01.03.2020 – 15:55 – Va verso le 43mila il numero delle persone che, globalmente, sono completamente guarite dall’infezione del Covid-19 o Coronavirus; su un totale di circa 87mila e seicento casi, si tratta di una percentuale che cresce e che va verso il cinquanta per cento. Fra le persone ancora malate, la grande maggioranza, ovvero l’80 per cento, presenta condizioni buone, che non destano preoccupazione, mentre i casi critici continuano a registrarsi fra persone molto anziane o già presentanti altre situazioni mediche importanti come quelle oncologiche, d’immunodeficienza derivante da altri fattori, o cardiache. A Wuhan, in Cina, il focolaio iniziale dell’epidemia, la mortalità è stata più alta a causa di una iniziale impreparazione delle strutture sanitarie d’assistenza; a livello globale, la mortalità tenuta in considerazione dall’OMS si è abbassata dal 2,3 per cento al 2,1.
Buone notizie in arrivo sul fronte della produzione dei disinfettanti, e la Cina stessa si è offerta di mandare mascherine sanitarie in Europa: ma ce n’è bisogno? Al di là di una, comprensibilissima, esigenza psicologica di ‘sentirsi più al sicuro’, la scienza medica continua a ripeterci di no: le pratiche tradizionali di igiene personale, se seguite con scrupolo e unite alla pulizia degli ambienti e delle strade, sono, di fronte a questa tipologia di virus, sicure ed efficienti. Non c’è bisogno di un bagno giornaliero fatto in Amuchina, né di strofinarsela continuamente sulle mani, e soprattutto le mascherine che non siano dotate di respiratore con filtro ad alta efficienza non sono consigliate (e quelle con filtro vanno indossate e utilizzate in maniera professionale).
Facciamo il punto partendo dalla nostra pelle. Su di essa, è possibile trovare due categorie di microorganismi: quelli residenti (la flora naturale, che non è un bene uccidere immergendo costantemente le mani nell’alcol e che provoca potenzialmente infezioni solo se viene a contatto con le parti più interne del nostro corpo attraverso ferite aperte), e quelli transitori (che arrivano dall’esterno e che sopravvivono normalmente per un periodo limitato di tempo). Sono i microorganismi transitori quelli fra i quali è possibile trovare il Covid-19 (ma non solo: anche la salmonella, gli agenti patogeni che causano il colera, e il rotavirus che uccide i neonati), ed essi vengono facilmente rimossi lavandosi bene le mani. Lavarsi bene le mani vuol dire:
- usare un buon volume di acqua (non due gocce e non acqua calda: l’acqua tiepida a 38 gradi, rimanendo sulle mani, può favorire un ambiente migliore per i virus piuttosto che il contrario);
- solo dopo aver inumidito le mani con l’acqua una prima volta, lavarle usando una buona quantità di sapone e l’adeguata attenzione;
- ricordandosi di strofinarle energicamente durante il lavaggio di risciacquo e poi di asciugarle bene: è lo sfregamento che elimina gli agenti patogeni e i virus.
Il disinfettante può servire, nel caso di esigenze particolari e per ulteriore protezione, sulle mani pulite: spruzzarlo o strofinarlo sulle mani non lavate e ancora sporche non servirà a molto. Se proprio si ha paura dei microorganismi, è consigliato tagliare le unghie e tenerle molto corte (lo spazzolamento delle unghie, invece, non è consigliato, se non in casi particolari e comunque con agenti sterili e soffici, per non provocare ferite): è proprio sotto di esse che lo sporco si concentra. Ed è buona norma, sempre se vogliamo allontanare dalla nostra mente qualsiasi paura, togliere anelli, gioielleria e orologi prima di lavarsi le mani e lavare essi stessi prima di reindossarli. Abbiamo anche menzionato la possibilità che ci siano ferite sulle mani: fate attenzione, perché la pelle screpolata è, lo si sa, molto più delicata. Ferite e abrasioni vanno protette con i cerotti di tipo adatto.
Il solo disinfettante non pulisce, ed è per quello che va utilizzato esclusivamente come scrupolo ulteriore (più psicologico che effettivo, perché non siamo chirurgi pronti per entrare in sala operatoria). Se proprio l’acqua per lavarsi le mani non c’è da nessuna parte, il gel disinfettante resta molto, molto meglio di niente ma la procedura da seguire è la stessa: non una piccola dose o una spruzzata rapida, ma almeno 3 milligrammi messi nel palmo di una mano, poi strofinare entrambe energicamente ricordando di passarlo fra le dita e di arrivare fin sopra il polso di entrambe le mani. I guanti non vanno mai considerati un’alternativa alla pulizia accurata delle mani e non vanno utilizzati se non nel caso di guanti monouso e situazioni particolari: portarsi dietro un ‘guanto’ di qualche tipo e indossarlo tutto il giorno non ci proteggerà dai microorganismi. Il Covid-19 si diffonde principalmente attraverso le gocce che emettiamo dalla nostra bocca quando tossiamo o starnutiamo. O parliamo stando molto vicini. L’infezione avviene per via aerea, quando queste gocce arrivano direttamente sul nostro viso o quando le portiamo al viso con le nostre mani non lavate dopo aver toccato qualcosa di infetto. Si ritiene che i Coronavirus possano rimanere attivi su materiali come il metallo, il vetro o la plastica per un periodo fino a nove giorni: le superfici potenzialmente esposte vanno quindi pulite con i comuni detergente a base alcolica o di perossido d’idrogeno in commercio, basta un minuto di pulizia e il virus non c’è più (è il tempo che i ricercatori hanno stabilito come sufficiente).
E le mascherine? Ne abbiamo già parlato. Le mascherine chirurgiche hanno mostrato qualche efficacia per gli addetti sanitari riducendo la possibilità che il virus venga portato alla bocca o al naso attraverso le mani: non è però un dato certo, perché frequentemente le mascherine vengono indossate nel modo sbagliato o sollevate per respirare o parlare: in quel momento, diventano totalmente inefficaci. I respiratori con filtro ad elevata efficienza sono invece efficaci ma come già detto si devono saper indossare e utilizzare nel modo giusto, e sono raccomandate quindi solamente ai professionisti che devono operare in ambienti ad alto rischio. Le goccioline d’acqua che contengono il virus Covid-19 sono pesanti: non viaggiano nel vento e non si diffondono, l’infezione avviene normalmente solo per contatto molto ravvicinato, sotto ai due metri. Purtroppo, l’ambiente peggiore risulta quindi quello ospedaliero; e, purtroppo, la psicosi da virus ci ha già portati a tener lontani i nostri cari e a smettere di abbracciarli e dar loro un bacio, cosa che ha conseguenze potenzialmente ben più importanti dell’infezione stessa. La raccomandazione di tutte le organizzazioni sanitarie mondiali è sempre la stessa: le migliori misure protettive da mettere in atto sono quelle per il comune raffreddore o l’influenza. Lavarsi le mani ed evitare di toccarsi il viso, la bocca e gli occhi. E se non si sta bene, non andare a lavorare.
[r.s.]


