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martedì, 6 Dicembre 2022

Spiaggia, baci e violenza sessuale. Il Diritto 4.0

21.10.19 – 15.08 – Vediamo assieme due casi giudiziari che hanno in comune la lesione della “sfera sessuale” di donne e ragazze da parte di uomini. Si tratta in entrambi i casi di reati di violenza sessuale in cui gli aggressori sembrano non aver agito nella consapevolezza di ciò che stavano facendo. Non molti anni fa, l’uomo “gagliardo” veniva rappresentato al cinema o alla televisione mentre, passando, pizzicava la natica di una signorina: l’uomo sorrideva sicuro di sé, e la signorina protestava bonariamente. Oggi dovrebbe essere a tutti chiaro che se la signorina protestasse presentando una querela, l’uomo verrebbe condannato per violenza sessuale.

Nel primo caso siamo in Sardegna, lungo una spiaggia. L’imputato vede una donna che passeggia da sola, la afferra alle spalle, la getta sulla sabbia e la immobilizza. Poi, la palpeggia. L’aggressore, condannato per violenza sessuale e lesioni personali a tre anni e cinque mesi di prigione impugna la sentenza e prova a ricostruire i fatti. Sostiene che l’episodio era durata soltanto pochi secondi, che i suoi gesti erano stati poco invasivi, che la vittima non era stata colta di sorpresa poiché aveva da tempo visto che la seguiva e che il fatto si era svolto su un litorale notoriamente affollato dai bagnanti.
La Corte di Cassazione replica che le prove raccolte durante il processo indicano dei fatti ben diversi. Innanzitutto, viene sottolineato come la brutalità dell’aggressione abbia provocato alla donna delle lesioni fisiche, sia pur lievi, e come la sua immobilizzazione abbia leso la sua libertà sessuale. Quanto al fatto che l’azione si sia svolta su una delle spiagge più frequentate di Cagliari, esso appare del tutto irrilevante, poiché l’episodio si è verificato alle 7 del mattino, quando il lido non era ancora popolato dalla folla dei bagnanti. (Cass. 36486/2019).

Nel secondo caso, dalla Sardegna ci spostiamo in Piemonte, dove un uomo viene condannato per aver baciato repentinamente sul collo una ragazza incontrata in una stazione ferroviaria. Più che una ragazza, una ragazzina, di soli quattordici anni. L’imputato evidenzia come i testimoni, che hanno riferito quanto raccontato loro dalla ragazzina, abbiano tutti dato versioni differenti: l’insegnante con cui si era confidata aveva riferito di aver appreso di un tentativo di bacio sul collo; un’amica di baci sul collo “scendendo quasi ad arrivare al seno”; un’altra amica aveva addirittura negato di aver saputo di baci. Insomma, sarebbe impossibile avere certezza che un delitto sia stato commesso, esistendo versioni troppo differenti del medesimo fatto. La Corte di Cassazione, cui l’uomo si rivolge impugnando la sentenza di condanna, conclude invece che i baci furono proprio tre (“uno prima e due poi”), mentre le differenze tra le varie versioni sono minime e ininfluenti.
L’imputato insiste e dichiara che, se anche avesse baciato la ragazza, l’avrebbe fatto senza intenzioni di natura sessuale e pertanto, non si può parlare di violenza sessuale. Ma lui è un uomo maturo, lei ha quattordici anni e non si conoscono: pertanto, “quand’anche il movente non fosse stato lascivo ciò non escluderebbe l’invasione della sfera sessuale della quattordicenne, neppure minimamente disponibile a qualsivoglia tipo di intimità fisica con un attempato adulto che l’aveva importunata in stazione.” (Cass. 36418/2019)

avv. Guendal Cecovini Amigoni

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