10.08.2019 – 17.28 – Dopo le notizie sulle accuse di evasione al popolarissimo portale Booking.com, l’affitto breve di appartamenti, stanze, mansarde sia in località turistiche che in centri storici e zone ‘di tendenza’ torna, vista la sua popolarità, al centro dell’attenzione a seguito della variazione delle normative. Booking, Airbnb e portali simili, oltre naturalmente alle pagine Facebook e ai siti di privati dedicati proprio alla gestione dell’affitto, hanno avuto enorme successo; è dovuto anche alle loro caratteristiche di immediatezza, semplicità d’uso sia per quanto riguarda la gestione delle prenotazioni che i pagamenti, e alla possibilità di far vedere a tutto il mondo quello che si vuole affittare. Regioni come il Friuli Venezia Giulia e città come Trieste stanno vivendo un forte incremento turistico, e allo stesso tempo c’è disponibilità di molte case di proprietà, spesso ereditate o messe a disposizione dalla famiglia ai figli; perché non cercare di farle fruttare, quindi, senza doverle necessariamente vendere in un momento in cui il mercato immobiliare non è favorevole. Di fronte a un fenomeno, quello degli affitti brevi, che di Internet ha preso appieno le caratteristiche di viralità, lo Stato ha scoperto, in materia legale e fiscale di essere impreparato, ed ha dovuto correre per recuperare il terreno.
Il Decreto Crescita, 34/2019, convertito poi in Legge 58, ha introdotto l’obbligo di censimento in una banca dati nazionale di tutte le strutture e gli immobili messi in locazione per un periodo breve, inferiore ai 30 giorni, con identificazione di un codice univoco. Sia i proprietari degli appartamenti e delle strutture messe in affitto su Internet, che gli intermediari immobiliari e anche i gestori dei siti proprio come Booking, Cleanbnb e Airbnb, sono obbligati a pubblicare questo codice di identificazione in tutte le comunicazioni che riguardano la promozione dell’offerta e di eventuali servizi correlati: le sanzioni previste non sono basse e vanno da 500 a 5 mila euro. E se non è la prima volta in cui si infrange la legge, il doppio: fino a 10 mila euro, una cifra più che sufficiente a scoraggiare chi pensa di affittare al turista una stanza della propria casa in maniera, diciamo così, ‘discreta’, o che ignora in buona fede la norma. I dati raccolti dall’Agenzia delle Entrate verranno resi disponibili a tutti i Comuni che hanno l’imposta di soggiorno, per gli accertamenti e gli adempimenti fiscali. Questa normativa non riguarda chi è intenzionato a creare un Bed and Breakfast: essi, infatti, seguono regole specifiche, ed è opportuno recarsi all’ufficio regionale competente per studiare i criteri previsti e ottemperare alle norme previste.
Il Decreto Sicurezza ha introdotto anche l’obbligo di comunicazione alla Questura delle informazioni sugli ospiti, cosa già prevista per gli alberghi, gli ostelli e le altre strutture nelle quali si può dormire; la comunicazione alla Questura va fatta sull’apposita sezione del sito della Polizia di Stato: immediatamente, per un soggiorno di poche ore o una sola notte, o entro le 24 ore successive in tutti gli altri casi. L’attuazione completa delle norme sugli affitti brevi avverrà proprio fra agosto e fine settembre, e le Regioni italiane sono ancora impegnate a normare; meglio non aspettare senza informarsi. Viste le sanzioni e i rischi, attenzione alle regole.
[r.s.]


