Un libro è per sempre. Con Despar e Giunti al Punto, nuovi volumi per la biblioteca della Casa Circondariale

07.12.2019 – 15.32 – Quale sarà, a rimanere nella loro memoria come il libro più importante letto fra quelli trovati nella biblioteca, possiamo solo supporlo, cercare di indovinarlo. Non c’è mai una risposta giusta o facile: ciascun libro è per noi qualcosa di diverso e ci tocca in un modo unico. Vale ancora di più per i detenuti, e nella storia dell’istituzione carceraria moderna più di uno fra loro ha testimoniato come sia stata proprio la lettura a cambiare la sua vita; si sia trattato di una detenzione lunga o del primo, drammatico impatto con la reclusione, forse l’esperienza più difficile perché immediatamente connessa ai problemi di ogni giorno e all’incertezza sul futuro, su come sarà la vita domani.

Che la miglior maniera per scappare dal carcere sia un buon libro, ce lo ricorda un vecchio scherzo. Una battuta di altri tempi che conserva però ancora oggi tutto il suo valore. Ricevere e poter leggere un libro, mentre si è in carcere, non è così facile: l’accessibilità al libro viene garantita dalla biblioteca interna, che ospita testi selezionati. Anche quando il libro c’è, e la selezione è ampia, ci possono essere altri problemi: lo spazio, la confusione, l’impossibilità – in una vita fatta di una cella nella quale si sta in sei o otto e dove ciascuno è impegnato in qualcosa che va dal guardare la televisione al chiacchierare per trascorrere la giornata, di avere il silenzio e la calma che servono. Non dappertutto c’è una sala di lettura; per quanto si facciano anche su questo molte battute, vivere in carcere, anche nel più evoluto, non è come stare in villeggiatura.
La possibilità di leggere un libro è poi un modo essenziale, per un detenuto o una detenuta, di sperare in un processo di riabilitazione e reinserimento. La maggior parte dei detenuti ha una scolarità molto bassa, o assente; molti, a Trieste, sono stranieri – il sessantacinque per cento. Leggendo si fa qualcosa di positivo; quando il detenuto si avvicina al libro, superando le difficoltà della scolarità – magari quella di non saper leggere bene – e anche la perplessità o, a volte, la derisione degli altri, l’esperienza piace. È come conquistare un momento in più per sé stessi; è un modo per uscire dalle quattro mura e pensare ad altro. Un libro può dare speranza, specialmente nelle situazioni in cui la speranza può sembrare qualcosa di lontano e lo spettro della depressione incombe. Le biblioteche interne, più grandi o più piccole a seconda della struttura carceraria che le ospita, hanno iniziato a ricevere quindi più attenzione da parte delle istituzioni, e a essere, pur nei loro comprensibili limiti, un autentico veicolo di cultura e di crescita.

Da qui, con il pieno supporto del direttore della Casa Circondariale di Trieste Ottavio Casarano, alla collaborazione della libreria Giunti al Punto di Trieste e di Despar, come sviluppo dell’accordo fra la direzione del carcere triestino e il Comune di Trieste unito alle iniziative promosse dal Garante per i diritti dei detenuti, Elisabetta Burla, e dalla dottoressa Alessia Trevisan, si trasforma in realtà la possibilità di far crescere il numero di titoli a disposizione della biblioteca interna del Coroneo. Nuovi testi indirizzati alle persone straniere, che possano essere sia di svago che d’ausilio all’apprendimento della lingua; testi tecnici, che permettano approfondimenti culturali e l’acquisizione di conoscenze e competenze che possono essere utilizzate in futuro, sia una volta fuori che all’interno di una detenzione lunga per ricostruire un progetto di vita. Testi per i minori, una situazione non presente nella Casa Circondariale di Trieste ma tutt’altro che sconosciuta altrove e che si riflette nella presenza di donne, all’interno della sezione femminile, che sono anche madri. Un personaggio, un concetto nuovo, una storia anche di fantasia possono far vivere emozioni reali. L’importante non è solo la storia in sé, ma come viene raccontata; quella della biblioteca del carcere di Trieste è una storia bella.

[r.s.]

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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