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martedì, 29 Novembre 2022

Teatro Tripcovich, ‘No se pol’ dal Ministero. Roma vieta l’abbattimento; le ragioni?

13.11.2019 – 15.14 – Il piano di riqualificazione di Piazza della Libertà a Trieste, annunciato lo scorso 10 settembre 2018, incontra l’alt del Ministero: Roma vieta di abbattere la sala Tripcovich. L’ingombrante, pesante, disadorno casermone di cemento armato costruito negli anni Trenta non potrà essere smantellato: è, secondo il Ministero, un elemento di pregio architettonico. Una decisione sulla quale il sindaco Dipiazza ha scagliato tutta la sua furia, perché l’abbattimento era ormai considerato una decisione inevitabile, scontata. La stessa Soprintendenza di Trieste – notoriamente severa – aveva ammesso come sì, la Tripcovich avesse fatto il suo corso. Eppure il “No se pol” triestino stavolta ha contagiato Roma e la situazione appare invertita: è la capitale che vieta, è Roma che si oppone al cambiamento.

Mentre non manca chi agita le bandierine e applaude, perchè “un teatro è stato salvato” [il teatro Tripcovich, da tempo, è ritenuto inadeguato, non recuperabile in quanto fatiscente e acusticamente inadatto dagli esperti Ndr], rimangono aperti diversi interrogativi. A partire dalla questione architettonica: mentre il panorama di Piazza della Libertà è notoriamente ottocentesco, tanto da ricordare la Vienna fin de siecle, la Tripcovich spicca come un’intrusa. Quanto sarebbe una piazza grande e ariosa, viene soffocato dalla mole funzionale di una stazione delle autocorriere costruita per il solo scopo di alloggiare automezzi. L’edificio risale al 1935, ma gli architetti che l’hanno firmato – Giovanni Baldi ed Umberto Nordio – hanno costruito edifici di maggiore valore a Trieste. La Stazione era solo una fermata di passaggio nella storia architettonica dei Nordio, certo non un punto di arrivo.
Il divieto inoltre ancora una volta impedisce diconnettereil Porto Vecchio a Trieste, nasconde i cancelli di gusto Liberty costruiti da Giorgio Zaninovich e impedisce un collegamento visivo e reale con gli ex magazzini portuali. La Tripcovich, allo stadio attuale, rimane “in mezzo”. Più che un edificio, un ostacolo.

La questione storico-architettonica impallidisce a confronto con il problema della viabilità. La riqualificazione, secondo quanto affermato un anno e mezzo addietro, sarebbe costata 5 milioni; ma il nuovo assetto stradale avrebbe funzionato solo abbattendo la Tripcovich. I piani prevedevano la distruzione della vecchia stazione come parte integrante della riqualificazione, non come un’aggiunta.
Il pensiero corre allora alle deviazioni e alle modifiche alla viabilità di un anno fa, così come di alcune settimane addietro: tutte tese a completare quei lavori che dovevano trovare il culmine nell’eliminazione della Tripcovich. Code e file, disagi e stress: sopportati con l’idea che il completamento dei lavori avrebbe garantito una viabilità sicura ed efficiente.
La discussione sul divieto romano andrebbe anche inquadrata nelle tempistiche della riqualificazione: se l’alt fosse giunto nei primi mesi dei lavori, questo avrebbe permesso di correggere il progetto. Ma il divieto è arrivato quando una larga parte dei lavori, stando alle dichiarazioni dell’amministrazione, è stata completata. Il tutto con notevoli sofferenze per i triestini, dal traffico, all’abbattimento degli alberi nella zona delle pensiline, alla chiusura dei sotto passaggi. È lecito allora chiedersi come potrà proseguire la riqualificazione; se sarà necessario ritornare alla situazione precedente gettando via 5 milioni o se ci si dovrà accontentare di un assetto stradale “strozzato” dalla presenza di un’ex stazione in completo degrado.

[Trieste All News, Perchè abbattere la sala Tripcovich: la storia contro la funzione]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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