Ucciso dall’amianto, sentenza “storica”: 406 mila euro alla vedova

04.01.2020 – 08.46 – Una sentenza “storica” per la città di Trieste: il giudice del lavoro Silvia Burelli ha infatti deciso per un risarcimento di 406 mila euro alla famiglia di un operaio morto per patologie riconducibili a prolungato contatto con l’amianto. Come ha rilevato prima Il Piccolo e dopo l’Ansa Fvg, è la prima sentenza civile a favore di un (ex) dipendente della Ferriera.
L’operaio infatti aveva lavorato presso l’impianto siderurgico dal 1963 al 1967; successivamente quale tecnico elettronico dell’Ente Ospedali Riuniti di Trieste. L’uomo aveva contratto un “mesotelioma pleurico” chiaramente connesso all’amianto. La Ferriera all’epoca era gestita dall’Italsider e l’Ospedale dalla Usl1 (Unità Sanitaria Locale).
Il risarcimento, destinato alla vedova e al figlio, verrà pagato dalla Sirti Spa per quanto concerne la Ferriera e dalla Regione Friuli Venezia Giulia per l’Ospedale.

L’amianto in Ferriera veniva spesso “manipolato” e ritagliato, generando grandi quantità di polvere tossica; queste attività venivano svolte mentre i tecnici elettronici effettuavano i controlli. Merita ricordare come all’epoca si era pienamente consci della pericolosità dell’amianto e di quali effetti potesse comportare per il corpo umano.
La situazione non migliorava passando dalla Ferriera all’Ospedale, considerando come il laboratorio dei tecnici fosse vicino all’officina dove si lavorava l’amianto, con l’aggravante che il tunnel di collegamento ospitava tubature coibentate di amianto presso cui spesso venivano svolti lavori di manutenzione. Come nel caso della Ferriera, i lavoratori non avevano idea della presenza della terribile sostanza, della quale invece erano pienamente consapevoli i loro datori di lavoro.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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