04.12.2019 – 08.45 – Tempi duri per i musei tradizionali. Il pubblico ricerca sempre più l’eccentrico, il bizzarro, l’interattivo. Le vecchi esposizioni soffrono, ma i musei capaci di rinnovarsi si rivelano ora più che mai importanti hub tanto culturali, quanto economici. Uno di questi casi è il Museo della Moda e delle Arti applicate [Gorizia] che ha ieri soffiato le venti candeline con un nuovo allestimento e una mostra temporanea volta a “svecchiare” un impianto che rimane molto moderno nella generale composizione. Secondo quanto annunciato dall’assessore alla cultura, Tiziana Gibelli, il museo diventerà una delle future componenti del cosiddetto “Mess“, ovvero il Museo Etnografico di Storia Sociale del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di “realtà significative che documenteranno parti importanti della vita rurale, quotidiana e del costume di questa regione”.
“Vent’anni di attività per questo museo – ha precisato Gibelli – sono un traguardo importante, costellato da tappe significative valorizzate da questa veste nuova e coinvolgente nelle modalità di approccio. Un percorso che si è arricchito nel tempo attraverso i molti aspetti di un settore che era considerato frivolo fino a qualche decennio fa e che invece è considerato ora l’epitome del made in Italy“.
A illustrare la storia del museo è intervenuta Raffaella Sgubin, direttrice del servizio ricerca, musei archivi storici dell’ente regionale per il Patrimonio culturale della Regione Friuli Venezia Giulia (Erpac) che ha ricordato come la struttura museale, inaugurata il 3 dicembre del 1999 in seno ai musei provinciali di Gorizia, festeggia i suoi vent’anni con un allestimento fatto di righe, quadri e fiori.
Il percorso espositivo si apre con la sezione tessile, che racconta la storia di produzione, lavorazione e tessitura della seta a Gorizia, attività che nel ‘700 ricevettero un grande
impulso dall’imperatrice consorte Maria Teresa e poi dal figlio, l’imperatore Giuseppe II.
I campioni tessili proposti sono stati selezionati secondo i tre temi guida dell’allestimento, righe, quadri e fiori, e un’installazione multimediale interattiva consente al visitatore di cimentarsi con il design tessile, creando a proprio piacimento le più svariate combinazioni.
La parte centrale dell’allestimento espone abiti scelti tra quelli con tessuti rigati e quadrettati, che vanno dal ‘700 agli inizi del ‘900. Tra i più spettacolari, gli abiti femminili di metà Ottocento, destinati a essere portati con ampie crinoline.
Un’altra installazione multimediale basata su figurini di moda accompagna il visitatore in un viaggio nella storia del costume, tra interni domestici, giardini e teatri.
L’ultima parte del percorso espositivo è stata concepita da Thessy Schoenholzer Nichols come una sequenza di situazioni ispirate al tema del fiore. Si va dall’abbigliamento maschile settecentesco, più fiorito di un erbario, al parasole degli Anni Venti. Tra gli abiti femminili si segnalano quelli disegnati da Maria Monaci Gallenga, con fiori ispirati alle stoffe
rinascimentali, ma una parata di abiti novecenteschi fa capire quanto il tema floreale sia stato frequentato lungo tutto il secolo. Alla fine del percorso, una pioggia di fiori crea
atmosfere di pura poesia.


