Il vicegovernatore, prendendo spunto da questa esperienza di Sacile, ha rimarcato le ragioni che supportano la concentrazione delle attività specialistiche sanitarie di un territorio in un’unica struttura, “perché, se vengono frazionate in più centri, si riduce la casistica e con essa anche la qualità del servizio erogato ai cittadini”.
“Vedere quindi – ha sottolineato Riccardi – che dei professionisti scelgano di cambiare la sede di lavoro per dedicarsi alla stessa attività in un contesto organizzativo più funzionale, è un merito che bisogna loro riconoscere”.
La Ssd, operativa dal 2000 all’Ospedale di Pordenone e da quest’anno trasferita a Sacile, comprende l’attività ambulatoriale e la pratica delle tecniche di procreazione assistita omologa (gameti della stessa coppia) ed eterologa (gameti di un donatore esterno).
Oltre a Riccardi, hanno preso parte all’incontro, tra gli altri, anche il sindaco di Sacile, Carlo Spagnol, e i consiglieri regionali Mara Piccin e Ivo Moras.


