04.03.2020 – 23.37 – “Ora la didattica a distanza diventerà fondamentale”; così il ministro Lucia Azzolina. Alla didattica a distanza, non siamo preparati. Il paese non ha una sufficiente copertura tecnologica (è bello poter guardare a Finlandia e Svezia, ma da noi non è così), e l’agenda digitale arranca da anni, sempre che se ne parli ancora; gli istituti non sono pronti, e tranne poche eccezioni mancano l’hardware, il software, l’infrastruttura dati e – cosa da non sottovalutare – la preparazione stessa dei docenti ad affrontare periodi medio-lunghi di insegnamento di fronte a classi virtuali: se volessimo chiedere a un docente cos’è Office 365, e quali potenzialità offre da un punto di vista di collaborazione virtuale, probabilmente ci troveremmo di fronte a uno sguardo incolpevolmente assente perché siamo, da italiani, forse molto ben addestrati a usare Facebook o Whatsapp per i messaggini del gruppo dei genitori, ma non abbiamo idea di cosa siano Microsoft Teams o i software di e-Learning. E sottovalutiamo, dell’e-Learning, molti aspetti, come ad esempio la necessità di certificare in modo inequivocabile la presenza dell’alunno, la sua identità e, in caso di esame, la presenza di testimoni. Nel frattempo, le attività universitarie sono sospese, si potrebbe dire, ‘sine die’ perché è molto probabile che dovendosi confrontare con la governance attuale messa in campo, il 15 di marzo arrivi e passi, con altre proroghe al blocco: c’è chi doveva laurearsi a fine febbraio, e ora non ha idea.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo decreto con le misure per il “contenimento dei contagi da Coronavirus”: nei luoghi preposti a servizio pubblico non si accede se non in maniera regolamentata, e in effetti, fuori dall’Inps e dagli uffici pubblici si forma la coda, mentre all’interno c’è ‘protezione’ all’esterno i gruppi di persone aspettano assiepati a distanze che non solo non hanno nulla a che fare con il famoso metro del ‘droplet’ (‘goccia’, in italiano, non va bene) ma che non sono neanche di centimetri, e così, nel caso sfortunatamente qualcuno fosse veramente portatore di Covid-19, il contagio potrà avvenire in gruppo, più rapidamente, per poter poi portare l’infezione all’interno uno alla volta. Le udienze e le attività giudiziarie, tranne quelle indispensabili, si fermano in via cautelativa intanto fino al 20 marzo, poi si vedrà; nel frattempo la necessità di giustizia, in un sistema che non è famoso al mondo per essere veloce, rimane. I ristoratori cinesi dopo aver tentato per qualche giorno di proseguire le loro attività hanno chiuso per ferie; del resto, anche gli altri locali vedono un terzo delle presenze, quando va bene. Il ministro per lo Sviluppo Economico si auto-isola; non è positivo, però non si sa mai; nel frattempo i consiglieri del Movimento 5 Stelle triestini indossano la mascherina in consiglio comunale, eppure si sa – l’ha sottolineato l’OMS molte volte – che non serve se non in casi molto particolari. E sicuramente non serve indossata davanti al pronto soccorso dal personale delle autoambulanze, in assenza di malati intorno e soprattutto se c’è un discreto vento – o meglio serve sì, a mettere un po’ di paura in più; meglio non rischiare, comunque: ‘non si sa mai’. Gli esempi potrebbero continuare, toccando un po’ tutti i temi, dagli anziani che non devono muoversi di casa per decreto e che ora hanno paura di vedere interrotti i servizi di assistenza domiciliare del Comune e delle associazioni di volontariato (a loro, chi pensa, se vivono da soli), alla pulizia dei mezzi di trasporto che per essere veramente efficace e continua dovrebbe impegnare, durante tutto il giorno, un numero enorme di squadre di addetti, a chi dovrebbe andare al pronto soccorso non accompagnato perché ora è proibito e ci sono minacce di denunce (ma chi ci va, al pronto soccorso, da solo, se si sente debole e ha paura?), eccetera, eccetera. Un elenco lunghissimo di provvedimenti alla spicciolata, scatenati da una paura: quella di doversi assumere responsabilità, soprattutto quelle di cercare di esortare a una vita normale, pena il disastro economico. E che non fa che trasferire una sensazione ben precisa, avvertita ormai da giorni: il caos. Il paese, in pratica, sembra non avere un governo: ancora una volta lo ‘state calmi e continuate!’ non solo non arriva, ma il messaggio che passa è quello contrario: chiudetevi in casa, coprite le finestre con sacchi di sabbia, il timone non risponde e non si sa quando si riprenderà il controllo. I decreti dureranno forse 15 giorni, forse 2 mesi, forse 6.
C’è un punto, quando si analizzano i dati sulla mortalità del Covid-19, che spesso in questi giorni è stato trascurato – del quale sui media si è parlato molto poco, o per niente. La mortalità del virus, calcolata fra il 2 e il 3 per cento (più alta a Wuhan), si basa solo sul totale dei casi positivi accertati, che sono in larghissima maggioranza sintomatici. Su chi sta male, quindi. In realtà, come per la normale influenza e altri Coronavirus conosciuti, è estremamente probabile che la larga maggioranza dei casi sia asintomatica o con sintomi molto lievi, tali da non far pensare neanche di star male oltre a un raffreddore più serio del solito. Su questi altri esempi di Coronavirus ben conosciuti, per i quali la percentuale di diffusione è ben nota da anni, è possibile però fare una statistica coerente che numericamente espone un tasso di mortalità complessivo attorno allo 0,1 per cento. Del resto, ci sono 107 morti, ma 276 persone sono già guarite, e il numero di contagi accertati, 3.089, su un numero di abitanti di 60 milioni (il nostro paese), da’ lo 0,051 per cento. Le morti continuano a essere frequenti in maggioranza fra persone anziane o molto anziane che sono affette già da altre patologie; certo, non possono essere dimenticate, non sarebbe giusto: andrebbero però ponderate. Se si è reagito in Cina così come si è reagito, è stato anche perché il governo di Xi Jinping era sottoposto a una pressione politica enorme di fronte agli obiettivi, ambiziosi, posti per il 2030. Al momento, ed è l’opinione non solo di più di un virologo di OMS e CDC (che non vuol essere protagonista come purtroppo qualcun altro, che desidera invece apparire), ma anche di matematici ed esperti di statistica – il tasso di mortalità di Covid-19 risulta sovrastimato, e anche quanto contagioso sia il virus non è in realtà chiaro, perché si tratta di un virus nuovo, ed è passato troppo poco tempo, lo capiremo solo fra molti mesi. Stiamo quindi facendo, giorno dopo giorno, riferimento agli scenari più pessimistici: un dubbio sulle nuove misure prese in Italia in queste ore, che avranno enormi costi economici e sociali, è legittimo. Soprattutto se la soluzione che si vede applicare, alla fine, è far fare la fila fuori dall’Inps. Perché la tosse, anche se la prendiamo (e si spera di no), alla fine nel novanta per cento dei casi ci passerà e nell’ottanta per cento sarà dimenticata in pochi giorni; il mutuo di casa, però, è sospeso (forse), e non cancellato, e il finanziamento per il progetto che ora non possiamo portare a termine perché i clienti sono scomparsi ci verrà chiesto in pagamento. E sarà da pagare; da Roma, arriveranno briciole.
[r.s.][foto: Trieste, via Sant’Anastasio, ore 9 del 4 marzo]


