15.08.2019 – 12.34 – A tener banco nella giornata di ferie per eccellenza ci pensa la Ferriera di Servola; in primo piano infatti la possibilità di un reale avvio, dopo più di un ventennio di proteste, promesse, incontri e dibattiti, programmi politici di entrambi gli schieramenti non seguiti però da azioni decisive, della dismissione dell’area a caldo dello stabilimento Siderurgica Triestina, controllato da Arvedi. Complice l’avvio di procedure di stima, da parte dell’Autorità di Sistema Portuale, dei terreni sull’area di Servola. Stime e possibilità di riqualificazione che hanno aperto, quest’anno, un cassetto dentro al quale c’era un sogno, e non sorprendono: l’obiettivo possibile, l’espansione dell’infrastruttura ferroviaria e portuale a seguito degli accordi con la Cina e degli investimenti per la Nuova Via della Seta, è già stato annunciato e confermato, e si era già detto solo poco tempo fa che ciò che nessuno aveva potuto o voluto, per motivi politici ed economici, fare in casa, avrebbe avuto la possibilità di trasformarsi finalmente in realtà grazie proprio al denaro e all’interesse esteri: chiudere la parte anacronistica e obsoleta dell’ottocentesca Ferriera era, ed è un problema che oltre a quello ambientale aveva almeno altri due componenti, quello economico – considerati gli enormi investimenti da fare, anche in tema di bonifica – e quello politico, visti gli interessi industriali e le ricadute occupazionali derivanti da una chiusura. Ora, con gli investimenti sia cinesi sia di altri paesi europei, chiudere gli altoforni diventa possibile; e, quando si mettono in moto, queste azioni procedono veloci, perché gli obiettivi e le aziende non gradiscono nebbia, incertezza e ritardi. Da qui anche l’accesso confronto di queste ore proprio sul piano della politica regionale fra Andrea Ussai del Movimento 5 Stelle, che accusa la Regione Friuli Venezia Giulia di passività e di aver lasciato l’iniziativa all’Autorità Portuale e ai privati, e l’assessore Scoccimarro, che ipotizza una soluzione avente proprio nell’Autorità Portuale guidata da Zeno D’Agostino il braccio operativo dell’operazione – soluzione che permetterebbe di chiedere fondi destinati alla bonifica al Ministero per l’Ambiente, mantenendo pubblica l’area. L’area pubblica già bonificata potrebbe essere un’attrattiva per gli investitori, che si troverebbero con una difficoltà e una voce di spesa in meno da affrontare e di notevole rilevanza.
La chiusura dell’area a caldo della Ferriera si porterebbe dietro anche la perdita di 450 posti di lavoro, difficilmente riqualificabili nell’immediato in area logistica, fin quando perlomeno lavori di effettiva dismissione e bonifica non dovessero avere inizio. E con in prospettiva un futuro nel quale la logistica stessa, che va, come tecnologia, verso il 2030, vedrà sensibilmente calare la necessità di manodopera meno specializzata. Martedì prossimo, 20 agosto, è in programma l’incontro fra il governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e le categorie dei metalmeccanici: la partita per una Trieste con un cielo senza colonne rosse di polvere sembra però, questa volta, aver ricevuto il fischio d’inizio: come finirà, lo vedremo, dipenderà dalle squadre in gioco e dai loro sponsor: ‘chiusura vicina’ era già stato il titolo dei giornali di sette anni fa. L’arbitro in campo che c’è oggi, però, è venuto dall’Oriente, con un treno carico di doni, e i guardialinee dall’Europa.
[r.s.]


