27.02.2020-08.00-Pochi giorni fa, precisamente il 24 febbraio, è morta l’ultima grande star del cinema muto di Hollywood, Diana Serra Cary, ex bambina prodigio nota come Baby Peggy. L’attrice è morta in California, a Gustine, all’età di 101 anni. Era nata il 29 ottobre 1918 con il nome di Peggy Jean Montgomery ed a soli 19 mesi aveva fatto la sua prima apparizione nel mondo del cinema. Il suo periodo d’oro fu tra il 1921 ed il 1924. Nel 1924 Baby Peggy era già comparsa in 150 cortometraggi. Il primo cortometraggio, “Her Circus Man” del 1921, fu un successo, per questo le fu offerto un contratto con la Century. Dal 1923 iniziò poi a lavorare per gli Universal Studios. “Capitan Baby” (1924) è considerato il suo lungometraggio più importante. La sua carriera si interruppe bruscamente nel 1925 a causa di un litigio tra il padre e un produttore. La giovanissima attrice smise di fare film e si diede al “vaudeville” (genere teatrale, commedia leggera in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie conosciute chiamate appunto “vaudevilles”). Ciò la vide fortemente impegnata “on the road”, con conseguenze stressanti per la sua salute.
Benché avesse guadagnato milioni di dollari, i suoi genitori dilapidarono tutti i suoi soldi e da adulta soffrì di gravi crisi depressive. A partire dagli anni Settanta iniziò a lavorare come pubblicista, biografa e storica di Hollywood col nome di Diana Serra Cary, pubblicando numerosi libri.
I sui volumi furono i primi a raccontare lo sfruttamento delle piccole star nel mondo del cinema. Il suo ultimo libro, “The Drowning of the Moon”, è uscito all’età di 99 anni. Nel 2015, a 97 anni, tornò a recitare nel cortometraggio “Broncho Billy and the Bandit’s Secret” diretto da David Kiehn.
Tra il 2004 ed il 2006 Baby Peggy è stata per ben tre volte ospite e ‘musa’ alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. La direttrice Jay Weissberg, a tal proposito, ha commentato:”Tanto deliziosa piccola star come Baby Peggy, dotata di un prodigioso senso della comicità e dei tempi comici, quanto amica e mentore come Diana, che ha superato difficoltà inimmaginabili. Il vuoto che lascia è enorme ma la sua eredità è al sicuro e le Giornate continueranno a celebrare i doni che ci ha lasciato”.
Michela Porta




