App “anticovid19”: l’Italia verso il modello Corea del Sud?

23.03.2020 – 16.01 – Una App per tracciare in tempo reale i movimenti delle persone positive al Covid-19 e di chi è entrato in contatto con loro, al fine di ridurre il rischio di contagio ed individuare sul nascere lo sviluppo di possibili focolai. È quanto si sta adoperando per fare la squadra di esperti italiani di Big Data capitanata da Luca Foresti, fisico e amministratore delegato della rete di poliambulatori specialistici Centro medico Santagostino. Il team di Foresti ha la direzione tecnico-scientifica di Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei, la valutazione tecnica di Diego Piacentini, ex commissario per l’Agenda Digitale, di Giuseppe Vaciago, avvocato e uno dei maggiori esperti nella protezione dei dati sensibili in Italia, con la collaborazione delle società tecnologiche Jakala, Bending Spoons e Geouniq.

Il progetto segue in parte le orme di quanto già fatto in Corea del Sud, dove si è optato per l’utilizzo della tecnologia cellulare per controllare, tramite il Gps del proprio Smartphone, il rispetto della quarantena da parte delle persone positive al tampone e di chi era entrato in stretto contatto con quest’ultime. Tale sistema, inoltre, ha reso possibile per i pazienti del paese asiatico l’invio autonomo alle autorità sanitarie degli aggiornamenti sulle proprie condizioni di salute; una soluzione che, come spiegato a suo tempo dal ministro Jung Chang-hyun, che ne aveva supervisionato lo sviluppo, permette di “rendere le procedure più efficienti”, seppure con dei limiti, a fronte dell’alto numero di contagi registrati nel suo paese: “c’è un limite alle risorse umane disponibili per monitorarle”.

Nel caso italiano, come riporta lo stesso Luca Foresti in un’intervista al Corriere della Sera, si stanno facendo gli ultimi test sull’applicazione, dopo i quali sarà pronta per essere messa a disposizione della Protezione civile e della comunità scientifica. Una soluzione che potrebbe rivelarsi utile non solo per il momento di crisi attuale, spiega Foresti, “intervenendo sui focolai in modo mirato e creando un sistema tecnologico che possa andare nelle mani delle istituzioni per aiutarle a gestire la crisi” ma anche per quando il contagio del virus sarà diminuito, ma non del tutto scomparso, e sarà quindi necessario prevenirne una nuova ed eventuale diffusione.

Il funzionamento della App, scaricabile sul proprio Smartphone, prevede, una volta individuati i casi positivi, di ricostruire tutti i loro movimenti nelle settimane precedenti, inviando inoltre un messaggio a tutti coloro i quali vi siano entrati in contatto, al fine di segnalare il possibile rischio di contagio e la necessità di mettersi in auto isolamento. Una funzionalità particolare sarebbe inoltre anche quella del diario clinico, “un modo che permetterebbe ai “singoli utenti di registrare in modo anonimo eventuali sintomi” in modo tale da poter “prevedere se ci sono delle zone in cui si sta diffondendo il contagio”.

Dubbi immediatamente sollevati dalla stampa e da esperti del settore sono stati quelli relativi ai problemi della Privacy, diritto fondamentale e inalienabile di ogni cittadino, rinforzati recentemente dalla normativa europea GDPR, tuttora pienamente in vigore. A tal proposito lo stesso Foresti spiega che, proprio per tale motivo, si è collaborato fin dal principio con uno dei massimi esperti in Italia della protezione di dati sensibili, con il quale si è elaborato un sistema che garantisca in tutto e per tutto la tutela della Privacy del singolo, non rivelando dati anagrafici ed il numero di telefono delle persone. GDPR, però, protegge un set di dati piuttosto esteso, che va al di là di questi due soli elementi, e la App per forza di cose si troverebbe probabilmente a registrare informazioni inerenti la salute degli individui, non necessariamente correlate al solo Covid-19: dati quindi cosiddetti sensibili, tutelati dalle leggi vigenti in maniera ancora più forte nel momento in cui vengono uniti a un monitoraggio di tipo geografico e campionati e analizzati da un elaboratore.

Inoltre, secondo gli sviluppatori del software, i tracciati non verrebbero resi pubblici, in quanto l’obiettivo sarebbe piuttosto quello di avvisare in modo automatico coloro che sono stati in posti dove sono stati rilevati i positivi; resta però da comprendere dove questi dati verrebbero registrati e custoditi, con quali modalità da chi e per quanto tempo: “L’App è solo un punto di contatto tra il sistema e le persone senza rivelare dati personali”, spiega Foresti intervistato questa volta dall’Ansa, “la stiamo testando e ci stiamo muovendo in modo rapido, anche se ci sono tanti passaggi di tipo tecnologico e istituzionale. Siamo in contatto con il ministero per l’Innovazione digitale guidato da Paola Pisano che ci ha dato il suo supporto, e siamo pronti a collaborare e unire le forze con chiunque abbia sviluppato altri strumenti utili”.

Al momento, inoltre, è già sul tavolo del Governo e dell’Istituto Superiore di Sanità, un documento elaborato da un gruppo di economisti e scienziati dei dati, tra cui Carlo Alberto Carnevale Maffè della Bocconi ed Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano, con un team di specialisti di SoftMining, che propone un’App che replica “SM_Covid19“, anch’essa sudcoreana, in grado di valutare il rischio di trasmissione del virus attraverso il monitoraggio dei positivi. L’App in questione si sviluppa attraverso tre processi: il monitoraggio dei contatti, il calcolo del rischio, (durata del contatto, giorni trascorsi e numero di contatti), e la comunicazione dei risultati, accessibili solo alle autorità sanitarie, con la garanzia del completo anonimato.

L’utilizzo di queste applicazioni potrebbe davvero incidere sul contenimento dei contagi? Come riporta l’analisi di Milena Gabanelli e Fabio Savelli, nella rubrica “Dataroom” del Corriere della Sera, i numeri in Corea del Sud evidenziano come, con l’imposizione di una quarantena collettiva quasi immediata, unita all’utilizzo dei dati degli operatori mobili per tracciare gli spostamenti e distribuendo a milioni di persone l’App “Corona100m”, le autorità siano state effettivamente in grado di arrestare la curva epidemica in poco meno di un mese.

Occorre ricordare, però, che l’approccio sanitario della Corea del Sud all’epidemia è stato molto diverso (con uno screening molto più esteso), che l’infrastruttura informatica e di comunicazione del paese asiatico è una delle più avanzate al mondo mentre l’Agenda Digitale italiana e il potenziamento della nostra rete sono rimaste negli ultimi anni indietro (purtroppo riposando su conquiste del settore e innovazione fatte nei primi anni Duemila), e che la cultura della cittadinanza è profondamente diversa in tema di comunicazione con le istituzioni. Elementi da non trascurare.

[n.p.][r.s.]

 

Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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