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sabato, 3 Dicembre 2022

Coronavirus. Uscire, baciarsi e viaggiare.

05.03.2020 – 14.45 – Innovazione poetica in questo periodo di Coronavirus che sguardo ha? Me lo stavo chiedendo ed eccoci qui. Premesso che la soluzione sia pertinenza degli apparati medico sanitari e governativi, mi sono chiesto, come spesso faccio, quale sia il senso più profondo di tutto questo. All’inizio non ho trovato nulla di positivo e anzi, anche se può essere sottinteso, siamo e sono vicino profondamente a tutte quelle persone che se ne sono andate e a quelle che hanno vissuto la perdita del proprio caro. A queste, trovare qualcosa di positivo e un senso più profondo, è oggettivamente non percorribile.

Ora, quindi, mi staccherò dagli avvenimenti più dolorosi tentando di trovare una visione appunto poetica, completamente dentro e completamente fuori. Due sono gli aspetti da considerare, la libertà e il rifiuto, oltre alla paura che però è stata già analizzata da più parti. La negazione di poter andare. La negazione di poter fare. In un momento, chi più chi meno, si è sentito imprigionato. Non poteva andare. Non poteva fare. Si sa che ci si accorge delle cose, quando mancano. E anticipare il dolore e la mancanza, di cui avevamo parlato è una difficile buona soluzione. A me è capitato con la luce. Proprio qualche settimana fa. Una disdetta dell’intestazione della bolletta piuttosto che una voltura. Il buio arrivò di notte. Il riscaldamento non funzionava più. Mi sono accorto di non avere una candela in casa. Il cellulare al 3%. Il freezer si incominciava a sbrinare. Il phon non poteva funzionare. Tutto ciò che era normale è diventato straordinario. Quando è ritornata la luce e il calore è stata una festa. Ora manca la luce manca il calore. La luce di un sole che in tanti possono vedere dalle finestra e il calore di un bacio o un abbraccio che diventa impossibile o diffidente.

Che bella la Vita. È il solito albero che si vede dalla finestra d’ospedale. Che bello essere accolti. Non fare un viaggio ed essere rifiutati. Perché appartenenti a un pericolo e un problema. Che sia giusto non è un dubbio, più che altro negativa è la sensazione. Non cado dalle nuvole, ho passato già dei momenti limite di mancanza di riscaldamento e freddo in casa, come sono consapevole di ciò che possono avere vissuto altre persone, di molto molto peggio. Ma quando tutto torna alla “normalità” ci si abitua e di quelle sofferenze, anche se non sempre e dipende da quali, spesso ci si dimentica. Uscire, baciarsi e viaggiare. Questo non si può. Ed è forse tutto quello che vale.

[d.b]

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