“Fridays For future”: il diritto al futuro. La voce di Trieste

13.09.2019 – 08.45 – Era il 20 agosto 2018, un venerdì, quando una giovanissima e appena quindicenne Greta Thunberg, munita di cartello riportante la scritta “Skolstrejk för klimatet”, scioperava da scuola e sedeva in segno di protesta davanti al Riksdagil parlamento svedese a Stoccolma, dove rimase seduta ogni giorno durante l’orario scolastico fino alle elezioni legislative del 9 settembre 2018, dopo le quali continuò a manifestare ogni venerdì. A distanza di un anno, Greta, divenuta simbolo della lotta contro gli ormai sempre più evidenti ed allarmanti cambiamenti climatici, è divenuta anche portavoce di un’intera generazione, quella dei giovani, che si è voluta – o dovuta – fare carico di un problema a cui il mondo degli “adulti” ed in particolare della politica era e, forse, continua ad essere sordo. A distanza di meno di un anno, l’iniziativa della giovane Greta è divenuta virale e si è tramuta in un vero e proprio movimento studentesco internazionale, il “Fridays For Future“: l’inizio di una vera e propria rivoluzione pacifica che “si ripropone di divenire, sino dal principio, un movimento di massa che coinvolga l’intera popolazione e che crede nella collaborazione intergenerazionale.” Come spiega Laura Zorzini, referente di “Fridays For Future Trieste“. Ad essere denunciata da parte del movimento ormai divenuto globale e presente in tutti i continenti, “una politica ed un sistema economico e sociale, che non risponde e non tratta dei cambiamenti climatici”.

Laura, quando arriva il movimento in Italia e a Trieste?

“Qui in Italia arriva a gennaio del 2019, con i primi ragazzi che scendono in piazza il venerdì muniti di cartelli. Ad aver aderito al movimento sono state varie città, compresa Trieste che è stata tra le prime. Il nostro gruppo e in generale i gruppi in tutto il paese si sono formati ufficialmente a febbraio per organizzare la manifestazione per il primo sciopero globale per il clima avvenuto il 15 marzo del 2019. E’ stato un successo in tutta Italia, dove vi è stata la maggiore partecipazione rispetto a tutti gli altri paesi del mondo, con quasi 500.000 persone.”

E’ un movimento che si definisce totalmente apartitico ma al contempo politico. Cosa significa?

“Si tratta di un movimento politico perché agisce nel contesto della polis, quindi della città, e tratta tematiche che effettivamente devono essere affrontate dalla politica. Inoltre, riprendendo il concetto antico di democrazia ateniese, l’idea è di tornare nelle piazze e nelle strade che sono in un certo senso la nostra sede. Il movimento è tuttavia apartitico sia per una questione di indipendenza ed autonomia, ma soprattutto perché vogliamo coinvolgere l’intera cittadinanza a prescindere da che cosa vota e dal colore del partito di appartenenza: abbiamo bisogno della collaborazione di tutti e infatti stiamo creando sia a livello locale, nazionale ed internazionale, una rete di associazioni, comitati e collettivi, chiunque abbia piacere di aderire alla nostra causa; ci troviamo in una situazione di collasso climatico e di emergenza che riguarda tutti e quindi crediamo che debba essere una questione interpartitica.”

Quali sono stati gli appuntamenti più importanti fino ad ora?

Photo by Jack Taylor

“Noi ci siamo attivati a livello locale con molte iniziative: presidi, conferenze, flashmob, workshop. Le movimentazioni globali invece si sono svolte il 24 maggio, giornata dedicata al secondo sciopero globale per il clima. Quest’estate inoltre c’è stato un evento molto importante per noi, lo SMILE – Summer Meeting in Lausanne Europe, un incontro svoltosi dal 4 al 10 agosto, che ha visto partecipare 450 ragazzi provenienti da 38 paesi diversi; era il primo meeting ufficiale di una serie di vertici che abbiamo intenzione di creare, ce ne saranno infatti altri due nei mesi di gennaio e giugno. Noi come delegazione italiana siamo stati selezionati in trenta, avevamo inoltre pensato già da un po’ di candidare una città italiana e dopo numerose ricerche, in base ai collegamenti soprattutto ferroviari, abbiamo selezionato Torino con l’appoggio anche da parte dell’Università pubblica.”

Quali sono invece i prossimi appuntamenti in programma?

“Ci stiamo preparando per il terzo sciopero globale di Fridays For Future, che si svolgerà il 27 settembre e adesso in particolare stiamo preparando la “Climate Action Week”, che si svolgerà in tutto il mondo dal 20 al 27 settembre. In particolare in Friuli Venezia Giulia abbiamo deciso di organizzarla unendo le tre città attive – Trieste, Pordenone, Udine – e organizzando insieme un’intera settimana di eventi sul tema. Dal 2 al 6 ottobre invece, a Napoli si terrà la seconda assemblea nazionale costituente di Fridays For Future Italia: ci saranno le prime due giornate di workshop dedicate a tutti – persone esterne ed attivisti – una vera e propria scuola per formarsi in merito alle tematiche trattate. Le giornate del 5 e del 6, a cui parteciperanno i referenti, saranno invece dedicate alla strutturazione e al confronto tra le varie città: saranno raccolti i pareri delle assemblee locali, che verranno portati all’assemblea nazionale, le cui considerazioni verranno a loro volta riportate a quelle locali. Sarà inoltre possibile seguire i lavori tramite la diretta streaming. Infine, dal 7 al 14 ottobre parteciperemo alla settimana di ribellione di Extinction Rebellion a Roma, un movimento con cui ormai siamo diventati quasi un tutt’uno e di cui stiamo fondando anche il gruppo regionale.”

Chi partecipa al movimento?

“Oltre ai numerosi movimenti ed associazioni che hanno le nostre stesse idee e che già aderiscono all’iniziativa, a livello di partecipazione siamo principalmente giovani; qui a Trieste in particolare, siamo già oltre la media italiana perché siamo principalmente universitari. Crediamo molto alla forza di tanta gente che si unisce per portare in piazza delle richieste concrete e a tal proposito stiamo lavorando anche con degli esperti già da mesi organizzando conferenze e incontri, proprio perché riconosciamo la nostra inesperienza in quanto ragazze e ragazzi, e c’è quindi anche il bisogno di avere un background culturale riguardo alle tematiche legate all’ambientalismo.”

Il movimento nasce come studentesco. C’è una partecipazione anche da parte degli insegnanti?

“In quanto ragazzi abbiamo bisogno dei nostri educatori ai quali chiediamo di portare i progetti di educazione ambientale all’interno delle scuole di tutti i gradi, perché crediamo molto nella formazione scolastica: noi abbiamo già preparato i curricula che durano per tutti e cinque gli anni e a cui alcune scuole hanno già aderito. Inoltre, ho creato anche a Trieste, assieme ad un professore, il movimento “Teachers for Future” aperto agli insegnanti di qualunque ordine e grado e anche agli educatori, che vorremmo estendere anche a livello regionale: è un’iniziativa che nasce a Napoli e che si è sviluppata per il momento in Campania, in Veneto e a Pisa. Quello che chiediamo è di supportarci diffondendo il movimento all’interno della propria scuola organizzando incontri e assemblee, e facilitandoci l’ingresso negli istituti. Naturalmente, per chi se la sente, il nostro invito agli insegnanti è anche quello di avere il coraggio di invitare gli studenti a scioperare nella giornata del 27 settembre.”

A livello strutturale, come è organizzato il movimento?

“Siamo un movimento orizzontale e ci teniamo molto a questa forma democratica in cui tutti hanno lo stesso valore. Ovviamente a livello organizzativo è necessario darci degli strumenti e ci siamo quindi suddivisi in gruppi di lavoro a livello nazionale: il “gruppo struttura” che si occupa di migliorare appunto la struttura, il gruppo che si occupa del videomaking ed il gruppo che si occupa della revisione di articoli scientifici. Abbiamo poi uno o due referenti per città; qui a Trieste al momento ci sono solo io. Questa dei referenti è però una nostra organizzazione interna, a livello nazionale non esistono dei portavoce ufficiali, lo divengono le persone che sono più attive all’interno del movimento.”

Che cos’è la “Dichiarazione di emergenza climatica ecologica ambientale e della biodiversità”?

“Per arrivare ad un vero punto di svolta attraverso delle richieste precise, sia a livello nazionale che locale, stiamo formulando la “Dichiarazione” raccogliendo le proposte dei cittadini per i quali abbiamo organizzato vari incontri, proprio perché ci teniamo a essere più inclusivi possibile. La Dichiarazione inoltre, è un discorso che stiamo portando avanti anche a livello regionale: in questi giorni inizieremo anche una petizione di raccolta firme che porteremo a tutti i nostri eventi e presidi. Non vogliamo che sia solo una dichiarazione di intenti ma un impegno da parte del consiglio comunale intero di adempiere alle nostre richieste. Ogni città sta portando avanti nelle varie assemblee locali e regionali la propria dichiarazione, ciascuna in base alla propria territorialità, e nel complesso sono 26 i comuni che attualmente ci sono già riusciti.”

Quali sono quindi gli obiettivi?

“Possiamo suddividere le richieste in tre grandi macroaree. La prima è quella della mobilità sostenibile dove chiediamo da una parte che i trasporti pubblici siano gratuiti per tutta la cittadinanza sia a livello cittadino che regionale, spostando ad esempio gli incentivi che la Regione ha stanziato per le agevolazioni sull’acquisto di auto elettriche – che tuttavia a causa dei materiali che ne compongono la batteria non è affatto sostenibile, in particolare dal punto di vista sociale – e richiediamo anche un’intensificazione del servizio. L’altro grande filone è quello delle piste ciclabili: è un discorso che si estende anche a livello regionale, perché potremmo essere teoricamente collegati con l’Austria, tramite la Ciclovia Alpeadria, ma nel caso di Trieste ci sono ancora dei punti che non permettono alla città di esserne collegata. Infine, c’è il discorso della pedonalizzazione di alcune aree: Trieste ne ha già qualcuna, ma sarebbe il caso di crearne di ulteriori. Il secondo tema è quello dello smaltimento dei rifiuti ed in particolare della raccolta differenziata, dello stoccaggio e dell’imballaggio: qui a Trieste abbiamo l’inceneritore che è molto nocivo perché provoca dei danni alla salute dei cittadini. Attualmente ci sono delle infiltrazioni da parte delle ecomafie ed agromafie anche qui in regione e con l’associazione Libera stiamo elaborando dei report al riguardo, collaborando con loro su questo aspetto perché vogliamo una gestione dei rifiuti che sia trasparente. Inoltre, chiediamo al singolo cittadino non solo di riciclare ma, prima ancora, di ridurre il più possibile i rifiuti.
Infine la terza macroarea, è quella dell’efficientamento energetico delle abitazioni ed il passaggio alle energie rinnovabili che sono ormai l’unica possibilità che ci rimane, perché i combustibili fossili ci stanno portando alla catastrofe.
Quindi le nostre richieste sia a livello locale, regionale e nazionale sono di diminuire,  dimezzare e di azzerare entro il 2025 le emissioni di anidride carbonica e di gas climalteranti.

Avete avuto qualche riscontro da parte delle istituzioni?

“A livello locale sia con il Comune che con la Regione stiamo avendo molte difficoltà nei rapporti, non c’è questa sensibilità né da parte della maggioranza né da parte dell’opposizione: a parole sono tutti molto ben disposti nei nostri confronti però nei fatti non c’è nessuno pronto ad accettare le nostre richieste e a sottoscriverle. L’Università invece, con il rettore precedente, era molto sensibile alla tematica dei cambiamenti climatici, e anche alcuni singoli professori delle facoltà scientifiche vengono volentieri a parlare sia in piazza che nei cicli di conferenze; con il nuovo rettore stiamo però avendo qualche difficoltà in più. Abbiamo invece avuto il pieno appoggio da parte delle istituzioni scientifiche del territorio che hanno una visione molto aperta e molto istituzionale, e questo ci offre delle risorse fondamentali.”

A livello locale, qual è la vostra posizione in merito alla questione ferriera? Quale potrebbe essere una possibile soluzione?

“Noi non diciamo che debba chiudere, perché la ghisa serve, ma crediamo in una sua riconversione, e quindi che possa produrre in maniera ecosostenibile, che non significa far diminuire i posti di lavoro o chiuderla: ci sono già dei piani formulati da diversi ingegneri che se ne occupano ormai da anni che permetterebbero di coinvolgere gli stessi operai nel percorso di riqualificazione, andando a creare molti posti di lavoro in più. Ci sono degli studi medici che ci dicono che le malattie respiratorie sono aumentate del 40% a causa della ferriera a Trieste.”

Il solo utilizzo delle energie rinnovabili, attualmente, sembra non sia sufficiente per coprire l’intero fabbisogno energetico dell’umanità. Il nucleare pulito potrebbe essere un’alternativa?

“Siamo contrari all’energia nucleare per la pericolosità degli impianti in quanto tra i temi a noi cari vi è ovviamente anche quello della salute. Crediamo invece nelle energie rinnovabili naturali – sole, acqua e vento. Attualmente l’energia del fotovoltaico copre circa il 30% del nostro fabbisogno energetico come unità: si tratta purtroppo di una lotta contro il tempo, gli scienziati ci parlano di undici anni ed ultimamente di questi diciotto mesi come quelli cruciali. La nostra tattica ed il percorso che cerchiamo di affrontare è di portare la popolazione da una situazione di pessimismo disinformato, in cui le persone non sanno nulla della tematica e non vogliono avvicinarsi, ad una situazione di pessimismo informato, in cui ci si rende conto che ci troviamo in una situazione di grossa emergenza.”

Dicendo di no a qualsiasi tipo di intervento ritenuto invasivo a livello ambientale, come ad esempio la questione del NO TAV, non si rischia di arrivare ad una decrescita?

“Il mito della decrescita felice non è solo un mito, si tratta di grandi opere che vanno a deturpare il territorio anziché ridare linfa vitale e portare ad un’economia sana. Creando un’economia ecosostebile si vanno a creare molti più posti di lavoro rispetto a quelli attuali; le grandi opere portano ad un’economia che si basa esclusivamente su una logica di profitto immediato nelle tasche di poche persone, senza un minimo di lungimiranza. Gli studi ci dicono che con la riconversione e l’utilizzo dei territori in maniera ecostosenibile per un economia sostenibile, cioè secondo un modello non consumistico, si passerebbe per un periodo di transizione in cui il Pil rimane stabile per poi ricominciare a crescere nel momento in cui la transizione giunge ad un periodo di produttività.”

Nel caso delle proteste per gli incendi in Amazzonia è stata sollevata l’ipotesi che si trattasse piuttosto di una protesta politica contro il governo di Bolsonaro. Non c’è quindi un rischio effettivo di strumentalizzazione del movimento?

“Il rischio di strumentalizzazione c’è sempre ed è per questo che ci teniamo a tenere fuori i partiti politici. Per quanto riguarda il discorso di Bolsonaro, noi protestiamo contro le politiche del suo governo in ambito ambientale e delle quali è responsabile. Inoltre, ci sono purtroppo delle prove che alcuni degli attivisti climatici sono morti solo perché hanno avuto il coraggio di denunciare: noi quindi denunciamo chi reprime chi ha il coraggio di ribellarsi a queste situazioni e ci opponiamo a politiche scellerate rispetto alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della vita sulla Terra.”

Il prossimo sciopero globale si svolgerà il 27 settembre: qual è il programma?

“Ci sarà inizialmente un corteo al mattino a cui seguiranno una serie di interventi, anche musicali, in piazza della Borsa. Inoltre, ogni venerdì, alle ore 17.00, siamo in Piazza Unità.”

[Laura Zorzini: ventiquattro anni, si diploma al Liceo Petrarca e prosegue gli studi all’Università di Trieste dove è attualmente iscritta al corso di laurea triennale in psicologia.
Referente del gruppo Fridays For Future Trieste, fa parte anche del gruppo organizzativo regionale, nazionale ed europeo. A livello nazionale inoltre, fa parte della redazione che si occupa della pubblicazione sui Social Media del movimento e della redazione del Fatto Quotidiano, il quale ha concesso uno spazio settimanale per la pubblicazione di articoli sul tema ambientale. Fa parte inoltre di diverse associazioni e gruppi ambientalisti quali Legambiente, Trieste senza sprechi ed Extinction Rebellion.]