Trieste città sicura? Sicurezza, riprendiamo a parlarne

29.10.2019 – 13.28 – Bentornati su questa rubrica. Dopo la pausa estiva, torniamo a parlare di sicurezza. Purtroppo non lo facciamo portando buone notizie, in quanto negli ultimi mesi si sono susseguiti numerosi episodi di violenza lungo tutta la penisola, che stanno evidenziando un preoccupante aumento della stessa. Siccome è un fenomeno che sta espandendosi, sfortunatamente ha toccato anche Trieste. Infatti neanche noi siamo esenti da questo incremento delle aggressioni (ma non solo), eventi che stanno avendo una frequenza sempre maggiore.

Facciamo una veloce carrellata solo dei fatti più noti, accaduti recentemente, così da esplicitare meglio il fenomeno.

  • 24 maggio: maxi rissa in piazza Goldoni tra persone di etnia kosovara e bengalese (circa una decina) e, nella stessa serata, altra rissa questa volta fra etnie pakistana e kosovara in via Madonnina;
  • 26 maggio: due donne aggredite in un locale in via san Marco;
  • 6 giugno: due tabaccherie vengono rapinate da una coppia di ladri;
  • 26 giugno: rissa tra sei persone in piazza Goldoni, denunciato un uomo di etnia afghana;
  • 9 agosto: due uomini di etnia pakistana rapinano un loro connazionale del suo portafoglio in piazza Oberdan, con ferite da coltello;
  • 25 agosto: ragazzo napoletano inseguito da piazza Goldoni fino in via Oriani, scippato. Insegue gli assalitori, ferma quello con il suo borsello e viene per questo atterrato e colpito. Salvato dagli amici giunti in suo aiuto. Arrestati due uomini di etnia irachena;
  • 4 ottobre: due agenti cadono in servizio per colpi di arma da fuoco, in Questura, per mano di un dominicano;
  • 12 ottobre: accoltellamento ai danni di un diciassettenne in Scala dei Giganti, ad opera di un uomo di etnia kosovara e con l’aiuto dei suoi complici

Mi rendo conto che questa lista assomiglia ad un bollettino di guerra, ma credo sia una risposta concreta a chi parla di “percezione” di insicurezza, mentre i dati dicono che la criminalità è in diminuzione. E se davvero vogliamo parlare di dati, purtroppo anche questi ultimi non ci portano buone notizie.

Infatti, da una ricerca condotta da “Il sole 24 ore” sulla criminalità nel 2018, emerge che Trieste si posiziona al 24mo posto (su 106) nella classifica generale riguardante la criminalità, mentre analizzando i casi specifici abbiamo:

  • 6to posto negli omicidi volontari consumati;
  • 75mo posto per i tentati omicidi;
  • 52mo per furti con strappo;
  • 14mo posto per furti con destrezza;
  • 48mo per furti in abitazione;
  • 11mo per furti in esercizi commerciali;
  • 51mo per furti di autovetture;
  • 35mo per rapina;
  • 47mo per estorsione;
  • 15mo per riciclaggio e impiego di denaro;
  • 1mo posto per truffe e frodi informatiche;
  • 79mo per gli incendi;
  • 37mo per stupefacenti;
  • 1mo per violenze sessuali [dato che è stato successivamente approfondito dalle Forze dell’Ordine Ndr]

Questa classifica ha il limite che si basa sul numero di denunce ogni 100.000 abitanti, e di conseguenza non comprende i numerosi casi in cui la vittima non segnala l’illecito subito (ossia molti casi di microcriminalità che sfuggono al controllo delle autorità o che non vengono denunciati). Ma rappresenta comunque un’immagine significativa della nostra città: a parte i tentati omicidi, i furti con strappo e gli incendi, per tutte le altre tipologie di reato siamo nella metà superiore della classifica, e con due primati assoluti (truffe e violenze sessuali).  Rispetto al 2016 e al 2017 si registra un 3,29 per cento in meno, ma la mia domanda è: con tutti gli eventi accaduti quest’anno, elencati sopra, il 3,29 per cento in meno è sufficiente per farci sentire più sicuri?

La mia risposta, da tecnico, è assolutamente no. E attenzione! Se si analizzano le varie risse e aggressioni accadute quest’anno, si scoprono altri due dati importanti, che dovrebbero farci riflettere:

  1. la maggioranza dei fatti delittuosi non è avvenuta in periferia o in qualche zona con un alto indice di degrado, bensì nel centro della città, ossia piazza Goldoni e piazza Oberdan, dove alla sera i nostri ragazzi prendono il bus, dove normalmente ci si muove a piedi e dove, in teoria, ci si dovrebbe sentire più sicuri;
  2. quasi mai la vittima è aggredita da un singolo, ma sempre più spesso da almeno due persone, se non di più.

Questi ultimi due dati aggravano il panorama cittadino se visto dalla prospettiva della sicurezza, in quanto va a demolire almeno due convinzioni. La prima è geografica: “Se non frequento le periferie, dovrei essere abbastanza sicuro”, mentre la seconda è metodologica, ossia che “Se frequento un bel corso di autodifesa, sono pronto ad affrontare la situazione pericolosa”. Ebbene, credo sia chiaro che non corrispondono al vero. Soprattutto la seconda, in quanto da esperto del settore posso affermare con assoluta certezza che non c’è corso che prepara ad affrontare avversari multipli. E se qualcuno ve lo propone, girate i tacchi e recatevi in un posto più serio.

Quindi, cosa fare per sentirsi più sicuri e realmente capaci di affrontare la situazione? Lo vedremo nei prossimi articoli di questa rubrica, che affronteranno nello specifico le varie soluzioni che hanno già dimostrato la loro efficacia sul campo. Chiudo questo primo pezzo ricordando un ultimo, ma non per importanza, allarmante dato. E questo dato grave, oltre all’incremento delle aggressioni visto sopra, è che sempre di più i malviventi dimostrano scarso, per non dire nullo, rispetto perfino verso i rappresentanti delle Forze dell’Ordine:

  • la provocazione accaduta a Napoli contro un militare in servizio per “Strade sicure”;
  • l’accoltellamento al collo di un altro soldato che svolgeva il medesimo servizio, a Milano;
  • un pregiudicato che minaccia i Carabinieri a Latina (Quartiere Toscanini), a ottobre;
  • il triste e drammatico episodio accaduto presso la nostra Questura, che ha visto due agenti di Polizia cadere mentre erano in servizio.

E stiamo parlando solo dei mesi di settembre e ottobre di quest’anno: questo è il clima in cui deve operare un membro delle Forze dell’Ordine impegnato in strada. Ne consegue che, se c’è poco timore o rispetto per chi indossa una divisa, figuriamoci se invece il bersaglio del criminale è l’uomo comune. Il senso di impunità, la conoscenza dei propri diritti, la consapevolezza dei vantaggi purtroppo offerti dal nostro sistema giuridico e lo status spesso di svantaggio sociale che garantisce ulteriori “agevolazioni” dal punto di vista della legge, fa si che sempre più individui si sentano in diritto di delinquere, a spese del cittadino onesto.

Ma anche questo tema riguardante le Forze dell’Ordine e come tutelarsi legalmente verrà affrontato nei prossimi articoli…

…parlando di sicurezza.

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