Abiti da lavoro e Trieste Trasporti: “Rispetto per tutti i nostri clienti”. Polemica sui Social

09.01.2020 – 20.04 – Si è concluso positivamente, con uno scambio di spiegazioni cortesi seguito al malinteso e con un gesto di professionalità, l’episodio di rifiuto di trasporto pubblico triestino raccontato, sui Social, da un ‘passeggero mancato’ che aveva fatto ‘scatenare’ una giornata quasi di fuoco (sempre da Social) fra le ire di altri utenti verso Trieste Trasporti, i fatti verificatisi e la risposta dell’azienda. Tutto ha preso il via dal rifiuto di un autista del bus linea 4 che, avendo visto un uomo in tenuta da lavoro, non lo ha lasciato salire. A opinione dell’autista, secondo regolamento aziendale, l’uomo non poteva salire sul mezzo, proprio in quanto in abiti sì professionali ma indecorosi e inadatti al trasporto: l’artigiano edile in questione, quindi, dopo la giornata lavorativa, era rimasto a piedi a Opicina, chiedendo attonito: “Cosa dovrei fare?” proprio con un post su Facebook. Immediata la riposta degli utenti, che hanno considerato il gesto ‘assurdo’ e commentato in vari modi, più o meno coloriti.

L’uomo in questione ha infine effettuato una civile segnalazione alla Trieste Trasporti e successivamente non è tardata ad arrivare la risposta, chiara ed esaustiva anche sui Social stessi, del responsabile della comunicazione e delle relazioni istituzionali Trieste Trasporti, Michele Scozzai, che ha contattato personalmente l’utente insoddisfatto del servizio, chiarendo la situazione. Il regolamento di Trieste Trasporti, tra le altre cose, parla di divieto di accedere in vettura con abbigliamento indecente: gli autisti possono interpretarlo a loro considerazione. “Abbiamo parlato con l’autista e con il passeggero mancato, e abbiamo risolto. C’è stata un’incomprensione, perché l’uomo che si apprestava a salire era sì in tuta da lavoro, ma con macchie vecchie, e l’autista ha mal interpretato, agendo in ogni caso nel perimetro delle proprie prerogative professionali e ritenendo che l’abbigliamento non rispondesse a criteri tali da salvaguardare la pulizia del mezzo. Si è trattato di una valutazione personale, un altro conducente sarebbe potuto giungere ad altre conclusioni, ma è stata una valutazione legittima, alla quale è seguito un breve ma cortese e civile scambio di battute. Facendo un discorso più generale, a ogni modo”, ha continuato Scozzai, “i conducenti cercano di rispettare il decoro degli utenti già presenti sul bus. Su 650 autisti sicuramente almeno 630 sono con noi da anni. Per qualsiasi problema o segnalazione è sempre possibile contattare il numero verde 800016675 o la mail [email protected] e saremo lieti di rispondere ai dubbi con tutti gli accertamenti del caso”.

Prima di salire in bus, quindi, occhio alle macchie sui pantaloni: se sono fatte ad arte come quelle di alcune costose marche jeans, spiegatelo all’autista. Protagonista della polemica, più che la situazione, chiarita, fra azienda e utente, il Social Network, sul quale la segnalazione fatta ha provocato risposte fuori tono e commenti che dal cortese e professionale sono stati molto distanti. “L’invito che faccio sempre a tutti”, così ha concluso Scozzai nella sua risposta su Facebook, “è di scrivere e reagire nei Social come si farebbe se ci si trovasse nella vita reale. Che per fortuna è un’altra cosa”.

[m.p.][foto di repertorio]

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