26.07.2019 – 11.55 – Il Porto di Trieste e Budapest, l’Italia e l’Ungheria: un rapporto sottotraccia, ma storicamente sempre molto vivo tra il porto principale dell’impero asburgico e la sua metà magiara, tradizionalmente dall’animo fiero e indipendente. Economia, dunque, ma anche musica e cultura. Per ricordare un tempo lontano, ma senza nostalgia, piuttosto con la consapevolezza di un futuro che recupera quest’eredità, che proprio dalla storia trae insegnamento per il presente. L’incontro “Trieste porto dell’Ungheria” avvenuto l’altro ieri, presso il Caffè Tommaseo, a cura del giovanissimo Nord Adriatico Magazine, ha analizzato problematiche e vantaggi della recente acquisizione da parte dell’Ungheria di un’area portuale triestina destinata a diventare “sea exit” dei prodotti magiari.
L’argomento, moderato dal direttore della rivista Silvio Maranzana, è stato discusso da Zeno D’Agostino, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale, che ha illustrato nei dettagli la genesi e i termini del preaccordo (tecnicamente si tratta di un “sales and purchase agreement”) siglato fra il governo ungherese e le società Teseco e Seastock per la futura realizzazione di un terminal multi-purpose di 318 mila metri quadri direttamente sul mare nell’area ex Aquila. “Agreement “che troverà il suo perfezionamento molto probabilmente nel mese di ottobre con il passaggio dell’area nelle mani della società pubblica ungherese creata ad hoc, che darà così il via ai lavori per la realizzazione del terminal destinato alla logistica e al commercio estero del Paese magiaro.
Il presidente Zeno D’Agostino ha poi fatto notare come più si moltiplicano gli investimenti, a partire dagli interessi della Cina nell’area, più aumenta il “valore” del Porto: com’è naturale, tanto più si parla del porto triestino, quanto più aumentano le possibilità d’investimenti, a prescindere che gli accordi vengano conclusi o meno. Novità poi rilevante, sotto il profilo tecnologico, l’introduzione ad opera della ditta Saipem di un’area per droni subacquei, davanti alla diga del Porto Vecchio. Un’area di sperimentazione, dove “testare” i robot per i lavori sottomarini. È stato poi illustrato il tema dei progetti in essere per lo sviluppo e la riorganizzazione dei collegamenti ferroviari al servizio del porto e del retroterra europeo, in particolare con la stazione di Aquilinia destinata a diventare in un primo momento la stazione di riferimento della terminal ungherse.
Adriano Papo, già professore presso l’Università degli Studi di Udine e membro estero della Società Internazionale di Studi Ungheresi, che si è soffermato invece sui legami e gli aspetti storici del rapporto che lega Trieste e la Venezia Giulia al paese magiaro che risalgono addirittura all’inizio del 1400.
Il complesso degli archi del Friuli e del Veneto, diretto dal maestro Guido Freschi, ha fine fatto da colonna sonora all’evento, con musiche di Brahms, Bertok e Vivaldi, mentre gli attori Giuliano Zannier e Giuliana Artico hanno fatto rivivere le atmosfere dell’epoca asburgica con una deliziosa lettura scenica a due voci tratta da testi su Sissi e la recitazione di alcune poesie di autori ungheresi.


