30.07.2019 – 12.10 – Riqualificare Barcola: spesso se n’è parlato, più spesso fantasticato. Rendere il lungomare cittadino una “spiaggia” a tutti gli effetti è un sogno che da lungo tempo sfiora la mente di molti triestini, ma un progetto del genere potrebbe essere davvero realizzabile? Questo il tema discusso nell’ambito dell’incontro conviviale dal titolo “Un progetto per Barcola. Futura Costa Azzurra?” svoltosi nella giornata di giovedì 18 luglio, al Savoia Excelsior Palace e organizzato dal Rotary Club Trieste, branca italiana della nota associazione Rotary International, l’organizzazione internazionale di servizio al mondo, operativa anche a livello locale in numerose attività di service. A condurre l’incontro sono stati i due soci del Rotary Club Trieste, Giacomo Borruso e Antonio Brambati, uno dei massimi esperti internazionali nello studio della creazione di litorali e spiagge, nonché – ora ex – professore ordinario di sedimentologia all’Università degli Studi di Trieste presso la facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, precedentemente direttore del dipartimento di Scienze geologiche e del Museo dell’Antartide e Presidente dell’OGS – Osservatorio Geofisico Sperimentale e del Laboratorio di biologia marina di Trieste.
Fulcro dell’incontro è stato il progetto di riqualificazione del lungomare di Barcola ideato dallo stesso Antonio Brambati oltre vent’anni fa, nel 1997, sviluppato in seguito con il suo gruppo di ricerca e con l’aiuto ed il supporto di Giacomo Borruso, per quanto concerne gli aspetti tecnici inerenti alla viabilità e agli accessi, tra il 1998 ed il 2000, anno nel quale venne infine presentato. “Il progetto fu voluto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e promosso dalla direzione generale di trasporti e viabilità della Regione per risolvere un problema di viabilità di una strada che deve veicolare l’entrata e l’uscita a Trieste” – spiega Brambati – “Questo progetto consiste nel trasferire il ‘sistema spiaggia’ per un’estensione di 1500 metri (dalla pineta sino a subito dopo il CEDAS), e occupando per 50 metri la fascia marittima, liberando quindi la strada.” Oltre allo spostamento del cosiddetto “sistema spiaggia” il progetto formulato da Brambati vent’anni fa ed ora riaffiorato in superficie includerebbe anche la risoluzione dell’annoso problema parcheggi, attraverso la realizzazione di un parcheggio sotterraneo che permetterebbe di lasciare in superficie “pochi parcheggi mascherati rispetto alla strada, da una siepe piuttosto bassa.” Una necessità, questa, che era stata messa in luce e richiesta come condizione anche dallo stesso Comune di Trieste, del quale il progetto trovò ai tempi il pieno appoggio. “La condizione posta dal Comune era quella di creare almeno sessanta posti macchina, sarebbe inoltre prevista la creazione di una strada di servizio che ne permetterebbe l’ingresso: l’accesso per il turista o il cittadino avverrebbe poi attraverso un autobus che abbandonando la strada principale percorrerebbe appunto questa nuova strada.”
Un progetto sicuramente ambizioso, ma che permetterebbe la realizzazione anche a Trieste di una spiaggia degna di tale nome, senza considerare inoltre i benefici sulla viabilità per i quali questo progetto era inizialmente stato richiesto e concepito. Ma perché allora il progetto venne abbandonato? “Tutti volevano farlo” spiega Brambati “ma ad un certo punto, quando sono arrivati i soldi per completare la viabilità, si è preferito dare la priorità alla galleria di Cattinara che aveva maggiore urgenza. Francesco Russo riuscì poi a svincolare con un emendamento il Porto Vecchio, senza questo svincolo non sarebbe stato possibile tutto quello che sta succedendo adesso in quella zona.” Dal canto suo il progetto “è passato in sordina, ma mai morto.”
Il progetto di riqualificazione inoltre, è strettamente legato ad un discorso di “valorizzazione e di ricadute economiche” – prosegue il professore. “Si andrebbe ad ampliare il servizio, con una spiaggia che ospiterebbe fino a 3000 persone in contemporanea: ad un grosso aumento della disponibilità corrisponde chiaramente una ricaduta economica, le scelte poi spettano al Comune; se si vuole renderla a pagamento, darla in concessione o lasciarla libera.” Per quanto riguarda i costi, si tratterebbe di un investimento pari a 60/70 milioni di euro “30 per la struttura e altrettanti per vestirla. Ma ci sarebbe una valorizzazione nel tratto di costa ed una ricaduta nel suo utilizzo: una ricchezza che si mette a disposizione che crea ricchezza come indotto.” – Spiega Brambati, aggiungendo poi – “Il valore del capitale prodotto da questo intervento è superiore ai costi d’investimento: facendo un’analisi di tutte le spiagge d’Italia il valore capitale medio delle spiagge dell’alto Adriatico gravita attorno ai 3500 euro al mq.” Una possibilità, questa, che permette di concepire la realizzazione di un progetto sicuramente oneroso, in un’ottica di investimento e di guadagno che permetterebbe quindi di recuperare, sul lungo periodo, i soldi spesi.
Infine, per quanto concerne l’impatto ambientale che questo progetto potrebbe avere, Brambati spiega – “Si può fare tutto quello che si vuole con il buon senso. Come dicono i tibetani, quando si deve intervenire sull’ambiente ci vuole un bicchiere di scienza, un boccale di sapienza, una botte di buon senso, ed un oceano di prudenza.”








