Trieste, nuovo anno accademico 2020 fra università e istituzioni. Dal rettore richiesta di concretezza

24.01.2020 – 17.17 – Una richiesta di concretezza e di decisioni quella indirizzata oggi dal rettore dell’Università di Trieste, Roberto Di Lenarda, nella sua relazione e discorso d’apertura dell’anno accademico 2019-2020 (il novantaseiesimo dalla fondazione), alle istituzioni e in particolare al ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, presente per l’occasione in aula magna, al governatore della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e al sindaco Roberto Dipiazza. Dopo aver parlato della situazione dell’università cittadina, dei nuovi percorsi di studio avviati e dell’importanza ed eccellenza che l’istituto ha acquistato soprattutto per quanto riguarda le discipline scientifiche (senza trascurare i percorsi umanistici di grande importanza in quella che si avvia a essere l’era di un ulteriore passo verso l’automazione e la trasformazione delle professioni), Di Lenarda ha sottolineato, nell’anno di ESOF2020, una situazione in chiaroscuro, che vede il sistema universitario italiano venir definito fondamentale e strategico, nel mantenersi però di una situazione di scarsezza di fondi adeguati e di tendenza alla surroga degli studi all’università con altri fatti in enti privati: “la legge di bilancio approvata”, ha sottolineato il rettore, “, in una fase d’instabilità politica senza precedenti, conferma l’assenza di un progetto politico serio e lungimirante per l’università e la ricerca”.

Una Trieste coinvolta con partecipazione nella vita dell’ateneo e degli studenti – anche, per quanto di sua competenza, con interventi infrastrutturali – quella fortemente rappresentata nelle parole del sindaco Roberto Dipiazza. “Viviamo”, ha detto Dipiazza, “nella società della conoscenza, e gli atenei sono chiamati a dare concretezza a quella che possiamo definire la ‘terza missione’, che si realizza nel dialogo con la società, l’anello forte di quella catena capace di creare un rapporto diretto e funzionale tra formazione e lavoro”. Una sfida, quella da combattere a fianco dell’ateneo triestino, che non è solo quella, importante, per l’istruzione, ma anche l’attrazione di cervelli e competenze da altri paesi, in uno scenario di crescita internazionale, anche attraverso la realizzazione del nuovo, moderno campus per le scuole superiori e l’università nel comprensorio dell’ex caserma di via Rossetti, che verrà riconvertito, attraverso la sdemanializzazione e la locazione da parte del Comune dell’area ora di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti, in spazio dove poter realizzare laboratori, aule multidisciplinari tecnologicamente avanzate, impianti sportivi, mense. “Grazie all’importante sistema scientifico che ospita e alla lungimiranza del nuovo rettore, Trieste ha gli strumenti per vincere queste sfide”.

Sistema scientifico e universitario che, come ha sottolineato il governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, con le sue competenze costituisce “la scintilla per alimentare la coesione sociale e per migliorare la qualità della vita dei cittadini della nostra regione: l’auspicio è che il modello federativo per l’alta formazione, avviato alcuni anni fa, si consolidi sempre di più. Abbiamo bisogno di un sistema coeso, nel quale le singole componenti siano in grado di lavorare all’insegna della complementarietà, della collaborazione e dell’integrazione per avere le capacità di fronteggiare sfide ad ampio respiro, come quelle imposte dall’innovazione”. Assieme al governatore Fedriga, per la Regione Friuli Venezia Giulia erano presenti anche il vicegovernatore con delega alla Salute Riccardo Riccardi, l’assessore all’Università e Ricerca Alessia Rosolen, l’assessore alle Autonomie Locali Pierpaolo Roberti e l’assessore alle Infrastrutture e territorio Graziano Pizzimenti. “Con l’approvazione del piano per il 2019-2021 della legge regionale a sostegno del sistema universitario, abbiamo approvato un programma triennale integrato, che spazia dalla didattica all’edilizia, dalle infrastrutture al potenziamento del personale dedicato alla ricerca, che gode di un budget complessivo che sfiora i 26 milioni di euro, con 16 milioni investiti nella parte corrente e 10 milioni per la riqualificazione e l’ammodernamento delle strutture edilizia e delle infrastrutture di ricerca, cui si aggiungono ulteriori fondi del Fondo Sociale Europeo”. Il Friuli Venezia Giulia deve quindi guardare, ha detto ancora Fedriga dopo aver ricordato l’importanza del diritto allo studio e gli interventi della Regione, con Ardiss, a sostegno degli studenti bisognosi e meritevoli, “con consapevolezza e maturità, al ruolo di raccordo tra l’Europa Occidentale e quella Orientale con il sostegno del mondo accademico e scientifico. ESOF2020 costituisce una grande occasione per definire e consolidare il ruolo del nostro territorio nello scacchiere internazionale del prossimo futuro”.

Parole pronunciate con profonda emozione quelle del ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, in ricordo degli anni universitari trascorsi proprio nella sua città, Trieste: “ebbene sì”, ha ricordato Patuanelli, “anche gli ingegneri si emozionano: i miei collaboratori si lamentano perché inizio molto presto la mattina, ma per prender posto qui, in biblioteca, dovevo alzarmi all’alba, e ho continuato ad avere questa abitudine. Saluto il sindaco di Trieste, Dipiazza, e il presidente Fedriga, con il quale ci stiamo sentendo spesso, in questi primi mesi, lavorando assieme”, ha detto Patuanelli, “nell’esclusivo interesse dei cittadini, della nostra città, della nostra regione. Lasciando fuori dalla porta le polemiche politiche e le divisioni. E sono certo che continueremo a farlo”. Il ministro Patuanelli ha ricordato come l’università rappresenti oggi uno dei passi indispensabili per affacciarsi al mondo del lavoro (con 8 persone laureate su 10, nella fascia d’età fra i 30 e i 34 anni, già impiegate), toccando nel corso del suo intervento uno dei punti già introdotti dal rettore Di Lenarda e sottolineando che in Italia “gli investimenti per le attività di ricerca e sviluppo, 1,35 per cento del PIL nel 2017, sono stati notevolmente inferiori alla media della zona euro, pari al 2,2, con una spesa per le attività di ricerca al di sotto dell’obiettivo 2020 posto dall’Unione Europea. Facciamo ancora fatica e il nostro impegno è ancora particolarmente basso. Il governo sta facendo notevoli sforzi per mettere in campo una serie di incentivi fiscali che possano stimolare soprattutto le piccole e medie imprese a investire in ricerca e da quest’anno in innovazione”. Impresa che si trova di fronte alla rivoluzione del digitale, che “non cambia i modi di produrre ma cambia i modi di fare impresa e di concepire il lavoro. Una rivoluzione culturale più che tecnologica: al centro di questo processo, ci sono le persone”. Collaborare con le università è quindi fondamentale per poter creare figure che rispondano alle esigenze del mercato, nel mantenimento dell’indipendenza degli atenei. “Nel nostro paese, per quanto riguarda la forza lavoro, esiste contemporaneamente un problema di sottoqualifica e un problema di sovraqualifica: da una parte la carenza di laureati rende l’offerta di lavoro italiana sottoqualificata ma dall’altra, la presenza di personale sovraqualificato, circa il 20 per cento della forza lavoro, è legato a caratteristiche strutturali, con microimprese e produzioni a basso valore aggiunto. A noi oggi”, ha concluso poi il ministro Patuanelli ringraziando per la loro testimonianza Andra e Tatiana Bucci, superstiti e testimoni attive della memoria dell’Olocausto alle quali è stata conferita la laurea Honoris Causa in Diplomazia e Cooperazione Internazionale, “oltre al compito di ascoltare, spetta quello di fare insieme una buona politica per l’istruzione: la cura della formazione rende i cittadini più consapevoli, responsabili e partecipi alla vita pubblica, così da garantire lo sviluppo dei valori democratici che rappresentano il vero mezzo di crescita della società civile, pronta a lottare contro ogni tipo di barbarie”.

[r.s.]