Apple rinuncia alla Privacy per Trump? Questione aperta sulle Back-doors

13.02.2020 – 12.20 – Guerra aperta tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la celebre azienda di San Bernardino, Apple.
Al centro delle dispute tra i due la crittografia che contraddistingue e rende celebre l’IPhone: un sistema impenetrabile, a quanto pare, addirittura dall’azienda stessa, come sostiene il Dirigente della Apple, Tim Cook.
Una faida che non nasce dal nulla, e certamente non una novità dell’ultimo perdio, ma si protrae dalla strage di San Bernardino e arriva fino ad oggi: si parla infatti dei drammatici fatti della base aeronautica di Pensacola, in Florida, il 6 dicembre scorso, quando un ufficiale, Mohammed Saeed Alshamrani, uccise tre marinai prima di essere freddato dalle forze di polizia.
Nei giorni scorsi, l’FBI ha chiesto ad Apple di sbloccare due cellulari, ovviamente dispositivi dell’azienda, che i federali ritengono collegati all’assalitore.
Entrambi gli smartphone sono protetti da password, e risultano dunque inaccessibili.
Addirittura il Segretario alla Giustizia degli USA, Bill Barr, ha sollecitato la casa di Cupertino, senza però ottenere risposta positiva.

Uno scontro importante, che vede scontrarsi due potenze mondiali che, da un problema tecnologico, sconfina in un conflitto di argomento geopolitico.
Trump rappresenta però un campanello di allarme importante, che rischia di avere ricadute sulle importazioni e le vendite in Cina, paese strategico per Apple.

Il messaggio che Trump vuole inviare alla casa di Cupertino è riassunto proprio in un tweet del Presidente: “Aiutiamo sempre Apple su COMMERCIO e tante altre questioni, eppure loro si rifiutano di sbloccare i telefoni utilizzati da assassini, spacciatori e altri elementi criminali violenti. Dovranno fare un passo avanti e aiutare il nostro grande Paese”.
Il colosso Apple non è però figura da sottovalutare: da solo infatti ha un valore in Borsa che supera quello di un paese europeo medio-piccolo.
Un gigante però incatenato, poichè ampiamente dipendente dalla Cina: quasi tutta la produzione Apple proviene infatti da Shenzen e vende quantità spropositate soprattutto nel continente asiatico.

Già nel 2016, come sopra citato,  l’Azienda di San Bernardino del 2016 si confrontò con l’FBI per difendere e rispettare la politica della privacy nel rispetto dei suoi clienti.
Il governo aveva infatti richiesto delle “back-doors”, porte di servizio digitali tramite le quali aggirare i blocchi messi dagli utenti utilizzando la crittografia di serie.
La risposta della Apple ai solleciti da parte del Presidente, ad oggi, appaiono abbastanza netti, trovando però qualche spiraglio che può far riflettere.
I portavoce della società hanno infatti dichiarato che “la crittografia sia vitale per proteggere il nostro Paese e i dati dei nostri utenti – dicendo però che – noi di Apple lavoriamo senza tregua per aiutare il Dipartimento di giustizia a investigare questo tragico attacco”.

L’azienda è effettivamente molto vicina alle forze dell’ordine americane: infatti, da dati pubblici, risulta che la Apple abbia accettato ben 127mila richieste di accesso ai dati di utenti dei loro apparecchi conservati nel cloud senza una password o un codice di protezione sul backup configurato dall’utente, rendendoli così accessibili.

Resta il fatto che lo scontro tra il Presidente e la casa di Cupertino è una lotta che riapre questioni e interrogativi sulla privacy del singolo.
Inutile pensare nel 2020 che tutti i nostri dati siano intoccabili, a partire dalle sfere d’influenza online e i cookies che giorno dopo giorno utilizzano le nostre passioni e preferenze, ma ovviamente l’idea che ogni informazione possa trapelare al volere dello Stato suscita una sentimento di disagio, poichè viola parte della libertà della persona.
La Apple è consapevole del forte rischio che correrebbe lasciando ruota libera al governo degli Stati Uniti con la possibilità di Back Doors; poichè perderebbe tutta l’autorevolezza e la serietà ottenuta dall’Azienda negli anni e soprattutto farebbe sfumare la fiducia di milioni e milioni di utenti Apple.
La questione resta aperta, ma la conclusione rappresenterà un momento cardine per i dati personali e la privacy dei cittadini.

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