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giovedì, 8 Dicembre 2022

Il dilemma del professionista. Diritto 4.0

24.03.2020 – 17.31 – Hai notato la somiglianza tra i decreti del presidente del governo con il Coronavirus? I decreti sono come la febbre: accadono il sabato sera e ci fanno ballare (come John Travolta, per chi non avesse visto il film). Se sabato sera, verso mezzanotte, non eri su Facebook o non guardavi la televisione, ti sei perso l’ultimo annuncio del presidente del governo alla Nazione. Perché non eri su Facebook? Stavi dormendo? Stavi leggendo un libro? O peggio. Sei un libidinoso e hai pubblicato una foto in cui si vede un seno e ti hanno sospeso l’account? Sei orientato politicamente, ma nella direzione diversa da Facebook e ti ha cancellato il profilo? Hai criticato Facebook e sei stato messo in quarantena virtuale? La televisione ti annoia a causa delle interruzioni pubblicitarie? Hai disdettato il canone RAI dopo aver visto San Remo? Quale che sia la tua motivazione, è evidente che non ti sei comportato da cittadino modello, poiché non eri in condizione di tenerti aggiornato sulle novità che interessano il nostro Paese.

Comunque, il presidente ha fatto un discorso breve, incisivo e incoraggiante sul nuovo decreto. Con un piccolo appunto: parlava di un decreto che nessuno aveva ancora letto. Nemmeno lui. Come mai? Perché il decreto non era ancora stato scritto. Trattandosi di un decreto “del sabato sera”, che sarebbe stato pubblicato la domenica per entrare in vigore il lunedì, naturalmente ne erano state anticipate delle bozze. Informali. Affinché, lavorando il fine settimana, la gente potesse organizzarsi. Quale gente? Beh, ad esempio i liberi professionisti. Quelli che sono stati completamente dimenticati nel decreto “cura Italia” (quello che distribuisce dei pur modesti contributi economici). Insomma, il popolo degli ingenui, quello che ha impiegato il fine settimana per adeguarsi tempestivamente alle indicazioni del governo. E perché i professionisti scorrazzavano allegramente nei loro studi la domenica, coinvolgendo i loro dipendenti, le loro segretarie, i tecnici informatici e quant’altro? Perché, dalle informazioni diffuse dal governo sabato, i loro studi avrebbero dovuto stare chiusi per due settimane da lunedì. Dunque, era necessario organizzare il lavoro in modo da poterlo svolgere da casa. Naturalmente, ogni professione è diversa, ma alcuni aspetti le accomunano. Quali? Ti faccio un esempio. Lo sai che la formica riesce a sollevare 100 volte il proprio peso? Ecco, 100 volte il proprio peso è più o meno il quantitativo di pratiche che un professionista sposta in una giornata. Comunque, riorganizzato il lavoro, ricontrattate tutte le mansioni, ridistribuiti i compiti, messi i dipendenti in cassa integrazione, trasportato tutto a casa, finalmente viene pubblicato il decreto e… sorpresa! Il testo è stato modificato. Il governo si è reso conto che se fa chiudere gli studi dei professionisti, poi, magari, forse, in qualche modo li deve indennizzare. E ha cambiato idea. Gli studi professionali restano aperti. È grave? Mah, giudica tu. Del resto, se sei un libero professionista, c’è una cosa che sicuramente non ti spaventa: lavorare.

E rimane il dilemma. Quale delle due alternative preferisci? Te le espongo entrambe. È meglio seguire il sabato sera il presidente su Facebook, organizzare tutto durante la domenica e disfare tutto il lunedì. Oppure, è meglio disinteressarsi di tutto, aspettare che il decreto venga pubblicato domenica e leggerlo lunedì mattina, con lo studio aperto e con il rischio che durante la notte sia scattato l’obbligo di tenerlo chiuso (con segretarie presenti e tutto ancora da organizzare)?

[g.c.a.]

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