Coronavirus, basta paura: l’Italia è un paese sicuro

28.02.2020 – 15.49 – Emergenza sistema paese. Di fronte allo spettro del crollo di prenotazioni viaggi, alla debacle dei trasporti aerei, agli alberghi vuoti, alle attività di istruzione e formazione sospese, al rallentamento persino nella logistica, ai lavoratori autonomi o soci di cooperative che iniziano a temere di non riuscire ad arrivare a fine mese, l’Italia si sveglia di colpo dall’incubo delle infezioni da Coronavirus per ritrovarsi dentro a un incubo peggiore: quello della potenzialmente peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra provocata questa volta non dal fallimento Lehman Brothers, ma da esattamente cinque giorni di paura, la settimana nera del Covid-19. Lasciamo, per ora, da parte il ‘come ci siamo arrivati’, per chiederci: dove siamo?

  • siamo in una situazione reale nella quale più ceppi di Coronavirus (che, lo ricordiamo, come definizione abbraccia uno spettro piuttosto ampio di agenti patogeni responsabili di malattie principalmente a carico del sistema respiratorio fra le quali il comune raffreddore), che risultano diversi fra loro, stanno venendo identificati e studiati. A quanto risulta non siamo quindi in presenza del solo Covid-19 cinese, identificato dallo Spallanzani di Roma: il risultato positivo dei test fatti ai sospetti malati potrebbe identificare anche altro, con diverse casistiche, tutte da capire;
  • gli esiti di contagio dei test d’infezione da Coronavirus sono infatti passati da 1 a 400 in un tempo rapidissimo. La contagiosità del Covid-19 è stata stimata dall’OMS fra 1.4 e 2.5 (un fattore sotto l’1 vuol dire che la malattia scomparirà, gradualmente, da sola); un risultato che passa da 1 a 400 casi positivi in un numero di giorni persino inferiore al periodo di incubazione medio della malattia vuol dire con ogni probabilità che è stata rivelata una situazione preesistente, che può essere dovuta a molti fattori, anche esterni al contesto immaginato. Ed è quello su cui ora stanno lavorando i ricercatori;
  • come ha detto ieri Sebastiano Barisoni a Radio 24, esiste la reale possibilità che l’Italia, la quale ha ricevuto i complimenti dell’OMS per la gestione sanitaria della crisi, abbia svolto il ruolo del ‘criceto d’Europa’, ovvero del laboratorio nel quale le procedure stesse d’emergenza sono state testate in pratica in quello che tecnicamente si chiama ‘worst case scenario’: l’ipotetico ‘peggior caso possibile’. Che però non risulta per niente, in un contesto più ampio, quello della catastrofe sanitaria ipotizzata dai media nei primi giorni: le persone guariscono, e rapidamente;
  • l’immunologo Roberto Burioni, che aveva sollevato l’allarme e raccomandato l’auto-isolamento in qualsiasi caso sospetto, attaccando la collega Maria Rita Gismondo dopo che quest’ultima aveva sottolineato di non comprendere l’isteria e il panico che si stavano generando di fronte a un rischio basso, ha chiesto scusa. “Non è stato uno scontro, alla gente non interessa”, ha risposto Gismondo. “Dobbiamo tutti garantire dignità della scienza e dare risposte alla gente, il resto è noia“;
  • il numero di morti per infezione in Italia è stato il più alto in Europa; attenzione, perché i pazienti italiani morti avevano e hanno un’età media più alta di altri ed erano affetti già da altre patologie. Se c’è una specificità italiana, è proprio in questo: nell’età elevata di pazienti che erano già in assistenza sanitaria per altri motivi, molti dei quali molto importanti (ad esempio cardiaci oppure oncologici); nonché nella diffusione in un’area a densità di popolazione molto alta, quella lombarda;
  • i media italiani, fra venerdì e lunedì scorso, hanno investito il novantacinque per cento delle loro energie nella costruzione di pagine e info-grafiche che mostrassero il numero di contagi e morti in tempo reale, in titoli a bande nere e rosse, conditi da sensazionalismo spesso a sfondo politico: presidi di giornalisti e fotografi a caccia dell’infetto per potergli strappare un commento, dirette televisive di fronte a porte chiuse del pronto soccorso, ipotesi di militarizzazione e presidio armato nelle strade delle grandi città. Non c’è stato nulla di tutto questo; i militari sono in ausilio alle Forze dell’Ordine. se però la notizia di una persona purtroppo deceduta titolava a tutta pagina, negli ultimi giorni quella delle tre persone guarite si è ricavata a stento uno spazietto nel fondo. Ora, indietro tutta, si parla delle cose in chiave positiva – e in questo, le minacce di denuncia per notizie false e procurato allarme rivolte ai giornalisti dalle autorità non hanno avuto poco peso – ma il danno è stato già fatto;
  • i controlli agli aeroporti e i blocchi dei voli o dei porti non servono: non è servito, e aveva pochissime possibilità di servire, il blocco italiano dei voli diretti provenienti dalla Cina, e non serve lo screening aeroportuale generalizzato, al quale paesi come l’Irlanda hanno deciso di rinunciare fin da principio in quanto dispendioso e inefficiente. Per quanto riguarda i viaggi, il centro per il controllo delle malattie europeo ha sottolineato come il rischio da Coronavirus sia da basso a moderato per le persone e alto solo per i soggetti a rischio; il CDC statunitense ha indicato l’Italia come destinazione nella quale non andare ma limitatamente, anche in questo caso, alle sole categorie a rischio, che – lo ricordiamo – sono le persone anziane e tutte quelle che hanno già patologie di altro tipo. Qualsiasi misura di segregazione, chiusura di frontiere, blocco del traffico, embargo rischia di provocare il 95 per cento in termini di danno economico e di portare forse meno del 5 per cento di beneficio in termini sanitari, principalmente psicologici piuttosto che reali;
  • quali altre misure di contenimento si possono mettere in atto? Allo stato attuale, oltre al blocco (con le conseguenze economiche facilmente comprensibili), nessuna: il Covid-19, ed è l’opinione sia dell’OMS che dei CDC europeo, statunitense, asiatico – si avvia con ogni probabilità a diventare endemico ovvero presente sempre e comunque, fino a quando non verrà sviluppato un vaccino e posto che questo sia poi veramente efficace. Accade in Asia, accade in Europa, accade negli Stati Uniti;
  • per quanto riguarda le altre malattie stagionali e la loro pericolosità, il continuo sottolineare che la maggiore, o uguale, pericolosità dell’influenza stagionale rispetto al Covid-19 sia una notizia falsa, è a sua volta il ripetere una notizia falsa: i dati sulla percentuale di mortalità vanno infatti letti per età, paragonando fasce analoghe e non prendendo a riferimento medie assolute basate su numero di morti totali rispetto a numeri di casi totali. Per gli anziani già portatori di altre patologie, in particolare se già ricoverati, l’influenza stagionale è tanto quanto o molto più pericolosa del Covid-19: con l’influenza si è arrivati, in anni ‘neri’ e contesti difficili, a un 30 per cento di decessi fra i già ospedalizzati tenendo presente che ‘influenza’ può voler dire tante cose e la causa di una polmonite fatale in un anziano ricoverato in ospedale spessissimo non viene determinata. Su una fascia d’età più bassa, quella dei cinquantenni, la pericolosità delle due malattie, influenza e Covid-19, è analoga: anche l’influenza può degenerare in polmonite ed è la polmonite a uccidere, non il Covid. E il numero di casi d’influenza è molto, molto superiore a quelli del Covid;
  • i cosiddetti ‘focolai’ in Italia sono bene identificati e sotto controllo; il numero di pazienti guariti, anche in questo caso in pochi giorni, si avvia già verso la cinquantina. Per dire come evolverà la malattia, è troppo presto, il rischio di larga diffusione esiste.

Se le cose stanno così, perché continuano quindi i blocchi delle scuole, delle attività pubbliche e degli eventi, e le disposizioni dei governatori regionali? Il tema, in questo caso e messa da parte la strumentalizzazione politica che oggettivamente c’è stata, più che all’emergenza sanitaria si lega alla catena di responsabilità – anche civili e penali – che nessuno, probabilmente e comprensibilmente, sia il suo lavoro quello di fare il preside o il presidente del consiglio d’amministrazione di un teatro, vuol trovarsi a gestire. Un problema, questo, che per essere risolto avrebbe bisogno del ‘messaggio a reti unificate’, del ‘Keep calm and carry on’ di Chamberlain e Winston Churchill: come già si diceva, dalla politica questo messaggio non è però ancora arrivato. La Gran Bretagna della Seconda Guerra Mondiale, sotto le bombe di Adolf Hitler, si stringeva attorno al suo governo, e lottava per continuare le normali attività; l’Italia sembra stretta, italiani compresi, in una morsa di paura che la paralizza, come se quella paura fossero gli italiani stessi alla fine a volerla. Autodistruggere l’economia di un paese è un rischio grandissimo.

Ci saranno ancora infezioni? Dire che sono finite, in questa stagione dell’anno in cui l’ondata finale di freddo sta per arrivare e assieme al freddo arriverà ancora qualche malanno, non sarebbe certo realistico. Quello che si può dire con notevole probabilità è che il nostro sistema sanitario è in grado di farlo, non c’è nessun motivo reale per continuare a ripeterci, da soli, di fronte a uno specchio o a un Social network, che tutto andrà a rotoli. Questa è la lezione più grande che il Covid-19 può darci: guardiamo ai fatti.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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