06.11.2019 – 17.10 – La caccia illegale, piaga di sempre e terrore degli animali delle zone boschive e naturali di casa nostra: sono oltre 130 i bracconieri denunciati dai Carabinieri Forestali al termine dell’operazione “”Pettirosso”, che ha visto come teatro le province di Brescia e Mantova, punti caldi del bracconaggio italiano diffuso purtroppo su tutta la penisola: Mantova e Brescia sono i “punti neri”, “black spot” del Piano d’Azione Nazionale contro il fenomeno, ma l’attività dei Carabinieri non si esaurisce solo sulle due aree e sono stati sequestrati ben 1500 dispositivi illegali di cattura e 77 fucili, per la salvezza di migliaia di uccelli. Le attività hanno visto impegnato, dal 5 al 31 ottobre di quest’anno, un contingente di Carabinieri composto da 50 militari, i quali hanno effettuato un capillare controllo del territorio, assicurando appostamenti diurni e notturni anche in condizioni climatiche avverse a tutela degli uccelli nel periodo cruciale della migrazione. Tra gli strumenti illegali utilizzati dai bracconieri, richiami elettronici, reti da uccellagione, gabbie-trappola nonché gli strumenti più disparati – più di 900 quelli sequestrati – fino ad arrivare agli archetti e trappole metalliche in grado di imprimere lunghe sofferenze alla fauna, lasciata viva ed agonizzante per ore.
Grande collaborazione, che ha assicurato il successo dell’operazione, da parte delle associazioni ambientaliste come CABS, Legambiente, WWF e LAC, dei cittadini e dei cacciatori, a dimostrazione di un fenomeno che è tutt’altro che in regressione. Sono stati infatti 3800 gli uccelli rinvenuti dopo l’abbattimento o la cattura illecita, 840 dei quali vivi, tra i quali numerose specie particolarmente protette o non cacciabili. Quasi tutte le specie danneggiate sono tutelate da convenzioni internazionali, normative europee e nazionali. Alcuni dei bracconieri, sorpresi a catturare le loro prede mediante reti da uccellagione, detenevano illegalmente, presso le proprie abitazioni, oltre 3000 esemplari morti e tenuti congelati. Alle 130 persone denunciate sono stati contestati il furto aggravato di fauna selvatica – bene indisponibile dello Stato – di ricettazione, contraffazione e uso abusivo di sigilli, maltrattamento e detenzione non consentita di animali, uccellagione, esercizio della caccia con mezzi non consentiti, porto abusivo di armi. Gli esemplari sequestrati sono stati affidati al centro di recupero animali selvatici “Il Pettirosso” di Modena per il successivo rilascio in natura, non appena le condizioni fisiologiche degli stessi lo consentiranno.
[c.s.]


