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martedì, 29 Novembre 2022

Calabrone orientale arriva in FVG. Accertate almeno 4 popolazioni a Trieste

26.09.2019 -15.30 – Viene chiamato Calabrone Orientale o Vespa orientalis, dall’aspetto apparentemente simile ai calabroni nostrani ma è leggermente più piccolo e di colorazione marrone-rossiccia, lo contraddistingue una ampia fascia gialla sull’addome. Come si può facilmente intuire dal nome, questo insetto originario dell’Asia, è presente anche nelle zone dell’India e dell’Africa settentrionale, sino al sud del Balcani. In Italia è già diffuso da qualche tempo prevalentemente nell’area meridionale, in particolare in Sicilia ma stando a quanto diffuso dalla recente ricerca in pubblicazione sugli Atti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste a cura dei naturalisti Nicola Bressi, Andrea Colla e Gianfranco Tomasin, sembra che ormai sia presente anche nel nostro capoluogo.

I primi avvistamenti risalgono ad agosto 2018 e sono stati registrati grazie alle segnalazioni di alcuni cittadini che non riconoscendo l’animale ha contattato il Museo triestino, il quale fino a poco tempo fa, si presumeva si trattassero di casi isolati di esemplari arrivati con qualche container, infatti il Calabrone Orientale era già stato avvistato nei porti di Genova, Londra e Bruxelles ma non era mai riuscito a superare l’inverno.”Si tratta della popolazione più a nord al mondo per questa specie e per di più nel centro di una città” ha dichiarato il Civico Museo di Storia Naturale in una nota “I suoi ambienti tipici sono boscaglie desertiche e coste rocciose in Medio Oriente. Introdotto nel sud della Spagna, fino a qualche tempo fa non viveva più a nord delle coste mediterranee di Roma e Spalato. A Trieste è arrivato con ogni probabilità con i traffici portuali”. Tuttavia, viste le temperature insolite dello scorso inverno, durante il quale non si sono mai registrate vere e proprie gelate sono probabilmente riuscite a sopravvivere tanto che a oggi sono presenti in città di almeno 4 popolazioni.

Come i calabroni europei, anche i Calabroni Orientale sono di norma tranquilli ma possono diventare aggressivi, specie se in prossimità dei favi che è meglio non stuzzicare. Il veleno iniettato con il pungiglione non differisce molto da quello di vespe e calabroni europei, tuttavia sembra sia leggermente più doloroso poiché contiene una maggior percentuale di acetilcolina. Alcuni studi confermano che questo insetto è particolarmente legato alla luce solare da cui riesce a ricavare energia metabolica “è uno dei pochissimi animali che, come le piante, riesce direttamente a produrre energia sfruttando la luce solare. Per questo vola di preferenza nelle ore centrali della giornata, anche in giorni caldissimi”.

Il Calabrone Orientale si ciba, tra le altre cose, anche di Api da miele, non una buona notizia quindi per gli apicoltori essendo che questo insetto provoca gravi danni agli alveari, riuscendo talvolta a saccheggiare anche intere arnie. Il Museo di Storia Naturale invita i cittadini a stare attenti perchè potrebbe essere facilmente confuso con alcune specie di insetti locali utili o innocui, quindi per preservare la  biodiversità è meglio segnalare eventuali avvistamenti, inviando foto all’indirizza di posta: [email protected] o portando eventuali animali trovati morti al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste di Via Tominz 4. Le segnalazioni dei cittadini sono importanti per il monitoraggio e la gestione di questa specie.

Il Museo Civico di Storia Naturale ha in programma un incontro pubblico per conoscere questo nuovo abitante della città mercoledì 16 ottobre alle ore 18, ma ricordiamo anche che opportune informazioni verranno date (e raccolte) già nello stand del Museo presente nei prossimi giorni in piazza dell’Unità nell’ambito della rassegna scientifica “Next”.

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