05.02.2020 – 20.44 – Il crollo della piscina Acquamarina di Trieste ha aperto tanti interrogativi riguardanti le possibili soluzioni da metter in atto per rispondere ai bisogni delle molte persone che, a vario titolo, in quella sede svolgevano le loro attività (fisiocure, acquaticità varia per persone con disabilità e addetti ai lavori). Fra i tanti progetti c’è quello proposto da Aias, quale valida alternativa all’attesa – che potrebbe rivelarsi eccessiva – della nuova sistemazione della piscina terapeutica in Porto Vecchio.
A farsi portavoce dell’associazione la dottoressa Federica Verin, socia della stessa Aias e membro del comitato paraolimpico. “Una prima risposta temporanea la si potrebbe avere utilizzando la piscina Bruno Bianchi di Passeggio Sant’Andrea che ha una vasca esterna da 50 metri inutilizzata per la gran parte dell’anno”, spiega la Verin, “con un invaso che oltre ad avere già un impianto per riscaldare l’acqua funzionante ha anche la possibilità, attraverso un’adeguata copertura, dell’uso durante tutto l’anno e non solo durante l’estate”. Un modo, questo, che potrebbe portare a un doppio utilizzo. Oltre alle terapie, infatti, la vasca potrebbe essere destinata al nuoto che da anni richiede una vasca in città da 50 metri per gli allenamenti. La seconda soluzione proposta, non sostituibile alla prima, potrebbe prevedere l’acquisto del complesso industriale siderurgica commerciale di Androna Campo Marzio. Il sito si trova a circa 600 metri dai resti dell’attuale Acquamarina ed eviterebbe l’attesa per la realizzazione di una piscina in Porto Vecchio, dando una più rapida risposta ai bisogni dei cittadini.
I due fabbricati sono attualmente vincolati come archeologia industriale in base al Codice dei Beni culturali (decreto legislativo 42/2004). “In tal senso può essere messo in campo un accordo di programma con la Soprintendenza”, spiega sempre la Verin, “che preveda un piano di recupero e di riuso attraverso l’innesto di una o più vasche con zone servizi e il contestuale recupero del bene vincolato. Questa scelta consentirebbe inoltre agli utenti della vecchia Acquamarina di non allontanarsi dall’edificio primigenio. La proposta del Porto Vecchio“, conclude la portavoce degli utenti dell’ex Acquamarina, “non è da scartare, assolutamente, ma rappresenterebbe un valore aggiunto alle altre proposte. La realizzazione di una di queste soluzioni, però, consentirebbe concretamente di dare una risposta complessiva alla comunità”.
[g.p.]


