Ponte Morandi, Toscani dice la sua. Stupore per le parole del fotografo

05.02.2020 – 15.29 – Oliviero Toscani non è amato da tutti i fotografi; certamente no. Spesso le immagini che emozionano sono altre. Toscani può essere definito spregiudicato, ruvido, creativo, tendente al concettuale e alla semplificazione eccessiva e capace di sfruttare l’immagine al confine del limite etico, dove non bisognerebbe andare, o semplicemente superandolo. Sembra trovarsi a suo agio nel suo ruolo prediletto di sempre, che è quello che la stampa internazionale ha definito di “provocatore professionista”. Cresciuto con Benetton, che ha definito e reso possibile la sua carriera attraverso quasi vent’anni di collaborazione continua (passata attraverso la rappresentazione di tutto e del contrario di tutto: razzismo, religione, maternità, morte, diritti umani, deformità fisiche, problemi psichici), e tornato a Benetton ovvero in quello che dal punto di vista dell’immagine era diventato il suo regno. E che aveva portato alla società un incredibile successo, qualche anno fa, per poi subire le critiche e la disaffezione nel momento in cui Toscani aveva superato troppo la linea di confine mettendo sui manifesti prigionieri pronti a essere uccisi, ricevendo sdegno e provocando oltraggio negli Stati Uniti.

Toscani ci ricasca, e trascina nella brutta figura di questa settimana le Sardine, reduci già da una esposizione mediatica del campus Benetton stesso considerata ingenua, inopportuna. Ospite della trasmissione ‘Un giorno da pecora’, il fotografo, sul Morandi di Genova, esce con: “Ma a chi interessa che caschi un ponte, ma smettiamola”. E non si ferma qui, sottolineando che non si tratta di un malinteso: “A me non interessa questa storia qui. Benetton sponsorizza un centro culturale”. C’è stata in effetti, almeno fino ad ora, una certa tendenza a non considerare la parola ‘cultura’ come qualcosa di ecumenico, universale; i viventi fuori dal predefinito – da chi? – contesto, fotografi compresi, hanno spesso incontrato difficoltà ad avere lo stesso riscontro e accesso a sponsor, editori, fiere, appuntamenti. Il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha lanciato un messaggio su Facebook: “A chi interessa? A 43 persone che hanno perso la vita, ai loro figli, genitori, mogli, mariti e amici”, accompagnato dalle richieste a Toscani di presentare le sue scuse provenienti da Giovanna Toti, presidente della Regione Liguria, e dal presidente per le politiche UE della Camera, Sergio Battelli, ligure. Oltre che, naturalmente, dai familiari delle vittime, attraverso Egle Possetti, presidente del comitato vittime del Ponte Morandi; fra le quasi vittime, salvatesi per fortuna dopo essere cadute assieme al pilastro e alla strada, i triestini Federico Cerne, fisioterapista della Pallacanestro Trieste, e Rita Giancristofaro, atleta. “Vergogna”, scrive su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, definendole parole agghiaccianti e commentando: “Nessuna manifestazione delle Sardine contro questo linguaggio ignobile”?

Toscani, che ha iniziato a fotografare il suo mondo già da adolescente, come (autodefinitosi) “testimone del mio tempo e custode dei miei desideri di cose che potrebbero diventare migliori”, non può essere che politico: come, del resto, è sempre stato, sempre pronto a dichiarazioni, più che sulla fotografia, sulla propria visione del mondo, e a esporsi in prima persona, a voler essere protagonista. Alla stampa britannica, un paio d’anni fa, sulla Brexit, aveva detto: “l’unico contributo all’Europa che gli inglesi hanno dato è stata la loro lingua”. Con il riavvicinamento a Benetton, il fotografo ha avuto una nuova chance di raccontare, di parlare delle sue idee; poi, l’incontro con le Sardine. Con le parole sul ponte di Genova, c’è la necessità di capire se queste idee – un oltraggio per le vittime – siano in effetti da ascoltare o meno. O se su una certa ‘cultura’ sia meglio calare il sipario.

[r.s.]