Il porto di Trieste e l’Ungheria, un interesse commerciale strategico e comune

11.08.2019 – 15.25 – “Trieste, una combinazione di fattori geografici e storici l’ha resa una città unica. A causa dei diversi gruppi etnici che hanno vissuto nell’area, non è la tipica città italiana”. Così scrive, nel 1898, Giovanni Giorgio Bartolomeo, o, nel rispetto della sua nazionalità e lingua natia, John George Bartholomew, cartografo britannico chiamato “il cartografo del re” o il “principe della cartografia”, non solo per gli incarichi speciali ma per la peculiarità del suo fregiarsi di un’onorificenza reale.

La presenza dei sudditi della regina Vittoria a Trieste non era affatto inconsueta, e ancor più comune, naturalmente, vista l’appartenenza all’Impero, era incontrarvi uomini d’affari e ufficiali ungheresi. Trascorso ormai un secolo da quando le sorti della Prima Guerra Mondiale avevano allontanato le due nazioni, il colloquio fra l’Italia e l’Ungheria con Trieste come protagonista ha ripreso a essere molto frequente e ricco di contenuti di reciproco interesse, e nei giorni scorsi Tamas Menczer, sottosegretario proprio presso il ministero del Commercio e Affari Esteri ungherese, ha chiarito che l’acquisto di aree nel porto di Trieste attraverso contratti con società private, nello specifico non con l’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico ma con Teseco e Seastock alle quali i lotti già appartengono, è di importanza strategica per l’economia della nazione. Da qui la conferma della realizzazione di un’area portuale a Trieste in grado di consentire all’Ungheria, e al suo export, l’uscita marittima entro 24 ore.

Torna reale quindi la visione di una Trieste come porto principale per l’Austria e l’Ungheria: volgendo di nuovo lo sguardo ai tempi che furono, e che spiegano meglio l’oggi, il completamento della principale tratta ferroviaria dell’Impero, la Vienna-Trieste, risale al 1857: un asset di enorme valore per il commercio e, a suo tempo, l’approvvigionamento di carbone. Proprio la presenza dell’infrastruttura ferroviaria che aveva reso Trieste il centro commerciale dell’Impero Austro-Ungarico, con il Lloyd Austriaco forza motrice della città e le sue sessanta navi, è uno dei motivi più rilevanti che spingono gli stati dell’Europa centrale, e come ben si sa, la Cina, a interessarsi alla città e allo sviluppo della sua infrastruttura e dei commerci marittimi. L’Ungheria ha deciso di identificare Trieste come suo terminal principale, punto d’inizio per i suoi export oltremare, creando una nuova base logistica portuale di 32 ettari: l’obiettivo ungherese è quello di poter condurre le spedizioni e le movimentazioni dal suo territorio nazionale – che dista comunque dalla nostra città, in termini di chilometri, l’equivalente di un viaggio a Milano – fino al mare, senza ostacoli, come ha sottolineato il ministro agli Affari Esteri e Commercio Péter Szijjártó; gli investimenti previsti, fra i 60 e i 100 milioni di euro, con un importante potenziamento proprio delle linee ferroviarie.
I numeri che motivano queste scelte? Nel giugno di quest’anno, l’Ungheria, che è considerata, fra le altre cose, la più preparata nell’area centro-europea all’acquisizione e utilizzo di nuove tecnologie e di Internet, e che vede il 70 per cento della sua popolazione ormai abituata a condurre transazioni e affari online rispetto a una media del 40 per cento negli altri paesi dell’area, ha avuto un bilancio positivo nel suo commercio estero di 556 milioni di euro, come pubblicato dal suo Ufficio Centrale di Statistica. Da qui l’importanza, per Trieste, di rimanere vicina al treno di sviluppo che i paesi a loro volta storicamente vicini alla città hanno avviato; un treno che guarda decisamente a est e alla Nuova Via della Seta, e che ha importanti fermate anche in Slovenia, nella vicinissima Capodistra. Per chiudere con una più leggera nota d’agosto in attesa di un settembre che certamente vedrà le attività portuali continuare in modo molto importante: la produzione di birra, dati Eurostat, in Ungheria è aumentata, lo scorso anno, dell’11 per cento; battuta come crescita percentuale solo da un altro paese europeo: l’Italia, al 21 per cento.

[r.s.][foto: Péter Szijjártó con Zeno d’Agostino]