Contrabbando di alcolici internazionale, evasi oltre 20 milioni di euro

12.07.2019 | 14.00 Contrabbando di oltre 5 milioni di litri di alcol, evaso il fisco per oltre 20 milioni di euro: la rete criminosa tocca anche il Friuli Venezia Giulia. In queste ore i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, con l’ausilio di numerosi altri Reparti territoriali della Guardia di Finanza stanno dando esecuzione a un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord per 25 misure cautelari personali nei confronti degli indagati nell’ambito delle operazioni di investigazione su un contrabbando di alcolici transnazionale denominata “Black Spirit”. Dall’attività investigativa è emerso che il gruppo ha operato fraudolentemente, tra il 2017–2018, nel settore dell’importazione e commercializzazione di prodotti alcolici, potendo contare anche su una fitta rete di soggetti compiacenti, tra cui i titolari di depositi fiscali e commerciali, con sede sia in Italia che all’estero.

L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord ha disposto la detenzione di 13 perone in carcere, 10 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, nonché il sequestro preventivo di beni, rapporti finanziari, partecipazioni societarie e complessi aziendali per circa 80 milioni di euro. Agli indagati, domiciliati in diverse località d’Italia, sono stati contestati a vario titolo i delitti di associazione per delinquere transnazionale, sottrazione all’accertamento ed al pagamento dell’accisa sull’alcol e sulle bevande alcoliche, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione , emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. In particolare,  le ordinanze sono state emesse a fronte delle gravi prove indiziarie emerse nei loro confronti che ne attestano il legame con il gruppo criminale transnazionale o, comunque, di averne agevolato l’attività illecita. La rete criminale aveva base nelle province di Napoli e Caserta e ramificazioni in diverse regioni del centro nord Italia in Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Veneto, nonché in territorio comunitario (Bulgaria, Slovacchia, Germania , Inghilterra, Olanda e Slovenia) ed extra U.E. (Azerbaijan e Serbia); il gruppo di malviventi era composto da 15 persone e al cui vertice si collocano 2 persone residenti nella provincia di Caserta ed Avellino.

Si stimata che l’evasione fiscale per aver inondato il mercato di oltre 4,3 milioni di litri di alcolici e super alcolici di contrabbando venduto in nero in Italia e in altri Paesi del Nord Europa, ammonti a oltre 20 milioni di euro. A seguito degli approfondimenti investigativi eseguiti dalle Fiamme Gialle del Nucleo di polizia economico finanziaria di Caserta che hanno permesso di raccogliere prove inconfutabili come intercettazioni telefoniche e ambientali, video riprese, acquisizioni documentali e indagini finanziarie. Il gruppo criminale cambiava modus operandi a seconda delle circostanze, 4 i diversi sistemi di frode utilizzati: false esportazioni verso Paesi extra-Ue grazie alla complicità di un funzionario doganale infedele, mentre la merce veniva in realtà destinata al mercato nero nazionale; duplice trasporto con medesimo documento di accompagnamento elettronico su cui veniva segnata una durata di viaggio superiore al necessario, per permettere al trasportatore di effettuare più trasporti oltre che giustificare il carico. Il deposito destinatario, ricevuto il primo carico attendeva l’arrivo del secondo prima di inviare la nota di avvenuto ricevimento alla dogana competente; chiusura fittizia dei documenti elettronici, depositi fiscali fittizi che provvedevano ad attestare falsamente la ricezione di ingenti quantitativi di prodotto alcolico trasportati altrove per essere poi destinati alla vendita in nero; infine l’utilizzo fraudolento della procedura di riserva, in questo caso l’operatore mittente attivava la procedura di riserva per tracciare il prodotto in caso di malfunzionamento del sistema telematico, facendo emettere un documento di accompagnamento cartaceo che, però, non veniva segnalato all’Ufficio delle Dogane, il quale serviva solo a dare una parvenza di legalità al carico in caso di controlli su strada da parte delle Forze di Polizia. A consegna avvenuta, il documento veniva distrutto e l’alcol poteva essere immesso in consumo senza lasciare alcuna traccia. L’indagine ha anche permesso di ricostruire i canali finanziari utilizzati per riciclare i notevolissimi proventi illeciti accumulati, fatti transitare sui conti di diverse società nella disponibilità dell’organizzazione , ma intestate formalmente a dei prestanome. Dalle investigazioni è anche emerso l’utilizzo di conti bancari a Malta e il riutilizzo di ingenti somme in contanti per investimenti immobiliari, ristrutturazioni di edifici e acquisti di beni di lusso tra cui diverse autovetture e uno yatch.

[C.S]

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