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venerdì, 2 Dicembre 2022

Vandali e Bike Sharing, notizie in cerca di battaglia fra corazza e cannone.

09.02.2020 – 20.32 – Vandali, biciclette; biciclette, vandali. Alcune pagine Web riportano una cronaca attenta, quasi quotidiana, di come, in una sola settimana, il nuovo servizio di Bike Sharing triestino sia stato già oggetto di vandalismo e di come le belle bici rosse e bianche di BITS, a pedalata assistita, subiscano già attentati alla salute delle loro ruote, telai e supporti. Dispiace; sia per le biciclette e per la buona volontà del Comune di fare qualcosa di bello, che per le notizie. La comunicazione web, in particolare quella basata sul Social Network, risente di problematiche di riempimento e di caccia di click e quindi perché no, riempiamo anche noi questo Internet di tutti i giorni con qualche parola sulle biciclette in affitto, chiedendoci dove stia, nel vandalismo alle bici, la notizia, e se la Trieste di retaggio austro-ungarico si aspettasse davvero che proprio qui niente accadesse dopo l’esperienza, fatta da Roma a Firenze a Torino per arrivare in Australia, negli Stati Uniti e in Inghilterra, di ogni genere e tipo di sparizione e atto vandalico proprio a carico dei servizi di condivisione. Va meglio nell’Europa del nord, con la consapevolezza però che non è solo una questione di cultura, ma anche di infrastruttura.

Alcuni dei più grandi servizi di condivisione delle biciclette, come la cinese Gobee, avevano già denunciato flotte danneggiate fino al 60 per cento e ritirato le due ruote dall’Europa; questo però è accaduto da altre parti, e non è andata meglio a Manchester, dove due anni fa la società Mobike ha tolto le biciclette dalla città per spostarle in altri centri del Regno Unito (l’errore di Mobike, forse quello di Titanica reminiscenza: dichiarare che le sue biciclette erano a ‘prova di vandalo’ per ritrovarsele poi lanciate, da bande organizzate spinte dalla sfida, nei canali o fra i moli del porto). Né a Washington: gomme, fanali, ruote, telai smantellati e buttati in giro per un danneggiamento pari al 50 per cento delle bici disponibili. Due città prese una in Europa e una negli USA ma il fenomeno si ripete dappertutto, frustrando, nel mondo  – non è vero, neanche un po’, che si tratta di un problema ‘tutto italiano’ – i tentativi delle amministrazioni comunali di mettere a disposizione un mezzo per muoversi che sia a impatto ecologico quasi zero, e facile da usare. Oltre al vandalismo fatto ‘tanto per’, c’è anche il furto organizzato, e neppure quelle con GPS sono immuni: disattivato il GPS, via al furto, alla rivendita e allo smontaggio dei componenti, soprattutto se si tratta di batterie, che hanno un certo valore e possono essere facilmente rivendute. Le più colpite sono le biciclette del modello ‘dockless’, ovvero quelle che possono essere lasciate in qualsiasi punto della città senza dover essere apposta parcheggiate nelle apposite rastrelliere; neppure le altre sono però immuni, e finiscono nel Tevere. Il servizio di Bike Sharing diventa quindi una lotta continua fra chi continua a richiederlo e ad apprezzarlo, le amministrazioni che decidono di proseguire nel tentativo, e i vandali e ladri, con più di qualche società che alla fine decide di ritirarsi dal mercato delle bici a noleggio, magari perché colpita da difficoltà economiche.

sfida serale al traffico triestino di Piazza Garibaldi

Perché succede? Forse non c’è bisogno di scomodare psicologi e sociologi per ricordare come qualsiasi cosa che costituisca, in realtà, un bene della comunità, sia soggetto all’ira funesta di chi semplicemente vuol rompere, farsi notare o dimostrare qualcosa, oltre che alle attenzioni dei ladri organizzati in bande, o semplicemente all’incuria: dai giardini che diventano discariche, ai portoni trasformati in orinatoi per cani, alla terra delle pinete in riva al mare sulla quale prima cresceva l’erba e oggi bicchieri di plastica. Meglio va quando è un’intera infrastruttura a essere creata e affidata a qualcuno che si occupi anche di sorvegliarla, come, ad esempio, un servizio di Car Sharing; meglio probabilmente andrebbe se assieme alle bici ci fossero anche le piste ciclabili urbane, e se gli agenti della Polizia Locale fossero in numero tale da potersi occupare anche di questo nonché di chi gira in bici, di proprietà o in condivisione, sfrecciando tra i gialli e i rossi dei semafori e tra le auto praticamente al buio. Non tutto, in materia di ordine pubblico, si può delegare a una telecamera. Ma così non è, e forse non sarà, perché gli agenti, dei quali ci sarebbe ben per altri motivi bisogno in maggior numero, costano, e le piste ciclabili non si creano né gratis, né senza accettare l’abbattimento di qualche edificio. E quando si creano c’è sempre la necessità di collegarle a qualcosa che nella mobilità urbana abbia senso, evitando che questo qualcosa sia, per errore, la Grande Viabilità; altrimenti diventano propaggini di parcheggi oppure ombrelli per raccogliere voti. E quindi, benvenuto Bike Sharing, e i vandali non fanno notizia: anzi, forse meglio non parlarne proprio più, rinunciando a qualche click, per evitare che rompere le bici diventi un mezzo per finire su un giornale.

[r.s.][foto di copertina: biciclette riemerse dal Tevere, a Roma]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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