vecchio lodogno con occhi diversi, e magari per un momento rivedrete centinaia di atleti biancocelesti festeggiare assieme in una bellissima domenica di primavera.

Andrea Bussani

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