29.12.2019 – 08.18 – Si è tenuta nella mattinata di ieri una conferenza stampa di bilancio della Federazione per il Territorio Libero di Trieste. Porto, privatizzazione della città, un no forte a quello che il segretario del movimento Giorgio Marchesich ha definito il business dell’immigrazione clandestina e la cittadinanza del TLT. Questi i punti fondanti per i quali l’associazione si batterà anche nel 2020. L’anno che si sta chiudendo, invece, è stato contraddistinto da molte iniziative portate avanti dagli indipendentisti. A cominciare, il 10 febbraio scorso, dalla manifestazione organizzata dalle donne per il TLT, alle iniziative per i 300 anni dall’istituzione del Porto Franco, fino alla consueta sagra estiva di Prosecco; infine, il 15 settembre, c’è stata la manifestazione unitaria in occasione della ricorrenza dell’istituzione del TLT e un’altra il due novembre contro il business dei clandestini. «Dobbiamo ritornare per le strade di Trieste numerosi come nel 2013, ne va del futuro della nostra città – ha ricordato il segretario del movimento, Giorgio Marchesich, quale proposito per il 2020 – dobbiamo tirare fuori gli attributi e dire a tutti che questa è casa nostra. Siamo d’accordo con il Sindaco Roberto Dipiazza – ha proseguito poi Marchesich – quando in occasione del diniego da parte di Roma alla demolizione della sala Tripcovich ha sostenuto che si è vergognato di essere italiano. Anche in quella circostanza si è dimostrato che è sempre Roma che comanda, anche per le piccole cose, tanto che viene da chiedersi a cosa serva l’autonomia della nostra Regione».
Critiche nei confronti della situazione economica e del crollo demografico sono piovute dal presidente Antonio Furlan. «In Porto Vecchio si rischia di creare un’altra cattedrale nel deserto come accaduto per Porto Piccolo – ha tuonato Furlan – il tutto mentre i giovani scappano da Trieste in cerca di nuove prospettive».
[g.p.]


