Landslide, l’Umbria e l’Emilia. La sinistra italiana di fronte alla paura del terremoto

05.11.2019 – 17.13 – “Landslide”. Letteralmente, “frana”; politicamente, il termine ha iniziato a essere usato frequentemente dapprima negli Stati Uniti – nel 1936, quando Franklin D. Roosevelt ottenne quasi il 61 per cento dei voti degli elettori – e poi via via in Europa per indicare uno spostamento repentino, in un tempo relativamente breve, di masse elettorali verso l’uno o l’altro dei due schieramenti. Quasi un plebiscito; figurativamente, naturalmente, intendendo il raggiungimento di percentuali di preferenze tali da chiudere subito o quasi subito i giochi.

È il caso di questi mesi: a Trieste, un PD che galleggia. Movimento 5 Stelle giù, Lega al 40 per cento, Fratelli d’Italia che veleggia verso il 10. In Umbria, pochi giorni fa, crollo del candidato giallorosso. Quella dell’Umbria è stata una frana che si poteva immaginare: il ‘tutti contro Salvini’ di questa estate seguito alle elezioni europee – pernicioso effetto della personalizzazione della politica che colpisce, da quanto storia è storia, tutti senza via di scampo: prima eroi delle folle, poi messi alla gogna – dopo la crisi e il nuovo governo Conte, non poteva bastare a rassicurare la base sia di un Partito Democratico che di un Movimento 5 Stelle, che si aspettava ben altro dai rappresentanti che aveva eletto. Né, decisamente, ha giovato il rientrare in campo di un Matteo Renzi orientato apparentemente a raccogliere l’eredità di Silvio Berlusconi; Renzi che peraltro, sulla frana umbra, ha atteso, per poi dichiarare alla stampa di averla prevista. Ora però, come se la frana umbra e il deciso successo dell’alleanza Salvini-Meloni non bastassero, ci sono le scosse di avvertimento in quella che, dal primo giorno della Repubblica Italiana e anche da prima, è terra di sinistra: trapelano alla stampa dati che assegnerebbero il vantaggio alla destra, per le elezioni regionali, nientemeno che in Emilia. E non è mai accaduto: più forte di questo, come segno d’insofferenza nei confronti della coalizione PD-5 Stelle e del desiderio degli italiani di tornare alle urne, che cosa ci potrebbe mai essere. Una sconfitta del PD in Emilia sarebbe più che una frana: avrebbe i connotati di un terremoto per il governo Conte, che, certo, poi si può anche far restare dov’è a suon di nastro adesivo e colla stick, ma che avrebbe difficoltà a parlare ai suoi elettori, con un Luigi Di Maio che vuol correre da solo.

Quella che sembra essere poco compresa, e forse è questo l’errore di fondo della sinistra, è la nuova destra. La destra esistita per tanto tempo in Italia adesso non esiste più, e si può anche tralasciare, con onestà, il prefisso ‘centro’. Il ‘centro’, di fatto, con la Forza Italia – di oggi – avviata a scomparire dal radar se non subentreranno cambiamenti, non c’è: Silvio Berlusconi, con tutte le sue contraddizioni, è stato uno statista, capace sì di fare la battuta sul Culatello restando sempre vicino alla ‘pancia del popolo’ e di parlare con la ‘nipote di Mubarak’, ma anche di discutere con Angela Merkel, Bush e Barack Obama, evitando gli estremismi e portando la Forza Italia – di allora – nel PPE. Oggi, al timone della destra italiana c’è Matteo Salvini, che ha alleati di natura diversa e non ama tremendamente la moderazione nel dialogo e negli incontri con gli altri politici europei. Quello dello scontro può essere stato un periodo strumentale, un cavalcare l’onda per poter consolidare le preferenze e crescere in numero: Matteo Salvini, con il supporto di Giorgia Meloni (che sta seguendo un po’ la stessa strada in termini di esposizione al pubblico e personalizzazione del suo partito politico, e con successo – pena i rischi già discussi se qualcosa dovesse andare storto: prima eroi, poi dimenticati, e peggio ancora, purtroppo, nel nostro paese, per una donna) – Matteo Salvini dicevamo, più prima che dopo, le elezioni le vincerà. Probabilmente, alla prima occasione in cui si andrà alle urne. A quel punto, la sua politica dovrà cambiare, ammorbidendo la linea, perché in Europa ci sono attori forti e uno scontro frontale con la Francia e la Germania è difficile da immaginare. Al di là degli estremi, pochi pensano davvero che un’Italia fuori dall’UE sia possibile: di poter sostenere i suoi avversari quando il gioco si fa duro, l’Europa a Salvini ha già dimostrato. E poi, governare ‘per’ è sempre più difficile che governare ‘contro’: gli elettori che hanno sostenuto il ‘contro, a tutti i costi’ possono poi restare delusi, e farsi portar via dal vento.

Per capire come sarà il domani politico, prima in Emilia e poi via via in tutta Italia, fino alle elezioni nella nostra Regione, ci vuole ancora tempo. È un tempo però che si porta dietro la confusione creatasi già con il governo giallo-verde ed estesasi al dopo, e che in mezzo ha Natale, Capodanno e poca voglia di uscire nei mesi d’inverno. Mesi nei quali la sinistra italiana non si sente più sicura a casa propria: Zingaretti, Bersani, Prodi e Bonaccini avranno molto da fare per salvare il salvabile, minato da un male che parte da lontano e che racconta di una sinistra che quando veste nuovo attrae, e quando ripete cose vecchie e cade sulle etichette stanca e respinge i giovani. Di questi tempi, tutto può succedere.

[r.s.]