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mercoledì, 5 Ottobre 2022

Giorgi (ICTP): “Fra vent’anni avremo duemila eventi catastrofici all’anno”

11.11.2021 – 07.01 – Mentre, tra grandi assenze e piccoli passi in avanti, è in corso la COP26 di Glasgow volta a individuare una soluzione al cambiamento climatico, anche Trieste ha avuto una sua piccola COP26: si è infatti tenuta, nel Palazzo della Regione, una conferenza sugli effetti del climate change sul nostro mare, con la presenza delle eccellenze della Trieste scientifica, OGS in testa, e quale ospite di spicco, il premio Nobel Filippo Giorgi dell’ICTP.
Anche infatti ammettendo che gli obiettivi della COP26 oltrepassino le più rosee aspettative, vi sarà un aumento del livello del mare, il quale coinvolgerà Trieste, con speciale riferimento alla città bassa.
L’assessore alla difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro ha portato i saluti della Regione Friuli Venezia Giulia, osservando che la Regione mira ad anticipare gli obiettivi del Green New Deal 5 anni in anticipo rispetto al 2050, ponendosi “prima della classe in Europa“. Il FVG deve però ammettere di essere una Regione il cui inquinamento deriva (anche) dalla posizione all’incrocio di più regioni e più stati, specie per l’acqua e l’aria.
Occorre inoltre osservare, ha notato Scoccimarro, come difficilmente il problema potrà essere risolto se alla COP26 risultano assenti “due delle più grandi produttrici di CO2 al mondo“, cioè “Russia e India“.
Infine, pur ammirando l’attivismo dei giovani verso l’ambiente, Scoccimarro ha protestato la loro “strumentalizzazione”, citando il caso del “Tagliamento” dove saranno necessari interventi di sicurezza. Servirebbe pertanto un “ambientalismo dal volto umano“; e a questo proposito Scoccimarro ha citato come vincente l’esempio della Ferriera e la sua tutela dei posti di lavoro. “I sogni – ha concluso – vanno calati nella realtà”.

È intervenuto anche il sindaco Roberto Dipiazza, con un breve discorso inaugurale, ricordando l’operato, già accennato nell’occasione della Barcolana 2021, per evitare che le acque reflue dei torrenti sotterranei di Trieste vengano scaricate nel mare. C’è un’unica eccezione ed è quel torrente Chiave che scorre in Porto Vecchio il qualche anch’esso a breve verrà ridirezionato.
Il prof. Michele Pipan, in rappresentanza dell’OGS, ha ricordato invece che il cambiamento climatico ha “ricadute a scala frattale anche sulle realtà locali“, pertanto ha senso parlarne proprio con le autorità locali. La conferenza sul clima, nell’ambito triestino, coinvolge particolarmente l’OGS che rimane una delle istituzioni con le “condizioni più favorevoli per fronteggiare questo tema”. Dopotutto ricorre anche il centenario dell’istituto, nato nel 1921.
Accanto all’OGS era poi presente l’Arpa FVG, per la quale ha discusso la presidente Anna Lutman, la quale ha rilevato che l’ente, nato nel ’99, continua tutt’oggi a tutelare anche il mare, ampliando la propria azione a nuovi campi come il rumore sul mare e l’impatto degli inquinanti.

Il Premio Nobel Filippo Giorgi ha dato il via alla conferenza, la quale annoverava alcuni tra i “big” della scienza triestina connessa al mare e al cambiamento climatico. Sono infatti intervenuti Andrea Cicogna per l’Arpa FVG, la glaciologa Florence Colleoni e l’ecologo Cosimo Solidoro per l’OGS.
Il climatologo, responsabile della Sezione di Fisica della Terra per l’ICTP, ha ricordato che il biennio appena trascorso ha rappresentato un periodo straordinario, con un aumento di eventi catastrofici connesso all’emergenza climatica. Nel solo caso italiano basti ricordare la Tempesta Vaia (2018) e lo scioglimento dei ghiacciai del Monte Bianco (2019). Tutti gli indici connessi al climate change confermano da tempo un aumento esponenziale: dall’anidride carbonica, agli eventi catastrofali.
Fra vent’anni avremo duemila eventi catastrofici all’anno” ha osservato Giorgi. E gli indici, in alcuni casi, “continuano ad accelerare”, ben più delle previsioni iniziali. La stessa Italiasi è riscaldata più del doppio della media mondiale“. L’inquinamento, allo stadio attuale, è diventato “il terzo killer dopo i tumori e i problemi cardiovascolari”. Intanto, all’aumento del livello dei mari inizialmente previsto, si è inserita l’incognita dello scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia.
Anche ammettendo che la COP26 raggiunga i suoi obiettivi, parte del danno è stato fatto: “anche nello scenario più ottimistico avremo forti cambiamenti climatici“.

Quali soluzioni allora, pur nella consapevolezza che una quota di catastrofi e difficoltà risulteranno inevitabili? Saranno più che mai necessarie “politiche di adattamento locali“, con un passaggio a “politiche importanti di efficientamento elettrico” a loro volta derivanti da fonti rinnovabili. È necessario inoltre un passaggio a un’economia circolare e a km zero, con una drastica riduzione degli sprechi alimentari.
Il premio Nobel non ha risparmiato parole dure rimproverando gli imprenditori e gli industriali che promettono di diminuire le proprie emissioni “tra qualche anno o decennio”. Per la loro stessa natura le emissioni di gas serra sono cumulative; pertanto “difficilmente possono essere smaltite”. Il mantra delle zero emissioni nel 2050 pertanto potrà essere conseguito soltanto se ci si muoverà con gradualità: non è serio, secondo il climatologo, argomentare di voler continuare “ancora qualche anno” con il ritmo attuale, promettendo di voler ridurre l’inquinamento tra due, cinque, dieci anni e non subito. La soglia del 2050 è stata posta immaginando un taglio delle emissioni dal 2021, senza ulteriori indugi. Non dal 2022, dal 2025 o 2030. L’anidride carbonica immessa adesso avrà conseguenze tra dieci, vent’anni; la situazione è tale che ogni ulteriore indugio obbliga a scelte sempre più drastiche nel futuro.
Più si temporeggia, fosse anche di qualche anno, più la situazione peggiora.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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